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Le rotte olandesi della coca controllate dalla ‘ndrangheta

Sequestri e operazioni antidroga fanno emergere il ruolo preponderante dei clan calabresi

Pubblicato il: 07/08/2022 – 15:28
Le rotte olandesi della coca controllate dalla ‘ndrangheta

AMSTERDAM Alla fine di luglio scorso la polizia antidroga peruviana ha sequestrato in un container, nel porto di Callao, circa 700 kg di cocaina occultati in alcuni cilindri contenenti polpa di frutta destinati ai Paesi Bassi. Poco più di un mese prima erano state intercettate altre due tonnellate di cocaina, sempre destinate, via mare, ai Paesi Bassi. Nei primi sei mesi del 2022 la polizia ne ha già bloccato circa 35 tonnellate già impacchettate e pronte per essere spedite verso il mercato europeo controllato in buona parte dalla ‘ndrangheta. Quelli olandesi, in particolare quello di Rotterdam, si confermano, dopo quelli belgi, i porti maggiormente interessati dalle grandi spedizioni di cocaina provenienti dal Sudamerica. Infatti, secondo il rapporto dell’EMCDDA/2022 (l’Osservatorio europeo sulla droga con sede a Lisbona) – i dati sono riferiti al 2020 – nei porti dei Paesi Bassi sono stati sequestrati gran parte dei 48.891kg di cocaina, preceduti dagli approdi belgi con 70.254kg (record in ambito UE) e seguiti da quelli spagnoli con 36.888kg. Nei Paesi Bassi, sempre nel 2020, è stato intercettato il quantitativo maggiore di eroina in ambito UE, 1.326kg.
In Olanda, una parte del narcotraffico è controllata da organizzazioni straniere che investono i proventi nel loro paese di origine , ma un’altra parte è in mano a organizzazioni indigene che reinvestono i capitali accumulati in loco.
Un certo numero di organizzazioni criminali olandesi presenta ormai le caratteristiche che in Italia son ben note per le analisi condotte da studiosi e commissioni parlamentari sulle mafie e i loro referenti istituzionali: i rapporti interpersonali sono gerarchizzati e hanno carattere permanente e segreto; le sanzioni per i comportamenti scorretti sono violente e spietate; le attività vengono gestite con grande spregiudicatezza; con la corruzione si cercano i referenti tra politici, funzionari, amministratori; si provvede a investire i profitti in aziende legali o in acquisto di beni immobili con l’ausilio di banche compiacenti; si utilizzano consulenti esperti in materia finanziaria, fiscale, giuridica.
Inoltre la criminalità olandese usufruisce a piene mani delle particolari condizioni offerte da un welfare State ben sviluppato e relativamente ricco , con un sistema fiscale e un apparato assistenziale complessi. Fatto che costituisce terreno fertile per una penetrazione, attraverso la frode e la corruzione,nei sistemi di appalto, di forniture , in generale nell’erogazione di servizi pubblici; oppure per l’evasione delle imposte, dei diritti di dogana e di accisa.

I confini invisibili dell’economia nera

Anche questo aspetto del crimine contribuisce a rendere precari, quasi invisibili, i confini tra legalità e illegalità. In un “inventario” sui gruppi della criminalità organizzata in Olanda redatto nel 1991 su input della Commissione centrale di polizia per le investigazioni, si evidenziava come tra quelle straniere si stessero rafforzando anche le organizzazioni italiane. Questa presenza si è andata consolidando negli anni ed oggi, nei Paesi Bassi, «l’organizzazione criminale più ramificata sul territorio e con la maggiore presenza di affiliati risulta essere la ‘ndrangheta, che è dedita in prevalenza alle attività legate al narcotraffico e al riciclaggio» (relazione DIA, primo semestre 2021). «Significative presenze» in Olanda anche della criminalità pugliese, di quella siciliana con ramificazioni del clan Laudani di Catania, della camorra (clan dei Casalesi) con la presenza di alcuni esponenti della famiglia Contini che controlla buona parte delle piazze di spaccio a Napoli. Attività di polizia ( operazioni del 2020 denominate “GPL”, “Eat Enjoy”,”Cristallo”) hanno anche evidenziato come diversi gruppi di albanesi operanti in Italia siano attivi nel traffico di stupefacenti provenienti dai Paesi Bassi.
L’inserimento del territorio olandese nelle rotte del narcotraffico è emerso anche nella indagine del giugno 2021, ad Ancona, con l’individuazione di una «compagine criminale molto strutturata, composta prevalentemente da cittadini di origine pakistana e afghana, che hanno introdotto (..) ingenti quantitativi di eroina stoccati in paesi di transito tra cui i Paesi Bassi e l’Austria» (rel. DIA, cit.). Insomma, se l’Italia continua ad essere tra i paesi occidentali quello più appetibile per i delinquenti, anche in altri paesi dell’UE e tra questi sicuramente l’Olanda, la situazione sulla criminalità organizzata non è per nulla tranquillizzante.

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