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Il caro bollette incomincia a stritolare i calabresi: il vento della disperazione soffia sempre più forte

Viaggio nelle enormi difficoltà che imprese, cittadini e famiglie già stanno avvertendo a causa dell’aumento del prezzo di gas e corrente. E la sfiducia verso la politica aumenta inesorabilmente

Pubblicato il: 05/09/2022 – 14:01
di Emiliano morrone
Il caro bollette incomincia a stritolare i calabresi: il vento della disperazione soffia sempre più forte

LAMEZIA TERME La signora Giovanna vive da sola in provincia di Cosenza. Ha 86 anni e una pensione di circa 744 euro al mese. Dallo scorso ottobre ha finora speso 1.248 euro di gas e 671 di corrente elettrica. Lo provano gli importi bimestrali, incolonnati sul foglio di un quaderno che somiglia a un libro mastro. «Me signu guardata», dice Giovanna, versando il caffè da una cuccuma d’alluminio sbiadito. È stata parsimoniosa, vuol dire, perché «oje – lamenta – ’un se pori accattare chjiu’ nente». I soldi non le bastano, confida: l’inflazione sale senza speranza, come indica il conto del pizzicagnolo sotto casa. Latte, pane, olio, pasta, «tutto aumenta subito», riassume. Non era prevedibile una situazione del genere, sostiene l’anziana, che osserva: «Era miegliu ’na vota. Moni chine campari?». «Ora chi riesce a vivere?», chiede insomma Giovanna, gli occhi tristi, lucidi, provati.
La domanda pesa, ma la donna crede che non avrà risposta, che la politica non abbia capito «’u viernu chi sta’ veniennu». La metafora dell’inverno rende l’idea: il freddo arriverà presto, in tutti i sensi. Ne è convinto Vincenzo Arnone, produttore di caffè nel Cosentino. «Il prezzo di gas e corrente è il primo problema da risolvere, ma– accusa l’imprenditore – non è avvertito nella sua dimensione. In questi giorni di campagna elettorale sento discorsi fuori della realtà. Registro spesso un autocompiacimento in larga parte dei partiti, malgrado la catastrofe alle porte. Tra l’altro c’è il rischio concreto che gas e luce siano razionati già dall’autunno. Ci è andata bene, per adesso. Tuttavia, se bar e ristoranti andranno in crisi, come molto probabile, ne risentirà pure la mia azienda. Vorrei che ci svegliassimo – auspica – dal sonno collettivo. Dobbiamo reagire, unirci, intervenire adesso, scuotere la politica, chiamarla a spiegare come vorrebbe ridurre i prezzi di gas ed energia elettrica. Aziende, partite Iva e associazioni di categoria – sottolinea Arnone – devono sostenere insieme la battaglia. Va trovata una soluzione al più presto, mettendo da parte divisioni, distrazioni e populismi. Le elezioni anticipate sono state una iattura, ci hanno fatto sprofondare nel baratro dopo i due anni di pandemia, chiusure e perdite di fatturato».
Dal prossimo ottobre potrebbero esserci «incrementi superiori al 100%». È quanto ha segnalato di recente l’Arera, l’autorità per l’energia, al governo e al Parlamento. «In relazione alle criticità legate agli elevati prezzi del gas naturale è atteso – ha prospettato l’autorità – un incremento delle bollette per le famiglie, stimabile in oltre il 100% rispetto al trimestre in corso». Il pericolo, però, è che ci siano ulteriori rialzi a breve, laddove, secondo l’Arera, «si mantenessero i livelli delle quotazioni degli ultimi giorni». «Anche se il governo in carica congelasse gli aumenti di luce e gas, ci sarebbe comunque una stangata per le bollette delle famiglie». È la conclusione di uno studio dell’Unione nazionale consumatori. L’ipotesi è che se a ottobre 2022 i prezzi del mercato tutelato restassero inalterati, cioè ai livelli del terzo trimestre 2022, una famiglia tipo pagherebbe la luce il 39,8% rispetto al quarto trimestre 2021 e il gas il 27,6% in più.
Luigi, che ha un piccolo ristorante nel Catanzarese, ritiene che calcoli e previsioni sulle bollette siano sottostimati. Mostra la cucina del locale con cui mantiene una famiglia di sette persone, lui, la moglie e cinque figli, e assicura «uno stipendio regolare» ai suoi tre dipendenti. «Se continua così – prospetta – non potrò pagare l’università ai miei due ragazzi che sono a Bologna e nemmeno i miei collaboratori. Dovremo arrangiarci e forse cambiare attività, ma non è facile a 58 anni e con la crisi che si aggrava».
Nel marzo 2022, dati Inps, in Calabria il Reddito di cittadinanza ha riguardato, tra percettori nominativi e beneficiari complessivi, 174.191 persone e la Pensione di cittadinanza ne ha coinvolto 5.699, per un totale di 79.897 nuclei familiari e quasi 180mila residenti, poco meno del 10% della popolazione ufficiale. «È un quadro tremendo – sottolinea Arnone – delle difficoltà cui si va incontro. Significa che tanta gente dovrà scegliere se mangiare o riscaldarsi».
«Questo stato di cose – racconta l’imprenditore e testimone di giustizia Antonino De Masi, che alle spalle del porto di Gioia Tauro produce macchine agricole – ha creato e sta creando in me grande incertezza. Non c’è solo il problema dei costi dell’energia e del gas. La loro crescita incontrollata si ripercuote sugli approvvigionamenti. Tu oggi non hai più la certezza del prezzo di un bullone, di un chilo di lamiera, di un componente che ti serve a rifornire la tua catena di montaggio. Quindi la situazione è esplosiva. Le mie aziende hanno dovuto sopportare costi energetici triplicati. Per la corrente, oggi andiamo a spendere più o meno, rispetto ai 70/80mila euro all’anno di ieri, circa 210 mila euro annui. Quindi non possiamo pensare al domani. Io che produco macchine, quindi vado a cercare sul mercato i relativi componenti, non ho idea di quanto andrò a pagare un singolo pezzo, non ho idea di quando me lo consegneranno. Qui è saltato tutto. Sono saltati i tempi di consegna, sono saltate le certezze sui costi di approvvigionamento. Ho paura e angoscia. Finora non ho mollato: ancora non ho ribaltato sui clienti finali alcun costo aggiuntivo». «Stiamo facendo noi da cuscinetto – spiega De Masi, che vive e lavora sotto scorta per causa di gravi intimidazioni da parte della ’ndrangheta – in questa situazione, ma se nello spazio delle prossime due settimane non avremo certezze, non credo che sarà utile mantenere l’attività produttiva. Occorrerà fermarsi: noi e tanti altri stiamo lavorando in perdita». «Per fortuna – aggiunge De Masi – il gas mi serve solo per le saldature. Finora abbiamo potuto tenere grazie ai contratti che avevamo già in precedenza. I fornitori hanno chiesto di potermi incontrare, ma non so che cosa succederà domani. Le bollette che ti arrivano sono in pratica triplicate, ripeto». L’imprenditore si spinge più in là. «In Calabria – avverte – l’aumento dei costi di gas e luce avrà un impatto devastante. Al Sud, per le sue disfunzioni storiche, mancanza di infrastrutture e di un sistema produttivo efficiente, le aziende comprimono gli utili perché fungono da assorbente. Qui perdiamo tutto: dalla filiera agricola ai carburanti agevolati. Sarà un’ecatombe. Al Nord, invece, le aziende riescono a fare delle economie perché hanno un potere contrattuale nei confronti dei fornitori di beni e servizi. Perciò possono ancora sopportare i pesi del periodo».
Sulle elezioni anticipate, De Masi non ha dubbi. «È stato una follia, una follia totale in un contesto di grandissima incertezza e instabilità politica. Sono amareggiato e deluso, ma ormai la frittata è fatta. Siamo di fronte alla tempesta perfetta». Poi l’imprenditore ragiona sulle cause del generale silenzio, in Calabria, in merito ai rincari, specie in campagna elettorale. «Ieri pensavamo al raddoppio dei costi energetici delle famiglie, sia per il gas che per la corrente. Come sistema delle imprese, l’avevamo preso alla leggera. Pensavamo – dichiara – che prima o poi finisse e che il buon senso potesse prevalere sul crollo del sistema economico europeo. Alla fine, oggi stiamo aprendo gli occhi tutti su un fatto che ci esploderà addosso». Secondo De Masi, «la Calabria e i calabresi sono poco avvezzi all’associazionismo, all’unirsi nell’affrontare insieme i problemi». «C’è una forma di egoismo – continua – che fa paura. È un tratto che sta condizionando questo momento di grande difficoltà. Io avevo già in programma di raggiungere l’autosufficienza energetica delle mie aziende. Tuttavia, ho spostato il progetto. Volevo investirci centinaia di migliaia di euro, ma adesso non è il caso. Come classe economica calabrese, dobbiamo battere i pugni sul tavolo. Ora, però, siamo l’ultima ruota del carro». «Se non ci sarà un governo stabile, tornerà utile a tutta l’Europa avviare un confronto serio sul problema dei costi energetici. La Russia sta pensando di tagliare i ponti. O uno si inginocchia al potere dei russi, al loro ricatto verso l’Europa, oppure l’alternativa – ammonisce De Masi – è mettere da parte tutto e fare in modo che i sistemi produttivi europei affrontino la situazione con un nuovo Piano di resilienza, ripetendo con l’energia quanto è stato predisposto per il Covid». Intanto, la Germania ha appena varato un piano di aiuti per quasi 65 miliardi di euro, con lo scopo di sostenere i tedeschi a fronte della più pesante crisi energetica europea degli ultimi decenni, che in Calabria rischia di mandare in dissesto diversi Comuni per causa delle bollette maggiorate e che sta portando Sorical, la società idrica regionale, a organizzare investimenti per risparmiare sui costi di trasporto dell’acqua. Ciccio, ristoratore della provincia di Reggio Calabria, pensa di ritornare a Berlino, dove faceva il pizzaiolo, perché «qui tutto tace e nulla si muove».

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