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Il caso

‘Ndrangheta, il processo alle cosche “inguaia” il tribunale di Asti

I giudici del maxi processo Fenice-Carminius denunciano le difficoltà ad emettere le motivazioni della sentenza: «Eccezionale complessità»

Pubblicato il: 09/09/2022 – 18:39
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‘Ndrangheta, il processo alle cosche “inguaia” il tribunale di Asti

TORINO Il tribunale di Asti, nel settore penale, versa in condizioni «ormai permanenti di eccezionale difficoltà». E la situazione è stata certificata anche dal Consiglio giudiziario del distretto del Piemonte lo scorso 22 febbraio. È quanto si ricava da un documento redatto dai giudici che hanno celebrato il maxi processo di ‘ndrangheta Fenice-Carminius, la cui sentenza è stata pronunciata il 10 giugno.
I tre componenti del collegio coordinato da Alberto Giannone hanno chiesto e ottenuto dal presidente del tribunale astigiano, Giancalo Girolami, una proroga di 90 giorni per il deposito delle motivazioni, spiegando che nei tre mesi successivi alla lettura del dispositivo hanno dovuto dedicare un gran parte del loro tempo a processi e ad altre incombenze «in un contesto ormai risalente e permanente di eccezionale difficoltà». I tre magistrati, nella richiesta di proroga, hanno anche tracciato il quadro della «eccezionale complessità» del maxi-processo Fenice-Carmiunius.
Sono state svolte 92 udienze, con l’audizione di circa 250 testimoni (piu’ cinque collaboratori di giustizia). Le conversazioni telefoniche e ambientali acquisite (molte in dialetto calabrese) sono state circa cinquemila, per tremila di esse è stata disposta la trascrizione per un totale di novemila pagine. Le parti in causa hanno depositato documenti che assommano a 80 mila pagine. Gli imputati erano 29, con 44 capi d’accusa per episodi risalenti al periodo compreso fra il 2006 e il 2019.

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