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«Come tutte le merci di valore, la verità è spesso contraffatta»

Ho letto la lettera inviatami da Giuseppe Riccardo Succurro (la riportiamo sotto, ndr), presidente “in aeternum” del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti.Lo scrivente lamenta espressioni irr…

Pubblicato il: 07/10/2022 – 13:03
di Paola Militano
«Come tutte le merci di valore, la verità è spesso contraffatta»

Ho letto la lettera inviatami da Giuseppe Riccardo Succurro (la riportiamo sotto, ndr), presidente “in aeternum” del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti.
Lo scrivente lamenta espressioni irrispettose e nel farlo – non avvedendosi dell’evidente contraddizione rispetto al lamento – aggiunge «sarebbe stato più corretto professare di ignorare Gioacchino».
Già, perché in Calabria della figura, del verbo e del pensiero dell’abate Gioacchino lo scrivente si ritiene unico depositario, sacerdote officiante di un rito per pochi, pochissimi eletti che per autoconvincimento, sono irradiati di “luce intellettual piena d’amore” e popolano un dantesco empireo, inarrivabile e intangibile.
Mi è capitato raramente di assistere ad una tale manifestazione di supponenza, un’autoreferenzialità declinata con l’indicazione di articoli, lettere e medaglie ricevute dal Centro che sa di esercizio autoerotico di natura fintamente intellettuale.
Nell’elenco fornito poi da Succurro ci sono le pubblicazioni di testi ed il florilegio di espressioni che è utile mettere in fila: teologica simbolica, principi esegetici, dottrina trinitaria, teologia della storia.
Insomma, né più né meno che la plastica dimostrazione di una grottesca ricercatezza che lungi dallo smentirla, conferma invece l’affermazione “irrispettosa” di «Gioacchino confinato all’interno dei monti della Sila».
Mi piace richiamare, usandole come forzata analogia, alcune parole di Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et Exultate «… forme di sicurezza dottrinale o disciplinare che danno luogo ad un elitarismo narcisista e autoritario dove, invece di evangelizzare, si analizzano e si classificano gli altri, e invece di facilitare l’accesso alla grazia si consumano le energie nel controllare».
Il sempiterno presidente – come documenta la sua lettera – non riesce a cogliere e distinguere l’approfondimento e la divulgazione di carattere scientifico-letterario dalla valorizzazione e promozione “urbi et orbi” della figura, del ruolo e dell’importanza di Gioacchino da Fiore che «ha conosciuto il mondo, i suoi vizi, le invidie ed i contrasti della chiesa e delle corti». Si tratta di punti di vista completamente diversi, ugualmente validi ed essenziali.
Ma vale la pena ragionare, stante l’occasione, anche del Centro Internazionale (e privato) di Studi Gioachimiti gratuitamente ospitato in spazi pubblici e titolare, alla stregua di un privé, dei cori notturni dell’Abbazia florense.
Concessioni, unite a contributi pubblici, garantite a una associazione presieduta da quasi 13 anni dal finissimo intellettuale che – in forza delle previsioni statutarie – è anche membro di diritto del Comitato scientifico.
Quest’ultima circostanza, stante la natura privata dell’associazione, ha dato luogo a singolari scelte, ineccepibili sul piano formale ma molto discutibili sotto il profilo dell’opportunità.
Diciamolo pure, solo in Calabria un’associazione privata riceve gratis spazi pubblici, è esclusivista di luoghi simbolici e identitari, si autoperpetua per mandato statutario e pensa che un gigante del pensiero e della storia possa essere questione di famiglia. Ma è questione di cui, magari, ci occuperemo in un altro momento. (paola.militano@corrierecal.it)

Di seguito pubblichiamo la lettera di Giuseppe Riccardo Succurro, presidente del centro internazionale di Studi gioachimiti.

Gentile direttrice,
l’abbiamo ascoltata affermare pubblicamente davanti ad una affollata assemblea che “Gioacchino è confinato all’interno dei monti della Sila”.
Ci è sembrata una espressione irrispettosa. Ciascuno è libero di sostenere che il sole sia nero! Sarebbe stato più corretto professare di ignorare Gioacchino come molti non sono tenuti per forza a conoscere Shakespeare o Corrado Alvaro.
Le segnaliamo un articolo che Il Sole 24 Ore ha recentemente dedicato a Gioacchino da Fiore, al Centro Internazionale di Studi Gioachimiti e a San Giovanni in Fiore. Non ci risulta che il Sole 24 Ore sia pubblicato negli sperduti monti della Sila abitati da feroci briganti.
Le segnaliamo le lettere che quest’anno ci hanno inviato Papa Francesco e Papa Benedetto XVI con splendide parole di elogio verso l’opera di diffusione del pensiero di Gioacchino da Fiore che stiamo compiendo. Le facciamo presente che il Presidente della Repubblica Mattarella ci ha concesso la medaglia presidenziale. Le segnaliamo che tante Reti nazionali hanno trasmesso servizi su Gioacchino da Fiore.
Come prima lettura, le consigliamo questo libro: “Bernard McGinn, The Calabrian Abbot. Joachim of Fiore in the History of Western Thought, New York 1985” che il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti ha pubblicato presso la Casa editrice Marietti di Genova. “L’’abate calabrese. Gioacchino da Fiore nella storia del pensiero occidentale”.
È un’opera che è stata tradotta in quaranta nazioni, anche in Giappone, a testimonianza dell’interesse degli studiosi di tutto il mondo nei confronti del nostro Abate. Bernard McGinn è professore emerito di Storia della teologia alla Divinity School dell’Università di Chicago. Membro del Comitato scientifico del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, ha partecipato ai lavori dei Congressi Internazionali di Studi Gioachimiti insieme ad altri cento relatori provenienti dalle Università americane, tedesche, inglesi, francesi, spagnole, australiane, ecc. Abbiamo avuto il piacere di ascoltarne la prolusione tenuta nell’ambito della commemorazione di Gioacchino a Roma, nell’Accademia dei Lincei, alla presenza del Presidente della Camera. Era presente quando ci ricevette il Presidente della Repubblica (la delegazione del Centro era guidata dal prof Oliverio e dal prof Fonseca).
Il libro di Bernard McGinn colloca Gioacchino da Fiore sullo sfondo dell’ambiente storico e dei precedenti dottrinali, per poi intraprendere un’accurata analisi della sua teologia simbolica attraverso lo studio dei principi esegetici, della dottrina trinitaria e della teologia della storia.
La visione apocalittica della storia di Gioacchino da Fiore affonda le proprie radici nella tradizione cristiana, fino all’Apocalisse di Giovanni, il libro che egli considera la chiave per decifrare l’intera Bibbia. Benché numerose opere abbiano trattato dell’influsso dell’abate calabrese, poche hanno tentato di determinarne la posizione nella storia del pensiero attraverso un’analisi dei suoi apporti teologici più significativi. Buona lettura!

Giuseppe Riccardo Succurro

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