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«Passaggio obbligato» o fuga in avanti? Fa (ancora) discutere la “cura” cubana per la sanità in Calabria

Le considerazioni sui costi. L’ipotesi di «esercizio abusivo della professione». La crisi di sistema e il caso specializzandi. Il dibattito continua

Pubblicato il: 24/08/2022 – 11:14
di Emiliano Morrone
«Passaggio obbligato» o fuga in avanti? Fa (ancora) discutere la “cura” cubana per la sanità in Calabria

LAMEZIA TERME «Il sentimento del Numero succede a quello dell’Idea», si legge nel libro De mundo pessimo, di Manlio Sgalambro. Così il filosofo – tra l’altro coautore della canzone La cura, musica di Franco Battiato – esaltava il valore dei numeri in quanto espressione della misura, della dimensione esatta dei fenomeni (e dei problemi).
Sono 497 i medici cubani che, per quanto anticipato dal commissario alla Sanità regionale e presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, arriveranno per sopperire «alla carenza di personale medico, determinatasi a causa del blocco del turn over conseguente al piano di rientro dal debito sanitario». Ne è sorta un’accesa disputa politica tra centrosinistra e centrodestra, in piena campagna per le elezioni del prossimo 25 settembre, finora caratterizzata da altri argomenti: alleanze, candidature e previsioni sui 19 seggi tra Camera e Senato che spettano alla Calabria. 
In tutto sono 2.407 le unità mediche di cui le strutture pubbliche calabresi hanno bisogno nell’emergenza/urgenza e in altri ambiti, come il Corriere della Calabria ha già riportato (leggi qui) nel riassumere i termini dell’Accordo quadro tra la Regione e la società cubana Csmc, che prevede un corrispettivo mensile di 4.700 euro per ogni professionista selezionato, cui ne andranno invece 1.200.

«Il ricorso ai medici cubani è un passaggio obbligato»

I numeri dei posti vacanti indicano una situazione di grave emergenza nella sanità calabrese, che, ci dicono nelle stanze di comando della Cittadella regionale, «si sta affrontando: a) con la soluzione provvisoria dei medici cubani (tra cui tre dottoresse nel primo contingente che giungerà in Calabria a settembre, nda); b) con l’opzione delle prestazioni aggiuntive per i medici calabresi che già lavorano; c) con l’affidamento di incarichi libero-professionali a medici calabresi in pensione; d) con un concorso regionale per tutta l’area dell’emergenza/urgenza, di prossima pubblicazione, finalizzato a reclutare nuovi medici per le postazioni del 118 e le unità di Pronto soccorso, cui potranno partecipare anche gli specializzandi». «Il ricorso ai medici cubani – prosegue la nostra fonte – è un passaggio obbligato, data la pesante carenza nell’emergenza/urgenza e visti i prezzi praticati dalle società presenti sul mercato italiano, che affittano i medici a 150 euro all’ora». 

Occhiuto: «Ci costeranno dieci volte meno di quanto chiesto dalle società interinali»

Ieri sera lo stesso Occhiuto ha ribadito, in risposta a Carlo Guccione del Pd: «I medici cubani ci costeranno dieci volte meno» rispetto a quelli forniti dalle società italiane di somministrazione di lavoro. In diretta Facebook, il commissario alla Sanità calabrese e presidente della Regione ha poi assicurato che i professionisti provenienti da Cuba «non leveranno un solo posto ai loro colleghi calabresi». Ancora, Occhiuto ha ricordato le convenzioni per gli specializzandi attive con le università di Messina e di Roma (Tor Vergata) e anticipato che presto ci sarà «una manifestazione di interesse» per l’intera categoria, «una per ogni presidio ospedaliero». Occhiuto ha infine ammonito: «Sulla sanità calabrese io non faccio campagna elettorale e mi arrabbio se qualcuno la fa».
Sempre ieri, il presidente della Regione ha incontrato una rappresentanza degli specializzandi e, a parte, i presidenti degli Ordini provinciali dei medici, che avevano contestato l’accordo per l’utilizzo dei professionisti cubani. «Ho spiegato che, nel sottoscrivere l’accordo con il governo cubano, abbiamo seguito alla lettera – ha raccontato Occhiuto – le indicazioni dateci dalla legislazione nazionale, e che anche nelle successive fasi del progetto ci atterremo alle norme previste per i lavoratori extra Ue. Ciascuno è rimasto della propria opinione, ma l’aspetto più importante dell’incontro è stato quello relativo ai futuri concorsi: l’obiettivo comune è superare l’impasse degli ultimi anni e riuscire a reclutare medici negli ospedali calabresi».

Corcioni: «Dovremo denunciare l’esercizio abusivo della professione» 

Eugenio Corcioni, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Cosenza, prospetta azioni forti, se la Regione andasse avanti. «Dovremo denunciare – ci dice – l’esercizio abusivo della professione medica, perché di questo si tratterebbe. Il distacco internazionale è un istituto che non significa alcunché. Nella fattispecie, parliamo di persone, provenienti da Cuba, che non hanno il permesso di soggiorno. Ci sono poi punti insuperabili, a partire dalla lingua. Se si fosse trattato di anatomopatologi, ciò non avrebbe costituito un problema insormontabile. Peraltro, rammento al presidente Occhiuto che il riconoscimento dei titoli deve farlo lui, secondo le regole che il ministero usava. Di solito occorrono corsi di uno, due, tre anni di adeguamento per i laureati all’estero. Mi faccia precisare che l’aspetto burocratico non è affatto a garanzia della corporazione, ma è a tutela dei pazienti. Al momento, per i cubani previsti ci sono soltanto, attenzione, le autocertificazioni della professione medica».
«Davanti al presidente Occhiuto – continua Corcioni – ho osservato che l’Emilia-Romagna e il Veneto hanno assunto oltre mille specializzandi, nonostante i lacci e laccioli contenuti nelle norme vigenti. La Conferenza Stato-Regioni doveva imporre delle modifiche della normativa, considerate le esigenze. In Veneto, il presidente Zaia ha provveduto all’accorpamento degli ospedali, in modo da reclutare molti specializzandi. La Calabria poteva seguire la stessa strada. Tenga conto che noi abbiamo circa 400 iscritti che lavorano fuori sede. Perciò ho proposto di interpellarli, qualcuno potrebbe rispondere. Il punto – rimarca Corcioni – è che due medici, uno italiano, l’altro cubano, devono rispondere alle stesse leggi, in Italia. Nel caso che ci occupa, non sarebbe così. Temo che gli altri presidenti di Regione possano regolarsi come Occhiuto e quindi rivolgersi a medici stranieri». «L’incontro di ieri con il presidente, cui riconosco grande impegno e motivazione, è stato positivo – conclude Corcioni – per i programmi futuri; intanto per la convergenza sull’uso degli elenchi dei medici calabresi che stanno fuori. Al riguardo, gran parte sono appena specializzati o specializzandi. Se ne arrivassero anche 50 per fare carriera da noi, questo cambierebbe la mentalità a livello locale». 

Anaao Assomed: «Una platea di 686 specializzandi può trovare collocazione»

Secondo il sindacato della dirigenza medica Anaao Assomed, il primo decreto Calabria «dispone che gli specializzandi, anche quelli calabresi, già dal terzo anno del corso possono essere assunti a tempo determinato per 36 mesi nelle strutture del Servizio sanitario nazionale facenti parte della rete formativa della scuola di specializzazione cui sono iscritti, con automatico passaggio a tempo indeterminato al conseguimento del titolo di specializzazione». «Il rapporto governativo 2021 sul coordinamento della finanza pubblica dimostra che, in quell’anno, 971 specializzandi – figura in una nota di Anaao Assomed – sono stati assunti con il decreto Calabria, segno tangibile e inoppugnabile del suo attuale utilizzo e del suo potenziale futuro. Il rettore dell’Università di Catanzaro dovrebbe informare il presidente Occhiuto che la rete formativa accreditata nel 2021 nella sua regione comprende 42 strutture con una capillarità a livello di tutte le province. Il che vuol dire che in tali strutture una platea di 686 specializzandi, iscritti al terzo, quarto e quinto anno nell’Università di Catanzaro, può oggi trovare collocazione».

Jorio: «Forte allarme per il deficit assistenziale»

Sulla vicenda dei medici cubani, su Il Sole 24 Ore il docente Unical Ettore Jorio ha scritto: «La strada è stata individuata nella legislazione nazionale, più esattamente nel vigente art. 13 del D.L. 183/2020, così come prorogato nel termine finale dal D.L. n. 105/2021 a tutto il 31 dicembre 2022, convertito nella legge n. 126/2021. In buona sostanza, ivi si è ricorso all’esercizio della possibilità, disposta in deroga in favore delle Regioni, di riconoscere “idonei” al servizio i medici con titoli di studio conseguiti all’estero. Una deroga sancita per sopperire all’emergenza da Covid e comunque – stante la ratio legislativa – di intervenire in tal senso a sostegno di ogni stato emergenziale conseguente». Nel suo articolo, l’accademico ha parlato di «uno stato di forte allarme di deficit assistenziale, di cui la Calabria è da sempre la prima sul podio». A parere di Jorio, la stessa Calabria si è distinta «in tutto il Paese per l’inefficienza strutturale del suo sistema della (non) salute, tanto da imporre ai Governi che si sono succeduti dal 2007 di preporre un loro diretto rappresentante alla sua guida e gestione, oggi coincidente con il Presidente della Regione». Dunque, l’arrivo in Calabria dei medici cubani, ha ricordato Jorio, è stato disposto con «un Dca firmato dal Governo, attraverso il suo rappresentante, in surroga degli organi regionali, ritenuti inadeguati al ruolo dal dicembre 2007».
«D’altronde, non può sfuggire – ha precisato il docente dell’Università della Calabria – che, dal primo governo Conte, la sanità calabrese è disciplinata da una lex specialis (D.L. n. 35 del 30 aprile 2019 e poi, durante il Conte 2, dal D.L. n. 150 del 10 novembre 2020), che invero ha fatto precipitare ancora di più la qualità e quantità dell’offerta sanitaria». 

Laino: «Tutte le criticità della scelta dei medici cubani»

Secondo l’esperto di Sanità Tullio Laino, «la sbandierata panacea promessa dal primo decreto Calabria ha prodotto il farlocco articolo 11, il quale, in luogo di un autentico sblocco del turnover, ha penalizzato ulteriormente il Servizio sanitario della Calabria». «Una sospensione dei vincoli imposti dal Piano di rientro, nella prospettiva di una sua progressiva abolizione, avrebbe consentito – a parere di Laino – l’adozione di un serio e conferente programma assunzionale a tempo indeterminato. Il decreto Balduzzi, con ricorso alle graduatorie extraregionali, e l’attivazione delle procedure previste dall’articolo 8, comma 1/bis, del Decreto Legislativo n. 502/92, e s.m.i., e dall’articolo 34 della Legge n. 449/1997, avrebbero notevolmente alleviato la carenza delle dotazioni organiche della dirigenza medica. Per contro, si è preferito ricorrere alla “estemporaneità” contenuta nel Dca n. 87 del 17 Agosto 2022, ovvero alla contrattualizzazione, a regime, di 497 medici Cubani».  «Nel merito giuridico del succitato Dca, occorre evidenziare – ha sottolineato Laino – diverse criticità che investono le norme del diritto internazionale e quelle ordinamentali, anche di rango costituzionale, nonché relative ai regolamenti comunitari, nazionali, regionali, riassumibili sinteticamente in: a) violazione del diritto internazionale, in quanto non esiste, tra il Governo Italiano ed il Governo Cubano, alcun accordo bilaterale di reciprocità per il riconoscimento del titolo di laurea in  Medicina; b) violazione dei regolamenti comunitari sul riconoscimento del titolo di laurea e di specializzazione, e sull’esercizio, in ambito Ue,  della professione medica; c) Violazione delle norme di accesso al ruolo della dirigenza medica del Servizio sanitario nazionale, ai sensi del D. Lgs. n. 502/92, e s. m. i.; d) violazione dei Contratti collettivi nazionali della dirigenza medica; e) mancata conoscenza delle norme medico-legali che sovrintendono all’esercizio della professione medica; f) violazione dell’articolo 117, commi 2, 3, 4, 6, 9, della Costituzione; g) mancata conoscenza della lingua italiana; h) mancata conoscenza delle diposizioni legate al Risk Management».

Loizzo: «Ora dobbiamo fronteggiare l’emergenza»

È diversa l’opinione della consigliera regionale leghista Simona Loizzo, segretaria della commissione Sanità del Consiglio regionale calabrese e primario ospedaliero. «Chi fa le convenzioni – puntualizza – valuta sempre bene come allineare i profili, altrimenti non avremmo accettato odontoiatri provenienti da altri contesti. Se ponessimo ostacoli, non saremmo in un mondo globalizzato. È chiaro che la convenzione in parola deve passare al vaglio degli organi competenti, per decidere se il profilo formativo dei medici cubani è compatibile con un’immissione nei nostri ospedali. Questo non saremmo noi a doverlo dire. Io voglio mantenere sempre una posizione equilibrata. Ora dobbiamo fronteggiare un’emergenza, in Calabria. Voglio ricordare che in Italia abbiamo utilizzato questi medici anche nel Covid, che è stata una pandemia su cui non avevamo conoscenze. Pertanto, tende ad essere strumentale dire che questi professionisti andavano vanno bene nel Covid e adesso non vanno bene in Calabria. Il Covid richiedeva una forza culturale e formativa importantissima». «Per uscire dalla crisi, occorre – secondo Loizzo – abolire subito il numero chiuso nei corsi di laurea in Medicina; aumentare le borse di studio regionali; bandire concorsi unici tutta la Calabria; raggiungere un accordo in Conferenza Stato-Regioni per incentivare le specialità più disattese, che riguardano l’emergenza/urgenza, quindi Anestesia e Rianimazione, Chirurgia d’urgenza e di Pronto soccorso e quant’altro. Poi, nelle situazioni di emergenza non si possono avere pregiudizi. Io penso che un medico sia tale dappertutto». 

Sapia: «La soluzione potrebbe diventare regola e non eccezione»

Francesco Sapia, deputato uscente della commissione Sanità, ipotizza che la soluzione dei medici cubani «finisca per diventare la regola e non l’eccezione», posto che «le varie forze politiche sono state mute ed immobili quando, con l’entrata in vigore, nel 2015, della legge sui turni e i riposi obbligatori, varata con undici anni di ritardo per evitare sanzioni dall’Europa, noi ponevamo il problema della necessità e dell’urgenza di assumere migliaia di medici e altri sanitari in tutta Italia». Il deputato denuncia: «Nonostante la lezione del Covid, tranne me e pochissimi altri, il Parlamento ha bellamente ignorato un’ovvietà: la sanità si fa con il personale, sicché le risorse del Recovery Fund non potevano essere impiegate per costruire scatole vuote, prive di medici, infermieri e Oss. In quanto alla Calabria, i suoi medici sono costretti ad emigrare; non c’è ricambio generazionale; mancano possibilità di formazione in ospedale; le cliniche private restano più attrattive; i reparti sono spesso lazzaretti e non esiste un confronto sui percorsi da seguire, in quanto la politica è finita e la responsabilità pubblica è diventata una zavorra di cui liberarsi».

Laghi: «Non capisco le perplessità sulla medicina cubana»

Secondo Ferdinando Laghi, capogruppo di De Magistris Presidente nel Consiglio regionale della Calabria, la vicenda dei medici cubani «è stata riempita di contenuti ideologici e politico-partitici». «Dal punto di vista professionale – evidenzia – questi medici andavano bene per la Covid in Lombardia, in Piemonte, in Veneto, in aree in cui la sanità ha miglior credito della nostra. Perché ora non vanno bene per la Calabria? Sulla qualità della medicina cubana mi sembrano perplessità non fondate sui fatti, dato anche il credito che la sanità di Cuba ha nel mondo. Tuttavia, in Calabria non possono essere più rinviati gli interventi strutturali in ambito sanitario. Infatti, la situazione, che l’opinione pubblica ritiene essere pessima, è in realtà ben peggiore di quanto comunemente non si percepisca. Uno dei pilastri del diritto alla salute, negato, è la desertificazione di tutte le figure professionali, sia sanitarie che amministrative. Non voglio né demonizzare la scelta del presidente Occhiuto né appoggiarla pregiudizialmente». «Gli Ordini dei medici – continua Laghi – dicono che dal loro punto di vista non c’è una compatibilità giuridica in questo decreto commissariale. Se così è, va archiviato immediatamente. La legalità in Calabria è un bene assoluto. I sindacati medici, che sostengono la presenza di tantissimi specializzandi a Catanzaro vogliosi di entrare nel Servizio sanitario calabrese, dicono anche che a questi non viene dato il nullaosta, in maniera più o meno legittima. Gli specializzandi sono coloro che reggono i reparti. Se vanno via, poi magari i professori universitari devono lavorare veramente anche in corsia. A me consta che troppo spesso i concorsi vengano fatti con il contagocce e anche ad personam. Si faccia chiarezza se i concorsi vengono fatti poco e male, per dolo o per incapacità amministrativa». 

Bruni: «Più interrogativi che punti esclamativi»

Amalia Bruni, che in Consiglio regionale siede nel Gruppo misto ed è vicepresidente della commissione Sanità della stessa assemblea, esprime «perplessità per l’operazione relativa ai medici cubani». «Nessuno – premette – ce l’ha con loro. Non ritengo che il presidente Occhiuto abbia messo in opera una serie di strategie che possono essere più lineari. Mi riferisco, per esempio, all’assunzione degli specializzandi del terzo, quarto e quinto anno, che in realtà possono essere stabilmente inclusi all’interno della nostra sanità. L’operazione riguardante il personale straniero pone – afferma Bruni – una serie di problemi, anche linguistici. Tra l’altro, l’inserimento di questi medici potrebbe non essere immediato. Dobbiamo essere confidenti che parlino italiano e il dialetto. Siamo certi che questi professionisti cubani abbiano confidenza con le tecnologie italiane, più avanzate rispetto a quelle di Cuba? Siamo certi che possiamo affidare loro le persone fragili, i nostri anziani, i nostri bambini, le nostre situazioni di emergenza-urgenza? In più, c’è un dato inequivocabile. Occhiuto ha lavorato con un’agenzia cubana. Allo stato, noi non siamo affatto certi che i medici di Cuba abbiano le caratteristiche che servono per entrare nel Servizio sanitario nazionale. Ci sono tutta una serie di situazioni, per esempio il riconoscimento delle lauree, che non possono essere risolte in questa maniera». «Non nego che ci sia un’emergenza, che però – continua la vicepresidente Bruni – si affronta ricominciando a dare i giusti emolumenti, i giusti stipendi ai medici del 118, rimasti fermi al 2006. Dal Pronto soccorso i medici vanno via perché non sono state pagate le indennità Covid ad alcuno. Ci sono tantissimi percorsi da fare. Probabilmente la medicina straniera potrebbe dare tante opportunità, che però andrebbero date a tutti. Insomma, ci sono più interrogativi che punti esclamativi in questa operazione del presidente Occhiuto». «Sull’argomento – precisa Bruni – non è prevista una riunione della commissione consiliare Sanità, il cui presidente, Michele Comito, ha plaudito all’iniziativa di Occhiuto, che prima avrebbe dovuto convocare un tavolo con tutte le forze: presidenti, Ordini, sindacati. Ci sono le soluzioni, ma mi sembra che il presidente della Regione le abbia accantonate. Continua a dire che i concorsi sono stati banditi, ma di che cosa parliamo, se riguardano incarichi trimestrali? Bisogna proporre la strutturazione dei nostri medici; diventiamo attrattivi quando le procedure concorsuali vengono effettuate in maniera rapida e corretta».
A partire dai numeri e dalla metafora della «cura», elementi molto cari al duo Sgalambro-Battiato, noi del Corriere della Calabria abbiamo contribuito ad aprire un dibattito importante, che va ben oltre la questione dei medici cubani. (redazione@corrierecal.it)

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