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l’intervista

La lotta all’inquinamento per (ri)dare il mare ai calabresi. Falvo: «Problema trascurato per troppo tempo»

Per il procuratore di Vibo l’operazione “Deep” «non è risolutiva, servono interventi strutturali, ma stiamo facendo tanto». E sui Comuni: «Molti non sono neanche collegati ai depuratori»

Pubblicato il: 26/03/2022 – 7:06
di Giorgio Curcio
La lotta all’inquinamento per (ri)dare il mare ai calabresi. Falvo: «Problema trascurato per troppo tempo»

LAMEZIA TERME Tutto era partito con l’annuncio di una nuova “mega task force”, una unione di intenti e soprattutto di forze per dare un segnale decisivo al contrasto dei reati ambientali e l’inquinamento del mare calabrese, soprattutto quello del versante tirrenico. In campo forze dell’ordine, esperti e soprattutto due Procure, quella di Lamezia Terme guidata da Salvatore Curcio e quella di Vibo Valentia, con a capo Camillo Falvo. 

L’operazione “Deep”

Un percorso tortuoso proprio perché mai battuto prima, non in quesi termini e su una scala così vasta. La ratifica poi dell’accordo con la stazione Anton Dohrn del professore Silvio Greco e quello con l’Arpacal guidata da Domenico Pappaterra ha fatto il resto, fino alla maxi operazione “Deep”, conclusa poco più di due giorni fa nelle province di Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia, su iniziativa del Comandante della Legione Carabinieri “Calabria”, Generale di Brigata Pietro Salsano. E i numeri ne certificano la portata: impiegati: 300 militari, 115 automezzi e un elicottero, in un’area di operazioni che ha interessato la fascia medio-costiera tirrenica dei territori delle 3 citate province per un totale di 208 km; controllati un centinaio di obiettivi, tra cui 58 siti di depurazione, 15 pompe di sollevamento nonché aree palustri e canali di scolo in prossimità della costa, con annesse attività produttive limitrofe.

«Speriamo di vedere un mare più pulito»

Un primo ma significativo risultato, dunque, ottenuto in pochi mesi e con un duplice obiettivo: porre un freno alla cattiva depurazione e restituire ai cittadini e ai turisti, in Calabria, un mare all’altezza del claim promozionali. E al Corriere della Calabria è proprio il procuratore di Vibo Valentia, Camillo Falvo, a commentare questo primo ma importantissimo traguardo. «È un’attività che va fatta così, in modo capillare, ma non è finita. Anche ieri abbiamo fatto un altro volo con la GdF di Lamezia e il professore Greco per cercare di capire dove si annidano i problemi della depurazione che sono davvero tanti». «L’impegno soprattutto nella fase repressiva è tantissimo, lo schieramento di forze altrettanto ma – ci spiega Falvo – non credo si possa parlare di operazione risolutiva anche perché non è sufficiente sequestrare i depuratori ma individuare quei posti in cui invece la depurazione non avviene affatto. Ma stiamo facendo tanto, stiamo comprendendo le cause, siamo a buon punto». «Servono però gli interventi strutturali, solo quelli potranno risolvere il problema. Speriamo però di vedere i primi risultati positivi già da questa estate e di vedere un mare più pulito». 

Lavorare in anticipo

A sorprendere sin da subito è stata la tempistica: concepire una programmazione nella stagione invernale, in netto anticipo dunque rispetto all’estate, è di per sé una novità quasi assoluta in Calabria, soprattutto se a “muoversi” per porre un freno ad un problema atavico e decennale sono stati due procuratori. «La nostra sfida era proprio questa – precisa il procuratore Falvo – ovvero cominciare l’attività già nella stagione invernale perché poi in estate è troppo tardi, a danno fatto non si possono risolvere i problemi dell’inquinamento del mare. Ovviamente l’individuazione della cause nel periodo invernale ci consente invece di poterci concentrare d’estate soprattutto sulle strutture turistiche». 

Le carenze “strutturali”

«Il lavoro che abbiamo iniziato è però molto più ampio e vasto, ed è volto a capire quali sono le carenze strutturali della depurazione. Ad esempio – spiega Falvo – ci sono tanti comuni che non sono neanche collegati ai depuratori, ci sono tante strutture che sversano direttamente lungo i corsi d’acqua con i liquami che arrivano direttamente a mare. C’è poi il problema dello smaltimento dei fanghi della depurazione e su questo è stata emessa l’ordinanza del presidente della Regione Calabria che ha impegnato risorse. Stiamo cercando di comprendere, e ci stiamo riuscendo, le cause ataviche perché questo problema è stato trascurato per troppo tempo, ma ora i nodi sono venuti al pettine e se non ci fosse stato questo intervento, quest’anno sarebbe stato ancora peggio dell’anno precedente». «Speriamo però – conclude il procuratore di Vibo Valentia – di riuscire a far comprendere a chi amministra soprattutto in che modo intervenire per risolvere definitivamente questo problema. E poi le varie operazioni che abbiamo fatto con le forze dell’ordine servono anche a far capire che ormai non conviene, abbiamo compreso e individuato le strutture da verificare e le verificheremo tutte». (redazione@corrierecal.it)

Le puntate della nostra inchiesta sulla depurazione

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2. Centinaia di milioni per ripulire il mare e la task force cancellata dalla Regione. La nebulosa della maladepurazione
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4. Impianti dimenticati e interventi rifinanziati. Il caos della depurazione è (anche) nella destinazione dei fondi
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