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La cena da Pittelli: «Non voglio andare nei ristoranti con gli amici magistrati»

L’incontro «tra di noi» a casa dell’avvocato nel 2018. Le chiacchiere e le critiche a Gratteri e la presenza di un colonnello dei carabinieri

Pubblicato il: 09/06/2022 – 7:01
di Alessia Truzzolillo
La cena da Pittelli: «Non voglio andare nei ristoranti con gli amici magistrati»

CATANZARO Una cena «per soli uomini». Così l’avvocato Giancarlo Pittelli – imputato nel processo Rinascita-Scott con l’accusa, tra le altre, di concorso esterno associazione mafiosa – aveva definito l’incontro conviviale che si è tenuto nella sua casa di Catanzaro il 16 marzo 2018. Un incontro che è stato registrato dai carabinieri del Ros ed è finito nel carteggio del maxi processo.
Non solo. L’incontro ha portato a un procedimento per incompatibilità ambientale davanti alla prima sezione del Consiglio superiore della magistratura per i giudici Giuseppe Perri e Pietro Scuteri, all’epoca entrambi giudici per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro e attualmente entrambi consiglieri della Corte d’appello di Catanzaro, assegnati alla seconda sezione penale. 
La nota redatta dai militari è del 22 maggio 2018 ed è, sottolineano i carabinieri, “relativa alla Massoneria ed ai rapporti intercorrenti tra Pittelli ed il colonnello Merone, nella quale si fa altresì riferimento alla partecipazione del predetto Ufficiale dell’Arma, unitamente a taluni magistrati, ad una cena, organizzata dal Pittelli proprio presso la sua abitazione…”.
Sì, perché a casa di Pittelli non si ritrovano solo i due giudici Perri e Scuteri ma anche un ex giudice del Tar, orami da un paio d’anni trasferito in altra sede, ci sono cinque avvocati del Foro di Catanzaro, un odontoiatra e il colonnello dei Carabinieri Francesco Merone, “all’epoca Comandante del reparto comando della Legione Calabria”. Sono assenti un giudice «all’epoca dei fatti consigliere della Corte d’appello di Catanzaro e attualmente consigliere della Corte di Cassazione» e un componente della Procura generale della Corte d’Appello di Catanzaro. Il primo «aveva partecipato ad una pregressa cena sempre organizzata dall’avvocato Pittelli ma per quella sera aveva declinato l’invito perché aveva un altro impegno» mentre il secondo aveva inizialmente accettato ma poi aveva declinato per motivi di salute.

Gli inviti, le chiacchiere (e le critiche a Gratteri)

Pittelli aveva telefonato personalmente a Perri il 14 marzo specificando che la cena sarebbe stata «tra di noi» e sarebbe avvenuta nella propria abitazione privata.
Al giudice Scuteri Pittelli spiega «… non voglio andare nei ristoranti con gli amici magistrati, siccome mia moglie se ne viene a Roma eccetera, la faccio a casa».
Il penalista «già parlamentare della Repubblica in tre legislature e appartenente alla massoneria» aveva un trojan installato sul suo cellulare tanto che «gli inquirenti avevano potuto ascoltare il contenuto delle conversazioni svoltesi prima e durante la cena», è scritto nel verbale della riunione della prima sezione del Csm.
«Pittelli, parlando con due avvocati, si era riferito a “non meglio precisate cene a Roma” e aveva detto di essersi recato nella sede “delle logge massoniche romane”», annotano ancora nel verbale del Csm.
Pittelli, nel corso della cena, alla presenza dei vari avvocati che si trovavano lì, dice più volte che Perri e Scuteri sono «magistrati “atipici”, con i quali si può discutere e dei quali ci si può fidare, mentre risulta negativo il giudizio espresso dal predetto nei riguardi della gran parte dei magistrati e della magistratura». I commensali – è riportato nelle contestazioni fatte ai due giudici – «“si lasciano andare a commenti e considerazioni personali (…) anche sull’operato di diversi magistrati” operanti nel distretto di Catanzaro; invero i commenti e le valutazioni dei commensali, anche specifici e piuttosto critici, riguardano sia determinate vicende giudiziarie proprie del distretto, trascorse e attuali, sia l’operato di non pochi magistrati; si segnalano, ad esempio, commenti critici sull’attuale procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri».
In sintesi, per quanto riguarda l’incompatibilità ambientale, si contesta ai due giudici di avere riscontrato rapporti «complessivamente “confidenziali”» con Pittelli e che «nel corso degli anni, ha trattato numerosi procedimenti patrocinati dall’avvocato Pittelli e\o dai colleghi di studio del predetto che officiano nel settore penale». In sostanza, viene contestato ai singoli togati, «tali complessivi elementi di fatto possono compromettere lo svolgimento, in maniera serena, indipendente ed imparziale, anche sul piano della percezione esterna e della necessaria credibilità, delle funzioni giudiziarie da Lei svolte nel settore penale della Corte d’appello di Catanzaro, nel quale patrocinano i colleghi di studio dell’avvocato Pittelli ed al quale, con ogni probabilità, confluirà il processo Rinascita Scott dopo la decisione in primo grado da parte del Tribunale di Vibo Valentia».

«Nessun rapporto confidenziale»

I due giudici hanno allontanato da sé ogni tratto di incompatibilità. 
«Il dottore Perri ha rivendicato “di non avere mai avuto con l’avvocato Pittelli alcun rapporto di frequentazione, né telefonica né personale”, precisando che la cena del 16 marzo 2018 è stata l’unica occasione in cui lo ha frequentato per ragioni non d’ufficio; all’epoca l’avvocato Pittelli “appariva persona affidabile” e aveva rapporti di frequentazione anche con altri magistrati; hanno cominciato a darsi del tu “più o meno intorno al 2016 … fermo restando che le nostre conversazioni non hanno mai avuto ad oggetto vicende giudiziarie né tanto meno questioni personali, familiari o confidenziali”; prima di quella cena del 2018 l’avvocato Pittelli l’aveva invitato altre volte ma lui aveva declinato gli inviti, così come risulta dalle conversazioni intercettate; dopo quella cena non l’ha più incontrato né sentito telefonicamente, così come dimostrato dalle risultanze dell’indagine “Rinascita Scott”, nella quale l’avvocato Pittelli è stato sottoposto a intercettazioni e non risultano altri contatti con lui; durante la cena “nessun riferimento veniva fatto ad un vissuto comune o al più piccolo episodio condiviso in precedenza, né tanto meno a questioni personali, tali da denotare un rapporto confidenziale”; durante la cena nemmeno si faceva riferimento a processi trattati o in trattazione da parte sua; lui è rimasto in silenzio per quasi tutta la serata e si è limitato a raccontare un aneddoto sulla performance di un avvocato nella trattazione di un procedimento penale assegnato ad altro magistrato». Le medesime ragioni sono state riportate nella memoria difensiva del dottore Scuteri, il quale ha precisato che «che accettò quell’invito dell’avvocato Pittelli perché ci sarebbero stati altri magistrati e un colonnello dei carabinieri e gli sembrò quindi un contesto rassicurante». 
Entrambi i giudici hanno, inoltre affermato di essersi trasferiti alla sezione civile, quindi non saranno loro a trattare in appello il processo Rinascita-Scott.
L’avvocato dei due togati ha aggiunto che «il trasferimento al settore civile è stato chiesto dai suoi due assistiti “per dissipare anche solo il dubbio” di comportamenti inopportuni e per impedire a priori che possa esservi trattazione di procedimenti in cui l’avvocato Pittelli sia imputato o difensore». Non solo. Il legale ha precisato che i due magistrati sono «disponibili anche a spostare le funzioni e la sede di lavoro, nel senso di cambiare ufficio, fermo restando l’attività da svolgere nel civile… Quindi se dovessimo vedere una proposta diversa da un’archiviazione, tra la proposta e l’archiviazione diciamo fin da adesso che siamo disponibili a presentare una richiesta di trasferimento in prevenzione».

La richiesta di archiviazione da parte della Prima sezione del Csm

La Prima sezione del Csm ha deliberato per l’archiviazione del procedimento a carico dei due giudici, asserendo, tra le altre cose, che «il trasferimento dei due magistrati al settore civile sia idoneo a far venir meno la sussistenza di un effettivo e concreto pregiudizio per la loro indipendenza e imparzialità è, del resto, dimostrato dalla stessa formulazione della contestazione notificata ai due interessati: in essa è scritto che i “complessivi elementi di fatto” raccolti erano idonei “a compromettere lo svolgimento, in maniera serena, indipendente ed imparziale, anche sul piano della percezione esterna e della necessaria credibilità, delle funzioni giudiziarie … svolte nel settore penale della Corte d’appello di Catanzaro, nel quale patrocinano i colleghi di studio dell’avvocato Pittelli ed al quale, con ogni probabilità, confluirà il processo Rinascita Scott dopo la decisione del Tribunale di Vibo Valentia”. Dunque è la stessa contestazione che correla il vulnus all’indipendenza e all’imparzialità dei due magistrati in relazione alle funzioni da loro svolte nel settore penale».

La situazione si capovolge al Plenum: si ritorna in commissione

Ma nel corso della seduta del Plenum di mercoledì le carte si sono del tutto sparigliate. È stato lo stesso relatore della proposta di archiviazione, il laico del M5s Alberto Maria Benedetti, a sollecitare il ritorno in Commissione per consentire ulteriori approfondimenti. La decisione è passata a larga maggioranza con 18 voti favorevoli, tre contrari, l’astensione del Pg della Cassazione Giovanni Salvi, mentre il laico di Forza Italia Michele Cerabona non ha partecipato al voto. A favore del ritorno in Commissione ha votato anche chi riteneva, come il togato di Area Giuseppe Cascini –che parla di «cena altamente inopportuna», che vi fossero già tutti gli elementi per procedere al trasferimento d’ufficio per incompatibilità dei due magistrati.

«Non sappiamo se l’avvocato o qualcuno riferibile a lui segua anche cause civili»

Benedetti lo dice in premessa che formulerà una richiesta di ritorno in commissione della pratica.  «Io trovo – dice Benedetti – che per poter valutare a pieno la scelta del provvedimento da proporre al Plenum ci sono almeno due situazioni che credo vadano acclarate sul piano istruttorio e che necessitano di un ritorno in commissione della pratica». Da un lato vi è il trasferimento dei due magistrati in sede civile. «Tuttavia – dice il laico del M5S – noi non sappiamo se l’avvocato Pittelli o lo studio dell’avvocato Pittelli, o qualcuno riferibile all’avvocato Pittelli, segua delle pratiche anche civili». C’è poi un secondo elemento: la difesa dei due magistrati è basata sull’unicità dell’episodio della cena. «Però quello che noi non necessariamente sappiamo sono gli esiti di questo primo – loro dicono pure unico – contatto avvenuto durante la cena. Tra la cena e l’arresto dell’avvocato Pittelli sono trascorso alcuni mesi e io, per esempio, vorrei chiedere se tra la cena e l’arresto dell’avvocato Pittelli non vi fossero prove negli atti di indagine di ulteriori contatti tra i due magistrati e l’avvocato. Perché questo sarebbe utile per valutare la rilevanza della difesa», conclude Benedetti.

«In terra di mafia non si separa il penale dal civile»

A Giuseppe Cascini, invece, non interessa il dato della buona fede con la quale i due magistrati avrebbero partecipato alla cena a casa di Pittelli. Anche il fatto del civile e penale a Cascini interessa poco: «Perché non è che possiamo fare che in terra di mafia separiamo il civile dal lavoro e tu che fai civile puoi avere tutte le relazioni che vuoi con chiunque senza che questo crei problemi di appannamento di immagine». Secondo Cascina è «un problema di immagine, imparzialità e indipendenza. E in quella sede questa immagine di imparzialità e indipendenza è, a mio avviso e opinione, irrimediabilmente pregiudicata da questa frequentazione che è una cena, che è il darsi del tu che è una particolare familiarità che, secondo me, rende quei magistrati poco credibili agli occhi della collettività locale, dei magistrati del Foro e quindi, a mio avviso devono essere trasferiti con articolo 2».

Di Matteo: «Devono essere trasferiti da Catanzaro»

Antonino Di Matteo, consigliere togato del Csm, precisa che aveva votato contro l’archiviazione ed è contrario al ritorno in commissione.
«Abbiamo tutti gli elementi per ritenere che domani mattina – dice Di Matteo – questi colleghi devono essere trasferiti da Catanzaro». «Non si tiene conto di alcuni elementi di contesto che caratterizzano questa vicenda e che impongono il trasferimento dei due colleghi in uffici diversi da quelli del Distretto di Catanzaro», continua il magistrato siciliano. Il primo concetto è la «peculiarità dell’attività della ‘ndrangheta nel Catanzarese» che hanno fatto emergere rapporti stretti tra le ‘ndrine e la Massoneria e la possibilità che uno stesso soggetto appartenga ad entrambe le associazioni, come regola per moltiplicare il potere di influenza sulla politica, sulla pubblica amministrazione, sugli apparati giudiziari anche per condizionare l’esito dei processi». Il secondo dato «è legato alle dimensioni e all’importanza del processo Rinascita-Scott nel quale l’avvocato Pittelli è imputato». Di Matteo ha sottolineato come Perri e Scuteri avessero svolto, oltre che all’ufficio gip, funzioni al Tribunale del Riesame e delle misure di prevenzione, «il cuore dell’attività giudiziaria da parte dei giudici di valutazione del contrasto più immediato alla criminalità organizzata». 

«Pittelli non era sconosciuto alle cronache»

«Non si tiene conto adeguatamente che al momento della frequentazione, al momento già dell’accettazione dell’invito, l’avvocato Piitelli non era uno sconosciuto alle cronache. Già c’erano e prime dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Ma ancora più significativo è un atro dato: Pittelli era uno dei principali indagati nell’inchiesta Poseidone con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata la riciclaggio e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete». Nonostante le assoluzioni, comunque, sottolinea Di Matteo «Pittelli non era uno sconosciuto e non era sconosciuto il fatto che da anni si indagava sul suo ruolo come cerniera tra le ‘ndrine e la Massoneria». «Questo rappresentava a Catanzaro la figura di Pittelli quando i due accettarono il loro invito per una cena a casa. A casa per evitare di farsi vedere in pubblico, lo dicono nelle telefonate». Conversazioni quella della cena, depositate al processo Rinascita-Scott e conosciute da centinaia di imputati, avvocati, giornalisti e a livello di opinione pubblica. Secondo Di Matteo non sono stati affrontati discorso generici durante la cena.
«Io ho contato almeno cinque riferimenti a episodi specifici processuali, a vicende processuali o detentive, tutte collegate alla criminalità organizzata».
«Parlavano – continua Di Matteo – di situazioni all’ufficio gip in cui un perito aveva stabilito l’incompatibilità di un detenuto con lo stato di detenzione. Pittelli sostiene “lo devi mandare a casa invece la Procura ha risposto che devi aspettare prima la risposta del Dap”». Altre critiche nei confronti dell’agire del Tribunale della Libertà. Pittelli, dice Di Matteo, «anche ai giudici racconta il suo colloquio coi Piromalli». In questa situazione i due giudici non solo ascoltano, dice Di Matteo, «ma parlano di vicende processuali o penitenziarie, ma tutte legate, comunque a imputati o detenuti per mafia, chi per concorso esterno, chi per favoreggiamento». Di Matteo ricorda che per quanto riguarda l’indagine penale a Salerno è intervenuta l’archiviazione ma «la lesione dell’immagine dell’imparzialità e dell’indipendenza è devastante per quel territorio» e va al di là delle funzioni nei singoli uffici. «I due magistrati probabilmente, perché consapevoli di non potere continuare a fare quello che avevano sempre fatto, hanno chiesto di essere assegnati al civile, forse per evitare un giudizio di incompatibilità con l’ambiente giudiziario di Catanzaro, che è invece doveroso – conclude Di Matteo – per ripristinare appieno, almeno l’immagine di una magistratura, quella catanzarese, che nel suo complesso è chiamata a svolgere ora e nei prossimi anni, un lavoro talmente importante e delicato da non potere sopportare una opacità di questo tipo». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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