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la sentenza

Il figlio di 11 anni spacciava per la gang legata alla ‘ndrangheta, padre e madre condannati

Nove e otto anni ai due genitori nel processo a Milano. A capo del più grosso gruppo di pusher c’era un uomo del Crotonese

Pubblicato il: 28/04/2022 – 19:03
Il figlio di 11 anni spacciava per la gang legata alla ‘ndrangheta, padre e madre condannati

MILANO Avevano arruolato il figlio di 11 anni affinché, come loro, spacciasse. Nel loro appartamento in zona piazza Prealpi gli avevano insegnato a confezionare le dosi, in particolare cocaina e poi il padre si sarebbe fatto pure accompagnare da lui per le consegne di panetti di droga.
Per questo i genitori del ragazzino sono stati condannati a Milano il padre, R.P, a 9 anni e 2 mesi di reclusione e a oltre 23 mila euro di multa e la madre, A.B, a 8 anni di carcere e a poco più di 21 mila euro di multa.
A deciderlo è stato il gup Alessandra Di Fazio al termine del processo con rito abbreviato che riguarda una quindicina di persone condannate con pene fino ai 15 anni e che sono tra i 37 arrestati in una operazione di un anno fa dei carabinieri della Compagnia Duomo, coordinata dalla Dda milanese, che ha azzerato tre gruppi di spacciatori di droga, di cui uno con rapporti con la ‘ndrangheta. Il giudice ha anche accolto 14 patteggiamenti a partire da 4 anni e 4 mesi fino a circa un anno.

I gruppi di spacciatori capeggiati da un uomo di Petilia Policastro

L’indagine del pm della Dda Gianluca Prisco e dell’aggiunto Alessandra Dolci il 12 aprile dell’anno scorso aveva portato all’arresto di 37 persone (27 in carcere e 10 ai domiciliari) suddivisi in tre gruppi di spacciatori. Quello di maggior caratura era capeggiato da Gabriele Argirò di Petilia Policastro (15 anni di carcere) e dal suo stretto collaboratore Domenico Iamundo (6 anni di reclusione e 24 mila euro di multa) e gestiva lo smercio al dettaglio, nel Milanese a Bollate e Baranzate, e a Milano in piazza Prealpi e nel quartiere di Quarto Oggiaro (storicamente infiltrati dai clan della ‘ndrangheta reggina Serraino-Di Giovine). Questo gruppo, secondo la ricostruzione, aveva il quartier generale proprio nell’abitazione dove abitava la famiglia del ragazzino di 11 anni costretto a spacciare e che, con l’arresto dei genitori ‘pusher’, è stato affidato a una comunità.

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