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L’operazione

False fatture per coprire gli affari della ‘ndrangheta: 10 arresti tra Milano e Pavia – VIDEO

Contestati i reati di usura, estorsione e spaccio. Prestanome farebbero riferimento a presunto affiliato alla locale di Guardavalle

Pubblicato il: 21/07/2022 – 10:44
False fatture per coprire gli affari della ‘ndrangheta: 10 arresti tra Milano e Pavia – VIDEO

MILANO La Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, sta eseguendo nelle province di Milano e Pavia, diverse misure cautelari nei confronti di soggetti ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di usura ed estorsione, aggravata dal metodo mafioso, spaccio di sostanze stupefacenti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Le indagini hanno consentito di disvelare un complesso, quanto redditizio – si stima che in totale il giro di affari legato alle sole emissioni di false fatture ammontasse diversi milioni di euro – meccanismo fraudolento incentrato su una vera e propria “vendita di denaro” da parte di alcuni degli indagati che consentiva da un lato di poter camuffare dei prestiti di tipo usuraio, o delle vere e proprie estorsioni, e dall’altro di lucrare sul fisco o sullo sfruttamento di manodopera in nero.
L’attività in questione ha sviluppato le risultanze raccolte dalla locale Divisione Anticrimine la quale, nel 2019, ha disvelato un articolato sistema di artifizi contabili consistente nella emissione di false fatture da parte di ditte che fungevano da mere cartiere ossia società fantasma non operative.

A seguito di tali accertamenti il Tribunale di Milano – Sezione Misure di prevenzione aveva emesso un decreto di sequestro a carico di uno degli attuali indagati, risultato affiliato alla ‘ndrangheta in particolare all’articolazione della locale di Giussano (Mb), direttamente collegata alla locale di Guardavalle (Cz), perché ritenuto il gestore di fatto, attraverso una serie di prestanome, di società cartiere che emettevano false fatturazioni al fine di mascherare altre operazioni ed attività illecite.
Oltre a quanto emerso dalle attività della locale divisione Anticrimine, gli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno raccolto le dichiarazioni di due presunte vittime di usura da parte del medesimo indagato destinatario del provvedimento di sequestro. Lo stesso, approfittando delle difficoltà economiche delle vittime, avrebbe loro prestato ingenti somme di denaro, nell’ordine di migliaia di euro, a tassi di interesse usurario, variabili tra il 10% e il 30% mensili, che, qualora non restituiti avrebbero determinato delle pesanti conseguenze nei loro confronti.
Il complesso meccanismo illegale sin qui svelato dall’inchiesta giudiziaria, ha visto operanti due gruppi di correi, un tempo omogenei, che, dopo i primi provvedimenti del Tribunale di Milano, si erano scissi mantenendo, tuttavia, il medesimo modus operandi per cui, a fronte di richieste di piccoli imprenditori in difficoltà o con esigenze di retribuire personale assunto irregolarmente o per evadere il fisco, si rivolgevano agli indagati per ricevere somme di denaro in contante che venivano poi restituite sotto forma di assegni o bonifici a fronte di emissione, da parte delle ditte cartiere, di false fatture. Le somme bonificate venivano a loro volta girate su altri conti e, infine, al termine di una complessa catena di bonifici atti a camuffare l’origine delle somme, esse venivano prelevate con cadenza pressoché giornaliera da alcuni degli indagati deputati al ruolo di “prelevatori” per il quale percepivano un vero e proprio “stipendio” come se si trattasse di un lavoro stabile.
Infine, le somme prelevate ritornavano agli originari prestatori. Un giro di affari che, nel solo periodo d’indagine, circa un anno, ha consentito di documentare prelievi per circa 7 milioni di euro e dà la misura di come la criminalità organizzata sfrutti, a fini illeciti, i meccanismi che normalmente regolano l’economia. Il gruppo era in grado di accumulare ingenti capitali in contanti tanto da avere difficoltà nel reperire luoghi sicuri dove poter nascondere il danaro.
Gli stessi erano soliti usare un gergo convenzionale, per definire le cessioni di buste di danaro, utilizzando termini legati all’oggetto sociale delle ditte cartiere tra cui “astucci o bancali”. Le operazioni, tuttora in corso, vedono impegnati decine di poliziotti, anche della Squadra Mobile di Pavia, che stanno dando esecuzione, oltre ai provvedimenti restrittivi, a delle perquisizioni ed al sequestro preventivo di somme di denaro presenti sui conti correnti di alcuni degli indagati. Dei dieci indagati, tre sono stati condotti in carcere, altri quattro sottoposti alla misura degli arresti domiciliari e uno sottoposto alla misura dell’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria.

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