Schiavi nei campi, Sposato: «Isolare i caporali e portare avanti una battaglia civile»
Il segretario Cgil commenta l’ultima inchiesta sullo sfruttamento dei braccianti: «Bisogna fornirgli servizi e riconoscere i loro diritti»

CATANZARO «L’ennesima operazione delle forze dell’ordine e, in questo caso, della Procura di Castrovillari ha nuovamente scoperchiato una rete illegale di caporali, personaggi senza scrupoli che sfruttavano donne e uomini impegnati nei campi. La schiavitù alla quale erano sottoposte queste persone toglie ogni libertà e dopo il al plauso che dobbiamo alle forze dell’ordine bisogna aspettarsi un sussulto d’orgoglio da parte dei cittadini che devono isolare questi criminali, persone che molte volte sono conosciute. Quello che mi auguro è che le istituzioni rispondano a dovere, che la rete agricola cominci a far sì che le aziende sane possano fare a meno di questi personaggi. Entra in gioco dunque la responsabilità delle imprese che devono allontanare questi criminali e per farlo bisogna tornare, al collocamento pubblico dei lavoratori. Contro lo sfruttamento si devono attivare dei servizi necessari per chi lavora, perché i caporali guadagnano anche sul vitto, sull’ospitalità e suoi trasporti, dunque bisogna attivare il trasporto pubblico per i raccoglitori, collocarli in abitazioni, adoperando i centri storici pieni di luoghi abbandonati». L’intervento del segretario generale della Cgil Calabria Angelo Sposato sulle recenti operazioni giudiziarie contro il caporalato che individua tre azioni fondamentali per il contrasto al fenomeno: il riconoscimento dei diritti civili a questi lavoratori, la proposta di politiche per la casa che mirino all’inserimento di questi soggetti nei centri urbani spopolati e infine l’isolamento dei caporali attraverso un’operazione culturale. «La battaglia contro il lavoro nero – ha concluso Sposato – deve essere una battaglia civile, tutta la società deve essere impegnata in questa lotta di civiltà».