L’evoluzione della ’ndrangheta in Sud America: dalle intermediazioni ai rapporti diretti con i produttori di cocaina
Le recenti operazioni delineano un sistema integrato con legami sudamericani. Arresti e cooperazione internazionale mirano a contrastare una rete criminale sempre più radicata nei traffici globali

Negli ultimi anni, l’evoluzione della ’ndrangheta è stata ampiamente documentata da indagini giudiziarie e organismi internazionali: da organizzazione radicata nel territorio calabrese, si è progressivamente trasformata in una rete criminale con capacità operative su scala globale. In questo processo, l’America Latina ha assunto un ruolo sempre più centrale, non solo come area di approvvigionamento della cocaina, ma come spazio stabile di operatività per uomini, capitali e relazioni.
In questo quadro si inserisce anche la recente operazione internazionale “Alfa-Lima” coordinata dalla Guardia Civil con il supporto di numerose agenzie internazionali, nell’ambito della quale è stato inferto un nuovo colpo alla cosiddetta “Cocaine Highway” nell’Atlantico orientale. Nel corso dell’intervento sono state sequestrate tonnellate di stupefacenti in pieno Oceano Atlantico, confermando la centralità delle rotte marittime transoceaniche nei traffici di cocaina e la crescente complessità delle reti criminali globali.
Le evidenze investigative raccolte negli ultimi quindici anni indicano una presenza strutturata, fatta di referenti sul posto, canali logistici consolidati e rapporti diretti con le organizzazioni criminali sudamericane.
È in questo contesto che si inseriscono alcune delle più rilevanti operazioni antimafia degli ultimi anni.
Nel gennaio 2017, l’operazione “Buena Ventura” della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria porta all’arresto di 19 persone e al coinvolgimento di esponenti delle cosche Morabito, Bruzzaniti e Palamara. L’inchiesta ricostruisce un sistema consolidato di importazione di cocaina dalla Colombia, nascosta in container di frutta e prodotti ittici. Non si tratta di un traffico occasionale: è una filiera organizzata, con referenti stabili in Sud America e una rete logistica capace di attraversare l’Atlantico senza interruzioni.
Un anno dopo, nel 2018, l’operazione “Pollino” (una delle più grandi indagini europee contro la ’ndrangheta) conferma il salto di qualità. Coordinata tra Italia, Germania, Olanda e Belgio, porta a oltre 90 arresti e documenta come i clan calabresi, in particolare i Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari, trattino direttamente con i produttori sudamericani. La figura dell’intermediario scompare: la ’ndrangheta compra alla fonte.
È questo il punto di svolta. Non più semplice partner dei cartelli, ma attore centrale del mercato globale della cocaina.
I broker della cocaina: uomini e rotte del traffico
Lo dimostra la lunga latitanza e il profilo operativo di Rocco Morabito, arrestato il 4 settembre 2017 a Montevideo dopo oltre vent’anni di fuga, evaso nel 2019 e ricatturato nel maggio 2021 in Brasile. Considerato uno dei principali broker internazionali, Morabito gestiva direttamente i rapporti tra Sud America ed Europa, coordinando acquisti, trasporti e distribuzione.
Un ruolo analogo emerge nel caso di Domenico Trimboli, arrestato in Colombia nell’aprile 2013 dopo quattro anni di latitanza. Gli investigatori lo descrivono come uno dei principali intermediari tra cartelli e cosche calabresi, capace di garantire continuità ai traffici su scala internazionale.
Le indagini più recenti confermano questo schema. Il 3 maggio 2023 l’operazione “Eureka” porta a 108 arresti tra Italia ed Europa e documenta l’importazione sistematica di tonnellate di cocaina dal Sud America. Nel luglio 2025, a Bogotá, viene arrestato Giuseppe Palermo, considerato uno dei principali referenti della ’ndrangheta nel continente, attivo lungo rotte che attraversano Colombia, Perù ed Ecuador.
Le alleanze: un sistema criminale integrato
Questi casi delineano un modello che si fonda su relazioni stabili con organizzazioni locali. In Brasile, le indagini hanno evidenziato rapporti operativi con il Primeiro Comando da Capital (Pcc), soprattutto per il controllo dei porti. In Messico, i contatti con il Cartel de Jalisco Nueva Generacion si inseriscono in una logica commerciale: la ’ndrangheta acquista e distribuisce senza competere per il territorio. In Venezuela, gruppi come il Tren de Aragua offrono supporto logistico in contesti ad alta instabilità.
Si tratta di relazioni fluide, costruite sulla convenienza reciproca. Come ha sottolineato il procuratore Nicola Gratteri: «La forza della ’ndrangheta è nella capacità di fare sistema a livello internazionale, senza bisogno di controllare il territorio come fanno altre mafie».
Logistica, finanza e nuove tecnologie
Il modello operativo resta difficile da intercettare. La droga viaggia via mare, nascosta in container commerciali, spesso con la tecnica del “rip-on/rip-off”. I porti di Santos, Montevideo e Buenos Aires sono snodi cruciali, mentre società di import-export e investimenti immobiliari garantiscono copertura e riciclaggio.
Negli ultimi anni, le indagini segnalano un’evoluzione: uso crescente di criptovalute, comunicazioni su piattaforme criptate e prime applicazioni dell’intelligenza artificiale per frodi e identità false.
È proprio su questi aspetti che si è concentrato il workshop operativo del progetto I-CAN, avviato il 28 aprile scorso a Buenos Aires. L’incontro, organizzato dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale insieme a Interpol, ha riunito investigatori italiani e delegazioni provenienti da Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Panama, Paraguay, Stati Uniti e Uruguay, con la partecipazione dell’FBI.
I numeri illustrati durante i lavori danno la misura del fenomeno: 176 arresti complessivi collegati al progetto in oltre 30 Paesi, di cui 68 latitanti; 73 arresti solo nel 2025; 21 arresti nelle Americhe dal 2020, tra cui 18 latitanti. Nel solo 2025, quattro esponenti della ’ndrangheta sono stati catturati tra Colombia e Costa Rica.
Il confronto tra gli investigatori si è concentrato anche sui rapporti con circa 30 organizzazioni criminali attive in America Latina, confermando che la ’ndrangheta opera ormai come una piattaforma di connessione tra reti illegali diverse.
In questo scenario, la cooperazione internazionale non è più un’opzione ma una necessità operativa. La dimensione transnazionale della ’ndrangheta impone strumenti altrettanto globali, capaci di seguire flussi di droga, denaro e informazioni attraverso più continenti.
L’immagine che emerge è quella di una organizzazione che ha superato da tempo i confini tradizionali della criminalità mafiosa. Ormai lontana dagli stereotipi, la ’ndrangheta è oggi un attore centrale dell’economia criminale globale, e l’America Latina ne rappresenta uno dei principali centri di gravità. (f.v.)
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