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La ricetta di Boccia per la Calabria e per il Sud: «Lavoro, lavoro e lavoro»

Intervista a uno dei leader del Pd. «Rafforzeremo il reddito di cittadinanza e introdurremo il salario minimo. Chi vota Calenda o Conte aiuta la destra. Il partito calabrese si sta rigenerando»

Pubblicato il: 14/09/2022 – 10:17
La ricetta di Boccia per la Calabria e per il Sud: «Lavoro, lavoro e lavoro»

LAMEZIA TERME «Lavoro, lavoro, lavoro». È questa la ricetta per il futuro della Calabria e del Sud che propone Francesco Boccia, uno dei leader nazionali del Pd, responsabile enti locali della segreteria democrat. In un’intervista in esclusiva al Corriere della Calabria, Boccia si sofferma sui temi di maggiore attualità nel dibattito in vista delle elezioni politiche del 25 settembre, e si sofferma anche sullo stato di salute del Pd calabrese, che lui conosce benissimo, spiegando che il voto «non sarà un tagliando» rispetto al nuovo percorso avviato dopo la fine del commissariamento del partito.

Onorevole Boccia, meno di due settimane dal voto: quali sensazioni nel Pd?
«Tutte le campagne elettorali, dalle Comunali alle Europee, danno sempre ottime sensazioni perché sono i momenti in cui torna in campo la politica quella vera, fatta di passione, di confronto continuo, di abbracci con le persone. Questa in particolare è importante perché c’è in gioco una diversa idea di società. Il Partito democratico si batte per una società moderna, inclusiva, europea, accogliente. Vogliamo investire su scuola e sanità pubblica, sul lavoro sicuro, retribuito adeguatamente e senza più sfruttamento, vogliamo che i diritti civili siano garantiti a tutti, trasporti gratuiti per studenti e pensionati, tutela dell’ambiente come ci chiedono i nostri ragazzi, un fisco progressivo che tuteli le fasce più deboli, sostegni a chi purtroppo è in difficoltà.  E la destra? Finora ha parlato soltanto di flat tax che favorisce i più ricchi, di tagli alla sanità pubblica per darli alle attività sportive, di precarizzazione del lavoro, sono antieuropei e oscurantisti sui diritti. Il 25 settembre l’Italia dovrà decidere da che parte stare e in che tipo di società far crescere i nostri figli e i nostri nipoti».

Il segretario del Pd Letta insiste sul voto “utile” facendo leva sulla minaccia rappresentata a una larga vittoria del centrodestra: ma non temete che questa strategia non paghi a livello elettorale?
«Non lo dice il segretario Letta ma lo prevede questa legge elettorale, voluta da Renzi (e che io mi sono rifiutato di votare). Il Pd è l’unica forza politica che può contrastare la destra, ogni voto non dato al Partito democratico è un favore fatto alla destra. L’unico voto utile a fermare la destra di Salvini e Meloni è quello dato al Pd. Ma qualcuno davvero pensa che Salvini, Meloni o Berlusconi possano avere a cuore le sorti del Mezzogiorno? I ministri leghisti, insieme ai loro Presidenti di Regione, stanno bloccando da giugno il riparto tra le Regioni del Sud del Fondo di sviluppo e coesione, si tratta di 22 miliardi, di cui oltre 2 miliardi e mezzo per la Calabria».

Lei nei giorni scorsi ha detto che “chi vota Calenda vota Meloni”: e chi vota Conte?
«Il discorso non cambia, con la differenza che Calenda qualche giorno fa ha detto addirittura che sarebbe pronto ad un governo con dentro anche la Meloni. È evidente che quella proposta politica guarda a destra. Noi continueremo fino all’ultimo momento utile a presentare le nostre proposte per un’Italia democratica e progressista. Vogliamo proporre agli italiani soluzioni concrete e realizzabili, non libri dei sogni. Ci sono problemi reali che vanno risolti subito: famiglie e imprese non possono pagare bollette così alte, serve uno stop. In pandemia, durante la fase più critica, abbiamo sospeso le rate dei mutui, oggi va sospeso il pagamento delle bollette immediatamente. Serve un tetto al prezzo del gas in Europa, servono interventi che soltanto un’Europa forte e coesa può fare. E quell’Europa non è certamente quella che Salvini e i sovranisti insultano ogni giorno».

Sul piano dei contenuti il dibattito – com’è naturale – è molto concentrato sull’emergenza energetica (che è anche economica e quindi sociale): c’è però un tema completamente dimenticato, lo sviluppo del sud e di regioni come la Calabria, regione che vive tantissime emergenze, dalla sanità alle infrastrutture alla ‘ndrangheta. Quali sono le ricette e le proposte del Pd?
«Lavoro, lavoro, lavoro. Il Sud si riscatta soltanto se investiamo sul lavoro. Il Pd, accanto al rafforzamento del Reddito di cittadinanza che ha salvato migliaia di famiglie durante la pandemia, introdurrà il salario minimo. Perché chi percepisce il Rdc vuole anche un lavoro che dobbiamo garantire essere dignitoso. Abbiamo previsto un Piano per il lavoro nel Mezzogiorno, con 300 mila nuove assunzioni nella pubblica amministrazione entro il 2024 e 129 mila negli anni a seguire fino al 2029 in modo da rafforzare la capacità di investimenti nei territori e sui servizi; nuovi incentivi per l’occupazione e una ‘Fiscalità di vantaggio per il lavoro al Sud; rendere strutturale il taglio del 30% dei contributi previdenziali per le lavoratrici e i lavoratori del Mezzogiorno; stop agli stage gratuiti per i nostri giovani e netta riduzione delle tasse sul lavoro per aumentare i salari».

A proposito di Calabria, il voto delle Politiche sarà anche un “tagliando” sul nuovo percorso avviato dopo il commissariamento?
«Non parlerei di tagliando, in politica i cambiamenti hanno bisogno dei giusti tempi di maturazione. In Calabria abbiamo avviato un nuovo percorso, il segretario regionale Nicola Irto sta facendo un lavoro straordinario insieme ai tanti militanti, ai tanti volontari, alle donne e agli uomini che con passione e dedizione si sono messi al servizio della nostra comunità. Vedere tante iniziative, partecipate, rivedere le bandiere sventolare è un gran bel segnale».

All’interno del Pd calabrese peraltro non sono mancate critiche alla composizione delle liste, critiche contro un rinnovamento ritenuto troppo parziale e contro candidature calate dall’alto: cosa risponde?
«Il Pd calabrese si è rigenerato e Nicola Irto ne è il migliore esempio. C’è una nuova classe dirigente che ha assunto ruoli di responsabilità nel partito e nelle amministrazioni. Dopo tanti anni siamo tornati al governo di città importanti come Cosenza e Catanzaro, il cambiamento in Calabria è solo iniziato. La composizione delle liste non è mai semplice, a maggior ragione questa volta a seguito del taglio dei parlamentari. Si è cercato di tenere insieme novità ed esperienza, lasciando spazio a tutte le anime del partito e della coalizione. Oggi siamo tutti al lavoro per il Partito democratico». (ant. cant.)

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