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Alta tensione a Catanzaro: coalizione di Donato sul filo del rasoio e caos centrodestra

Il malumore della Lega. L’area che sostiene il docente universitario schiva l’ultimo scossone ma gli equilibri sono fragilissimi. E c’è il nodo FdI

Pubblicato il: 23/04/2022 – 21:36
Alta tensione a Catanzaro: coalizione di Donato sul filo del rasoio e caos centrodestra

CATANZARO Sul filo del rasoio. Il quadro politico di Catanzaro si è improvvisamente infiammato in questo weekend, e le prossime ore saranno decisive per capire se quanto si è finora configurato reggerà all’urto delle tante fibrillazioni che stanno emergendo sui Tre Colli. La coalizione che sostiene la candidatura del docente universitario Valerio Donato vive forse la fase più delicata delle trattative per le Comunali del 12 e 13 giugno, evidenziando le contraddizioni di uno schieramento che abbraccia aree del Pd (ex Pd) e del centrosinistra (ex centrosinistra) e consistenti aree del centrodestra, tra cui anche partiti ufficiali come la Lega e Forza Italia. La dichiarazione rilasciata da Donato in un confronto tv – “non salirei sul palco con Salvini”, ha detto il candidato sindaco – ha suscitato parecchio trambusto, al punto da arrivare nelle segreterie romane: fonti accreditate riferiscono che dai vertici del Carroccio, pare lo stesso Salvini, si siano fatti sentire sui leghisti calabresi, in particolare sul presidente del Consiglio reigonale, Filippo Mancuso, per esprimere un bel po’ di malumore, e a sua volta i plenipotenziari della Lega sul territorio l’avrebbero fatto presente allo stesso Donato, pronto comunque a correggere il tiro e a stoppare il rischio di una canea incontrollata. Lo stesso Mancuso è poi a sua volta intervfenuto prendendo atto del chiarimento di Donato ma anche “avvisandolo”: la Lega c’è fino a quando sarà rispettata, per sintetizzare al massimo Mancuso. Per il momento comunque – sostengono molti osservatori politici – la spaccatura sarebbe stata evitata, ma in realtà la “grosse koalition” resterebbe sempre in bilico, perché gli scossoni iniziano ad accumularsi: nei giorni scorsi prima c’è stata una “incomprensione” sul tema dello sdoppiamento istituzionale della Regione e poi un’interpartitica per iniziare a parlare di definizione del perimetro delle alleanze e delle liste saltata perché il tavolo dello schieramento pro Donato si sta facendo troppo affollato (sono oltre una dozzina le sigle, partitiche e civiche, al momento schierate con il docente universitario). Se tutta la costruzione reggerà, però, si capirà a breve: domani in serata sarebbe in calendario la seconda parte dell’interpartitica saltata giovedì, ma non manca chi dice che potrebbe anche questa saltare ma giusto per far raffreddare le tensioni, perché davvero basta un altro “scivolone” per fare andare a carte 48. In fibrillazione comunque è soprattutto l’area del centrodestra che sostiene Donato, area che non è compatta visto che alcune forze, come Noi con l’Italia, guardano più a un’altra candidatura, quella del presidente dell’Ordine degli avvocati Antonello Talerico, e un’altra area, rappresentata da una parte dell’Udc, lavora per una ricomposizione del centrodestra classico. In più c’è, sul tavolo, la posizione al momento autonoma di Fratelli d’Italia, che potrebbe scendere in campo con un proprio big, in particolare l’assessore regionale al Personale Filippo Pietropaolo, e un’ipotesi del genere inevitabilmente rischierebbe di avere fortissime ripercussioni anche oltre i confini cittadini, investendo gli equilibri alla Cittadella: l’eventualità del resto è già stata prospettata al governatore Roberto Occhiuto, che avrebbe detto che nel caso Pietropaolo resterebbe assessore ma senza deleghe fino alla chiusura della campagna elettorale, ma intanto – si dice da fonti accreditate del centrodestra – alcuni alleati avrebbero già riferito le loro perplessità al governatore. Insomma, Catanzaro sta diventando l’incrocio pericoloso per il centrodestra non solo cittadino ma calabrese. Com’era del resto prevedibile. (c. a.)

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