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Impianti dimenticati e interventi rifinanziati. Il caos della depurazione è (anche) nella destinazione dei fondi

Il piano presentato dalla Regione ha qualche punto oscuro. Per lavori già previsti in project financing vengono previste nuove cifre consistenti. Mentre alcuni impianti sequestrati sono esclusi dal…

Pubblicato il: 21/08/2021 – 14:13
di Pablo Petrasso
Impianti dimenticati e interventi rifinanziati. Il caos della depurazione è (anche) nella destinazione dei fondi

LAMEZIA TERME Il nuovo corso della depurazione in Calabria è stato annunciato nel mese di luglio mentre iniziava una delle estati peggiori degli ultimi anni in quanto a condizioni del mare. È complicato inseguire il rosario delle segnalazioni quotidiane. Ragionando sui documenti, però, è possibile individuare emergenze presenti e in prospettiva (ve lo abbiamo raccontato qui) e i punti di discontinuità rispetto al recente passato. L’azzeramento, nell’aprile 2020 della task force che vigilava sugli impianti è uno di essi. «È stato come tornare indietro di anni rispetto al lavoro svolto», ci dice un tecnico che chiede l’anonimato. Le foto racconte soprattutto lungo la costa tirrenica cosentina, nel Lametino e in alcuni tratti del Vibonese (soprattutto a Nicotera) sembrano dargli ragione. Sulle responsabilità indagano almeno tre Procure calabresi: Vibo e Lamezia, con i procuratori Camillo Falvo e Salvatore Curcio, hanno istituito un gruppo di lavoro per un’inchiesta a largo raggio; la Procura di Paola, guidata da Pier Paolo Bruni ha chiuso un fascicolo nel quale si dà conto delle presunte illegittimità nella gestione dei fanghi nell’area dell’Alto Tirreno. Mentre le indagini continuano, la burocrazia lavora per predisporre gli interventi presentati alla Cittadella regionale dall’assessore all’Ambiente Sergio De Caprio. Progetti per più di 150 Comuni che, analizzati nello specifico, permettono di sollevare più di qualche domanda.

Cinque foto del 19 agosto in diversi tratti della costa tirrenica cosentina: stesso risultato

Pochi interventi nel Reggino e un conflitto di competenze

«Si tratta – ha detto l’assessore – di progettazioni fatte dai territori, non imposte dall’autorità. Sono quasi tutti interventi di circa 500mila euro che saranno realizzati in un anno. Siamo intervenuti anche su aree che erano sprovviste di depurazione, come Cutro, Carolei, San Vincenzo La Costa». Dal quadro degli ultimi interventi presentati è possibile rilevare qualche sproporzione: i lavori previsti in provincia di Reggio Calabria nel primo blocco da 67 milioni sono soltanto 18, la maggior parte dei quali dell’importo di 100mila euro. Questo nonostante la Città metropolitana presenti circa 400 chilometri di costa e presenti problemi noti. Sia sulla Jonica, tra Monasterace e Melito, che nelle aree interne, in cui figurano molti impianti comunali sequestrati dalla magistratura. Sono molti, invece, i finanziamenti riservati alle province di Vibo Valentia e Cosenza: molti si aggirano tra 450mila e 500mila euro e si occuperanno di «riefficientamento fognario» o del «riefficientamento dell’impianto di depurazione». Sono, come dicevamo, le aree di maggiore crisi. Ma le logiche di alcune assegnazioni sfuggono: ci sono interventi sovrapposti a finanziamenti già decisi in passato e altri, più urgenti, ignorati.
Compaiono, tanto per fare un esempio, Comuni che non risultano in procedura di infrazione (che, dunque, nella scala delle priorità verrebbero dopo) per i quali buona parte degli interventi previsti presenta gli stessi titoli e la stessa somma. C’è anche un potenziale conflitto di competenze: i lavori previsti, in molti casi, erano già finanziati in un vecchio Accordo di Programma Quadro (Apq). Alcuni sono stati contrattualizzati e sono in corso, altri sono stati affidati alle cure del commissario unico per la depurazione Maurizio Giugni. È proprio Giugni ad aver ereditato la maggior parte dei programmi di project financing che ricadono nell’Apq e per essi il commissario ha manifestato l’esigenza di rimpinguare con denaro pubblico la parte prevista a carico del privato (è il cuore del project financing: il privato finanzia parte dell’intervento e poi ottiene la gestione del sistema). Succede per i progetti previsti a Jonadi, Pizzo, Acri, Reggio Calabria, Corigliano Rossano. Nella nuova programmazione, in effetti, non ci sono indicazioni sugli ultimi tre centri, mentre per Jonadi e Pizzo compaiono finanziamenti specifici. Il rischio è quello della confusione amministrativa. Da un lato il Commissario chiede a ministero e Regione fondi in più, dall’altro la programmazione interviene sovrapponendosi alle competenze del commissario. Non sembra il modo migliore per riordinare un sistema già complicato.

Finanziati anche se non sono in procedura di infrazione

Tra i progetti presentati alla Cittadella sono inclusi anche quelli per i comuni di Buonvicino (450mila euro per “Ottimizzazione della rete fognaria”), Diamante (450mila euro per “interventi di adeguamento impianti di depurazione”), Grisolia (250mila euro per “riefficientamento rete fognaria” e Maierà (300mila euro per “riefficientamento rete fognaria”). Nessuno dei quattro centri è in procedura di infrazione. Tutti e tre però sono inclusi nell’agglomerato di Santa Maria del Cedro, del quale fa parte anche il comune di Orsomarso (già finanziato nel 2018 perché soggetto a procedura di infrazione e oggi rifinanziato con 500mila euro). Quello di Santa Maria del Cedro è un project financing contrattualizzato e in corso di attuazione. Perché, dunque, finanziare singolarmente i comuni che non risultano soggetti a infrazione? È un intervento concertato con il commissario unico o un (altro) esempio di confusione amministrativa?

E grandi assenti

Accanto a interventi (forse) rifinanziati e denari assegnati senza troppo badare alle priorità, ci sono alcuni grandi assenti. Si tratta di impianti che, senza adeguamenti strutturali, rischiano di presentare grossi problemi, perché potrebbero non garantire adeguata copertura fognaria e depurativa. Si tratta dei sistemi di Falconara Albanese, San Lucido, Isca sullo Ionio, Melito di Porto Salvo, Santa Caterina sullo Ionio, Torre di Ruggero, Trebisacce e dell’impianto Corap di Gioia Tauro.
Anche per Mesoraca, uno dei centri in procedura di infrazione, e dunque soggetto a una sanzione pecuniaria semestrale a carico dello Stato, non sono previsti interventi risolutivi nella nuova programmazione. E non compaiono neppure alcuni impianti di depurazione sequestrati in provincia di Reggio Calabria nel 2017. Cinque sono nel capoluogo (Pellaro, Paterriti-Oliveto, Concessa, Armo e Gallico), gli altri a Bagnara Calabria, Scilla, San Lorenzo. Soltanto due sono stati finanziati: Villa San Giovanni e Motta San Giovanni. Entrambi riguardano collettori fognari.

Il Comune nel project financing ottiene altri 5 milioni

Chi resta a secco e chi, invece, compare due volte negli elenchi dei finanziamenti. Alcuni comuni del Cosentino per i quali è stato previsto un nuovo intervento ricadono nell’agglomerato Cosenza-Rende, per il quale esiste un finanziamento di 35 milioni di euro (24,5 nell’Apq del 2012 e 10,5 a carico del privato). Questo intervento è stato pensato per assicurare una copertura fognaria e depurativa del 95%, mettendo così al riparo tutta l’area da eventuali procedure d’infrazione. In soldoni, dovrebbe bastare quello. Invece i finanziamenti vengono proposti anche nel nuovo piano presentato dalla Regione a luglio, spesso con titoli generici come “riefficientamento della rete fognaria”. In uno dei casi il nuovo stanziamento (che, ripetiamo, si sovrappone al project financing dell’area urbana cosentina) è addirittura di 5,1 milioni di euro. Delle due l’una: o sono sbagliati i conti (e i progetti) dell’Apq oppure c’è qualcosa che non quadra nel nuovo piano per la depurazione. Qualcuno, prima o poi, questi conti dovrà pur farli.

A chi conviene l’emergenza?

Così come si dovrà mettere mano agli interventi che mancano e che sono già sottoposti a procedura di infrazione (e a quelli che rischiano di “esplodere”). Tenere aperti questi dossier costa alle casse dello Stato e inquina il mare. Potrebbero essere chiusi nel giro di 6-12 mesi con interventi mirati e seguiti passo per passo dalla Regione. Non farlo significa insultare l’ambiente e alimentare dubbi sul sistema di appalti generato dai mancati interventi. L’emergenza non può durare per sempre. Anche se – il caso dei rifiuti ne è esempio cristallino – a qualcuno l’emergenza conviene. (4. Continua)

Le altre puntate della nostra inchiesta sulla depurazione

1. Contratti al ribasso, fanghi nascosti ai controlli e impianti pronti a “esplodere”. I trucchi della maladepurazione
2. Centinaia di milioni per ripulire il mare e la task force cancellata dalla Regione. La nebulosa della maladepurazione
3. Maladepurazione, la mappa delle emergenze: 22 interventi segnalati da un anno (e mai effettuati)

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