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Biodiversità e cultura, il percorso etnobotanico all’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia – VIDEO E FOTO

A Lamezia percorso all’ombra dei ruderi e della quercia per riscoprire la ricchezza delle piante spontanee e valorizzare un luogo suggestivo

Pubblicato il: 03/09/2022 – 15:52
di Giorgio Curcio
Biodiversità e cultura, il percorso etnobotanico all’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia – VIDEO E FOTO

LAMEZIA TERME Ci sono esperienze che si raccontano, altre che si vedono e si assaporano respirando profondamente al tramonto di fine agosto. Odori e profumi di un’epoca lontanissima ma che ritornano ciclicamente ad ogni stagione, riportando alla memoria ricordi inattesi. È un po’ quello che è successo all’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia, luogo suggestivo e fortemente evocativo nel cuore della Piana di Lamezia Terme. Fondata quasi mille anni fa da Roberto il Guiscardo, fu colpita duramente da un violento terremoto, quello del 1638. Dell’epoca d’oro della grande opera architettonica non restano che i ruderi che consentono tuttavia di cogliere l’essenza e l’anima di un luogo tuttora simbolico, sebbene ancora in fase di riscoperta e riqualificazione.

All’ombra dell’Abbazia

A ravvivarne la centralità ci ha pensato Carmine Lupia, esperto etnobotanico, durante un percorso presentato dall’assessorato alla Cultura del Comune di Lamezia Terme e dalla presidenza del consiglio comunale, insieme ad Unipegaso, e che ha permesso di riconoscere e apprezzare la ricchezza nascosta tra le piante che circondano i ruderi dell’abbazia. «Nel mondo monastico – ha spiegato ai microfoni del Corriere della Calabria – ci sono stati sempre dei grandi botanici, anzi degli etnobotanici che utilizzavano le piante nel campo medicinale e alimentare, per l’artigianato, ma anche nei riti. Il nostro compito è cercare di capire ancora che ci rimane delle piante che usavano i monaci e soprattutto i monaci benedettini, ma anche quelli italo-greci, conosciuti meglio come Basiliani, perché il monastero che c’era prima di quello della Roberto il Guiscardo era il monastero di Santa Eufemia ed era un cenobio Basiliano». «Abbiamo una ricchezza incredibile dovuta sicuramente ad una biodiversità unica e come dico sempre io a una delle biodiversità diverse che ci siano al mondo, ma anche ha fatto che queste erbe sono state in un certo modo riprese da più culture. A un certo punto poi c’è stato questa stratificazione che ha permesso di avere dei risultati nella nostra tradizione e gastronomica importanti e quindi adesso si sta facendo tesoro di quello che è stato».

Biodiversità e ricchezza

L’Abbazia benedettina di Sant’Eufemia intercetta, di fatto, due grandi pagine della storia della Calabria: la presenza bizantina e la cavalcata normanna. Quello che resta è un filo comune di monasteri all’interno dei quali proprio i monaci hanno trasmesso una grande sapienza attorno al mondo delle erbe che oggi, comunemente, è definita biodiversità. «Questa Abbazia Benedettina – ha raccontato ai microfoni del Corriere della Calabria Giorgia Gargano, assessore alla Cultura di Lamezia Terme – è un punto di intersezione di culture e di mondi che poi in qualche modo afferiscono alle religioni o delle confessioni religiose ma che, di fatto, sono invece delle vere e proprie forme culturali e qui in questo luogo si concentrano, Bizantini e poi Normanni quindi la chiesa greco-ortodossa e poi la chiesa latina, ma c’è un proliferare di altre culture che fanno quasi da humus, questo perché l’abbazia ricordiamo che è costruita sui resti dell’antica città greca di Terina per cui l’Abbazia Benedettina è veramente la sintesi di oltre 1000 anni di cultura». «Carmine Lupia – ha spiegato la Gargano – è stato con me qui un mese e mezzo fa e si è letteralmente innamorato non soltanto del momento ma anche proprio della natura che caratterizza questo luogo. Passeggiando tra l’abbazia, mi sono accorta che la vedeva in un altro modo cioè con altri occhi, aveva l’attenzione a quello che gli occhi e le mani dei monaci nei secoli potevano aver fatto delle diverse erbe spontanee di questa straordinaria biodiversità che c’è in questo luogo».

La quercia secolare

E tra l’altro la sua presenza è particolarmente preziosa «perché – ha detto Gargano – con lui stiamo lavorando a strumentalizzare in qualche modo e proteggere come un bene vero e proprio anche la grande quercia che sta in questo momento all’esterno del circuito dei cancelli, ma che in realtà è sul territorio comunale, risalante ad oltre 400 o 600 anni».

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