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Basilicata, arrestato consigliere regionale. «Aveva rapporti con la ‘ndrangheta»

Nel mirino la costruzione del nuovo ospedale di Lagonegro. Indagato anche il presidente della Regione Bardi

Pubblicato il: 07/10/2022 – 10:45
Basilicata, arrestato consigliere regionale. «Aveva rapporti con la ‘ndrangheta»

POTENZA Il capogruppo di Forza Italia in Regione Basilicata, Francesco Piro, è stato arrestato nell’ambito di un’operazione della Dda di Potenza, condotta da Polizia e Carabinieri, riguardante la costruzione del nuovo ospedale di Lagonegro.
Il divieto di dimora è stato notificato all’assessore regionale all’agricoltura, Francesco Cupparo (Forza Italia) e all’ex assessore regionale alla Sanità Rocco Leone (FdI).
In totale le persone coinvolte sarebbero un centinaio. Perquisizioni sono state effettuate negli uffici della Regione Basilicata e all’ospedale San Carlo di Potenza, il cui direttore generale Giuseppe Spera risulta essere coinvolto nell’inchiesta. Al governatore Vito Bardi, che risulta indagato, è stata chiesta la consegna del cellulare.

«Piro aveva rapporti con la ‘ndrangheta»

Piro, arrestato stamani, aveva «relazioni con esponenti della locale criminalità organizzata». Secondo la Dda di Potenza, «non di rado per raggiungere proprie finalita’ personali, politiche ed elettorali, e a scopo intimidatorio, ostentava ai suoi interlocutori i suoi asseriti collegamenti con contesti criminali calabresi».

Gli indagati

Gli indagati nell’inchiesta della Dda di Potenza sono: Vito Bardi, presidente della Giunta Regionale della Basilicata; Francesco Fanelli, già Assessore alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Basilicata, attualmente Assessore alla Salute; Gianni Mastroianni, Assessore del Comune di Lagonegro con deleghe alle attività produttive, commercio, artigianato, dissesto idrogeologico, forestazione, lavoro e formazione; Donatella Merra, Assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Regione Basilicata; Antonio Ferrara, Dirigente del settore Amministrativo della Regione Basilicata e Segretario Generale della Giunta Regionale.

Il governatore Bardi: «Vado avanti, mai ricevuto favori»

«Si va avanti in un momento di crisi senza precedenti»: lo ha detto all’Ansa il presidente della giunta regionale della Basilicata, Vito Bardi, indagato nell’ambito di un’inchiesta sulla sanità in Basilicata. «Sono come sempre disponibile a collaborare con gli inquirenti per chiarire ogni aspetto», ha aggiunto Bardi. Fonti vicine al governatore lucano hanno inoltre sottolineato che le delibere oggetto dell’inchiesta «sono atti pubblici, approvate senza secondi fini». Per quanto riguarda i tamponi, Bardi ha sottolineato di «non aver ricevuto alcun favore».

I filoni d’inchiesta: sanità, elezioni a Lagonegro e i kit anti Covid

Le vicende oggetto d’indagine si inquadrano in diversi filoni investigativi, segnatamente: quello della gestione della sanità lucana da parte degli organi preposti, con particolare riferimento sia alle attività amministrative prodromiche e deliberative inerenti al progetto di costruzione del nuovo Ospedale di Lagonegro (in ordine al quale sono previsti investimenti per circa 70 milioni di euro), che quelle relative alle nomine di personale medico e paramedico presso l’Ospedale San Carlo. Il secondo filone riguarda le attività tese al procacciamento di voti in occasione delle elezioni comunali di Lagonegro, nel corso delle quali gli indagati, avvalendosi delle loro prerogative pubbliche, avrebbero ottenuto la promessa di voti o di “pacchetti di voti”, in cambio di atti del loro Ufficio Pubblico (trasferimenti, promozioni, assunzioni, affidamenti di servizi pubblici, vari favoritismi collegati all’insediamento del nuovo ospedale di Lagonegro, ecc). Infine, la Dda di Potenza indaga sulla gestione, nel primo periodo della pandemia, dei cd kit tampone. In particolare, secondo la ricostruzione accusatoria, esponenti dell’amministrazione regionale a differenza degli altri comuni cittadini, accedevano a tali controlli, in assenza dei rigidi presupposti all’epoca richiesti dalla normativa.

“Punito” chi non sosteneva il candidato di Forza Italia

Nel quadro della gestione personalistica del consenso si inserisce anche una delle accuse al sindaco di Lagonegro, Maria Di Lascio – agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulla sanita’ lucana. Di Lascio avrebbe chiesto ai gestori della telefonia mobile nella sua zona di disattivare i ponti radio «per impedire» che i «non sostenitori» di Francesco Piro – candidato di Forza Italia al Senato il 25 settembre scorso – potessero usare i telefoni cellulari. La stessa Di Lascio – secondo la Direzione distrettuale antimafia di Potenza – aveva deciso di “punire” un altro non sostenitore di Piro, impedendogli di accedere «alle condotte idriche» a servizio di alcuni terreni.

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