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Nuovo ospedale di Cosenza, il “Magna Graecia” contro il Comune: «”No” a scelte centristiche»

Il comitato “bacchetta” l’Assise comunale sull’indicazione di Vaglio Lise: «Penalizza le aree esterne alla città capoluogo»

Pubblicato il: 27/06/2022 – 15:46
Nuovo ospedale di Cosenza, il “Magna Graecia” contro il Comune: «”No” a scelte centristiche»

COSENZA «La vicenda relativa alla localizzazione territoriale del previsto nuovo ospedale di Cosenza è un’occasione, ci auspichiamo non definitivamente perduta, di rilanciare il tema della Città unica Cosenza-Rende-Castrolibero-Montalto». È quanto riporta una nota del Comitato “Magna Graecia” che aggiunge: «la Civica Assise bruzia, ha stabilito di posizionare il nuovo nosocomio nell’area est della Città. Praticamente ai piedi della Sila».
«Pur rispettando il volere del Consesso – è detto nella nota – nutriamo seri dubbi sulla identificata allocazione. Trattandosi di una struttura complessa di tipo Hub, con caratteristiche di offerta sanitaria che si rivolgeranno a un territorio che surclasserà il semplice steccato cittadino, riteniamo che gli Amministratori locali dovrebbero assumere una visione di territorio più ampia, guardando ben oltre il disegno provinciale e finanche i confini regionali».
«È in atto, infatti, una guerra all’ultimo pennacchio – sostengono gli attivisti dell’associazione – tra il comune Capoluogo ed i Comuni contermini fra quella che sarebbe (o avrebbe dovuto essere) la migliore allocazione geografica della struttura. Siamo convinti che la ubicazione dell’ospedale nell’area di confine tra Rende e Montalto Uffugo, a margine della struttura universitaria sia non già la soluzione migliore, ma quella più auspicabile, più inclusiva e più rispettosa di tutto il territorio e non solo del perimetro della Città bruzia».
«Nell’area rendese, pensata allo scopo – sostengono – è previsto uno svincolo sulla A2, una nuova stazione ad AV (alta velocità) e, soprattutto, l’area non si presenta satura di urbanizzazione. Contrariamente, l’area di Vagliolise, nella periferia est di Cosenza, è decentrata rispetto agli asset principali ed è già ampiamente antropizzata. Un ospedale non può rispondere a logiche di quartiere. Dovrebbe, altresì, rappresentare la sintesi alle esigenze intercomunali. Trattandosi, poi, di una struttura complessa e con caratteristiche di Policlinico, rivolta ad un bacino interprovinciale ed interregionale, determinate condizioni di collegamento intermodale verso la stessa dovrebbero essere tenute in dedita considerazione».
«Se poi nel passaggio dalla politica propagandistica – aggiungono dall’associazione – a quella delle scelte il ragionamento scivola da visioni illuminate a dibattiti di natura localistica ci chiediamo quale sia il senso di certe esternazioni. Il riferimento è ai soliti mantra ripetuti all’ennesima potenza e cari alla politica cosentina: area urbana, area vasta, area metropolitana etc, etc, etc. Non trova giustificazione alcuna, infatti, tale propaganda con la scelta di infarcire la già satura Cosenza di ulteriori strutture congestionanti. Viepiù, non è produttivo neppure per gli stessi abitanti del Capoluogo che avrebbero più difficoltà a raggiungere il presidio in un’area poco funzionale della stessa Città, piuttosto che in un’altra meglio collegata e baricentrica della Città confinante».
«Le politiche centraliste – affermano ancora – dovrebbero smetterla di giocare a capitalizzare ogni struttura nel risicato ed angusto perimetro del proprio campo da gioco. Anche e soprattutto quando ad essere sul piatto è il destino dei Cittadini. Senza considerare che una eventuale infelice allocazione della struttura, estranea all’area universitaria, mal si concilierebbe con la neonata facoltà di medicina istituita presso l’Unical. La scelta del sito rendese consentirebbe di unire la teoria alla pratica. I dottorandi passerebbero in un batter d’occhio dalle aule universitarie ai reparti, ed il tutto si verificherebbe in perfetta contiguità delle strutture. Contrariamente, l’area di Vagliolise comporterebbe una immane perdita di tempo negli spostamenti degli studenti. Costoro, infatti, sarebbero costretti ad attraversare tutta l’area urbana, per spostarsi dagli ambienti di studio a quelli del praticantato».
«Viepiù – si legge ancora nella nota – potrebbe rappresentare la pietra tombale sul processo di sintesi amministrativa della Città e dei Comuni dirimpettai. Non dimostrare, già oggi, una visione inclusiva e coerente del territorio, sarebbe un deterrente terribile verso ogni possibile ed auspicabile processo di amalgama».
«Come Comitato invitiamo al buonsenso ed all’unione di intenti i Sindaci della città Capoluogo – concludono – di Rende e degli altri Comuni concorrenti a formare la cinta urbana cosentina. E, soprattutto, ad uscire da becere politiche localistiche aprendosi alla condivisione. Per il bene di Cosenza. Per il bene della Calabria. Per il bene del Mezzogiorno».

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