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Lamezia, Uil-Fpl: «Nostro dirigente imputato per diffamazione. Querela temeraria?»

Nota del sindacato dopo il decreto di citazione in giudizio per Bruno Ruberto. «L’intenzione è di inibire ab origine l’azione sindacale»

Pubblicato il: 25/03/2022 – 15:53
Lamezia, Uil-Fpl: «Nostro dirigente imputato per diffamazione. Querela temeraria?»

LAMEZIA TERME «La Segreteria Territoriale UIL-FPL Catanzaro esprime sostegno e vicinanza al dirigente sindacale Bruno Ruberto, raggiunto in questi giorni da un Decreto di citazione a giudizio della Procura della Repubblica di Lamezia Terme. L’amico e collega Bruno Ruberto, si vede imputato per il reato di diffamazione, sulla scorta di una querela presentata dall’ex Segretario Comunale del Comune di Lamezia Terme Pasquale Pupo, dovendo affrontare una iniziativa penale che si fonda su una espressa e puntuale azione sindacale in rappresentanza della UIL-FPL e nell’esercizio e nel ruolo ricoperto».

«Oltre ad unirci e condividere con la Segreteria Nazionale e Regionale la solidarietà manifestata pubblicamente ad un dirigente sindacale preparato, attento, determinato e leale come Bruno Ruberto, riteniamo urgente – si legge in una nota ufficiale firmata da Francesco Maltese, della segreteria Territoriale UIL-FPL Catanzaro – programmare e condividere con i vertici Regionali e Nazionali un incontro indifferibile con il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Lamezia Terme, Salvatore Curcio, affinché il procedimento attivato si possa concludere in tempi rapidi». «Conoscendo la particolare sensibilità e l’alto senso del dovere, efficienza e abnegazione dell’amico e compagno Bruno Ruberto, lo esortiamo – è scritto – a mantenere la determinazione e la pazienza che lo ha sempre contraddistinto in tutte le battaglie sindacali, che puntualmente gli hanno dato sempre ragione. Sapendo nei dettagli i fatti e le ragioni che a suo tempo hanno dato impulso alla querela, restiamo come sempre fiduciosi nel lavoro della Magistratura, ma esprimiamo la nostra preoccupazione per una potenziale oppressione del sacrosanto diritto di critica e libertà di manifestazione del pensiero, avendo rappresentato elementi oggettivi e argomenti inconfutabilmente funzionali alla costruzione del giudizio critico nella vicenda della maggiorazione dell’indennità di funzioni dell’ex Segretario Comunale, nell’interesse pubblico e nel diritto-dovere di denuncia». «Infatti, – si legge nella nota – solo dopo l’intervento della Uil-Fpl Catanzaro e l’insediamento dei rappresentanti dello Stato (Commissione Prefettizia), nel Comune di Lamezia Terme, sciolto tre volte per infiltrazioni mafiose, è stata ripristinata la legalità, la trasparenza e il rispetto delle previsioni regolamentari e legislative. Basta ricordare che il decreto del sindaco pro-tempore Mascaro, ha determinato la maggiorazione dell’indennità di posizione del Segretario Pupo in assenza di un preventivo parere di regolarità tecnica e contabile, oltre a valutare con il massimo del voto il Segretario Pupo per l’attività rogatoria che di fatto non svolgeva, creando un inaccettabile principio amministrativo non identificabile, per effetto del quale un segretario comunale può disattendere una formale regola organizzativa dell’Ente. I cittadini, le associazioni e le imprese del Comune di Lamezia Terme, dopo la denuncia sindacale di Bruno Ruberto, potranno e possono usufruire della funzione rogatoria del Segretario Comunale in materia di contratti, autentica, scritture private ed atti unilaterali, nel rispetto dell’art. 97 del t.u.e.l.». «Come, dopo l’avvicendamento del Segretario Pupo, la Commissione Prefettizia ha adottato tutti i Decreti con il preventivo e obbligatorio parere di regolarità tecnica e contabile. Non vogliamo essere maliziosi e tantomeno dubitiamo minimamente sull’azione della magistratura, ma sembrerebbe una querela alquanto temeraria per inibire ab origine l’azione sindacale, nell’intento di intimidire e censurare l’agibilità sindacale di Bruno Ruberto anche da lavoratore dipendente dell’Ente. Su questi principi, la Uil-Fpl difenderà, supporterà e sosterrà in ogni sede e grado di giudizio il proprio dirigente sindacale».

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