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Imponimento, il docente amico del clan e la talpa all’Inail di Vibo: così i fondi finivano in tasca agli Anello-Fruci

In aula bunker il racconto del maresciallo della GdF Elio Bonacci: le spartizioni tra Bellissimo, Schicchi e Monteleone. E c’era chi provava a fare il “furbo”

Pubblicato il: 04/11/2022 – 7:06
di Giorgio Curcio
Imponimento, il docente amico del clan e la talpa all’Inail di Vibo: così i fondi finivano in tasca agli Anello-Fruci

LAMEZIA TERME Sono numerose le truffe ai danni dell’Inail che gli inquirenti, coordinati dalla Dda di Catanzaro, riescono a ricostruire nell’ambito dell’inchiesta “Imponimento”. Una parte importante dell’indagine e che certifica il potere criminale della cosca ben radicato sul territorio. Già perché per compiere le truffe, gli uomini della cosca, quelli che fungevano da raccordo con il territorio, si interfacciavano con i professionisti adatti, quelli funzionali a portare a termine i loro scopi.  E in aula, in una delle ultime udienze celebrate davanti al Tribunale collegiale di Lamezia Terme, è ancora il maresciallo del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, Elio Bonacci, a parlare come teste del pm Antonio De Bernardo e a descrivere alcuni degli episodi agli atti del processo, tra i più significativi. 

La figura di Nazzareno Bellissimo

«Le truffe venivano poste in essere – spiega al pm – da un soggetto ritenuto sodale alla cosca Anello, un tale Nazzareno Bellissimo, con la complicità, la connivenza e l’aiuto di un certo Fabio Schicchi, di professione infermiere, che faceva servizio all’Inail di Vibo Valentia, con mansioni amministrative». «Bellissimo è un soggetto, appunto, originario di Monterosso Calabro. Nel 2014 – spiega Bonacci – aveva aperto una partita Iva di disbrigo pratiche e dall’anno scolastico 2015 – 2016 ha cominciato a insegnare come docente di scuola primaria in un istituto comprensivo di Finale Ligure. Lui aveva diverse entrature nell’ente pubblico, quindi all’Inail, e la sua influenza era anche facilitata dalla vicinanza a membri della famiglia Anello di Filadelfia». «Ma – spiega ancora Bonacci – era sempre alla ricerca spasmodica di denaro, ne aveva sempre necessità a causa di debiti pregressi accumulati perché effettuava delle scommesse, scommesse calcistiche». 

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Il legame con Francesco Antonio Anello

Nazzareno Bellissimo ha però un aggancio tra gli Anello-Fruci, uno di spessore ovvero il figlio del capocosca, Francesco Antonio Anello. «Nei suoi confronti nutriva rispetto ma soprattutto timore. In una conversazione – ricorda Bonacci – lo stesso Nazzareno manifestava il suo timore ad andare al cospetto di Francesco Antonio Anello perché era venuto meno a un impegno». Ed è anche per via dei timori e del rispetto nei confronti del clan Anello se Nazzareno Bellissimo si adopera a mettere in pratica alcune truffe all’Inail e favorire, così, la cosca ma anche membri, affiliati e amici degli affiliati. «Tutto questo – chiarisce Bonacci in aula – contribuiva ad accrescere il consenso e il potere mafioso della cosca Anello e in più favoriva anche finanziariamente soggetti appartenenti alla cosca, perché di fatto alcuni indennizzi erogati dall’Inail andavano direttamente nelle mani degli affiliati». 

Il finto infortunio di “Billy”

C’è ad esempio un infortunio tra i tanti documentati dagli inquirenti e che ha visto il diretto coinvolgimento di Nazzareno Bellissimo e il suo socio Fabio Schicchi, quello architettato per favorire Francesco Antonio Anello, figlio del boss Rocco, e che riguardava Domenico Ruscio detto “Billy”, assunto fittiziamente dal 20 gennaio al 29 febbraio 2016 proprio dal rampollo degli Anello. Il falso incidente sarebbe avvenuto il 24 febbraio. «Nell’intercettazione ambientale a bordo dell’Audi A5, il 16 febbraio 2016 Francesco Antonio Anello – racconta Bonacci – contatta il suo consulente del lavoro in cui dice di posticipare il licenziamento di Ruscio a fine febbraio. Subito dopo i due si mettevano d’accordo per recarsi in ospedale per inscenare il falso incidente. Ed effettivamente il 24 febbraio Ruscio e Anello si dirigono in ospedale a Vibo Valentia e, in auto, Anello aiuta lo stesso Ruscio a rinfrescargli la memoria: gli ricordava di dire che lui era alle dipendenze della ditta Francesco Antonio Anello, che in campagna stava lavorando, era caduto un albero di ulivo, e allora Ruscio è salito sull’escavatore per tirare su l’albero. Riscendendo, poi, dall’escavatore è scivolato e si è fatto male alla spalla e al ginocchio e, quindi, gli faceva ripetere proprio queste cose, in modo che lui le memorizzasse». Due giorni dopo Nazzareno Bellissimo comunica ad Anello di recarsi all’Inail dal suo amico Schicchi poi, l’8 marzo 2016, gli chiede di consegnare una busta chiusa con all’interno cinquecento euro a Fabio Schicchi. «Anello – spiega Bonacci in aula – prima di accettare questa proposta chiedeva rassicurazioni circa il buon esito dell’incontro. Infatti, Bellissimo dice: “ce li hai cinquecento euro, glieli devi lasciare, glieli dai a Fabio, capito, metti un foglio, capito, così che non si capisca”. Quindi, è chiaro che gli stava spiegando che doveva mettere in una busta chiusa, con un foglio davanti, i cinquecento euro per consegnarli a Schicchi». E così farà Anello il giorno successivo. 

I soldi incassati e le spartizioni

È il 18 marzo 2016 quando gli inquirenti intercettano un’altra conversazione in auto, a bordo dell’Audi A5 tra Francesco Antonio Anello e Domenico Ruscio. «Anello – spiega il maresciallo – comincia a prospettare come avrebbero suddiviso gli importi, il denaro percepito da Ruscio Domenico dall’Inail. Avrebbero trattenuto per loro duemila e cinquecento euro a testa e la restante parte l’avrebbero suddivisa tra Schicchi e Bellissimo». Attraverso i prospetti ottenuti dalla GdF dall’Inail di Roma gli inquirenti hanno la prova che il 7 aprile del 2016 era stata liquidata a Domenico Ruscio la somma di  5.866,21 euro mentre una successiva tranche veniva liquidata il 30 giugno del 2017, per 3.827,43 euro, per un totale di 9.693,64 euro. Mille sono di spese, cinque a quello, cinque di contributi, settecento siamo rimasti che glieli diamo a quello e due e due sono mie e tue» questo il tono di una conversazione  intercettata il 12 aprile 2016, registrata ancora nell’Audi A5 di Anello. «Il giorno successivo – racconta Bonacci –  Domenico Ruscio, appunto, contava i soldi, si sente il fruscio delle banconote e, appunto, commentava consegnandolo a Francesco Antonio Anello, dicendo: “è sempre un piacere”». 

C’è chi prova a fare il furbo

Un sistema ben collaudato, salvo qualche rarissima eccezione, un tentativo di venire meno ai patti presi con Nazzareno Bellissimo. Ci ha provato Salvatore Pileci che aveva avuto un indennizzo da parte dell’Inail, grazie all’intervento di Bellissimo, pari a 2 mila e cinquecento euro. Secondo l’accordo abituale, una volta ottenuti i soldi Pileci avrebbe dovuto consegnare a Bellissimo la metà, poco più di 1.200 euro. «Il 17 maggio 2016 Nazzareno – spiega Bonacci in aula bunker – contattava Pileci e in questa occasione lo informava che l’Inail aveva effettuato un bonifico in suo favore di 2.449,00 euro. E richiedeva poi il pagamento della somma precedentemente pattuita di mille e duecento, da versare mediante una ricarica Postepay. Ovviamente, nel parlare della somma e dell’importo di 2.449,00 euro i due interlocutori mascheravano la conversazione dicendo che la somma che Pileci doveva versare serviva a pagare un viaggio in autobus». La mattina successiva Nazzareno Bellissimo invia un sms riportante il numero della sua carta Postepay, il suo codice fiscale e subito dopo un altro sms con scritto mille e duecento, che era l’importo che doveva versargli. «Dopo una prima risposta infastidita – racconta Bonacci – Pileci non risponde più al telefono. Poco più di trenta chiamate completamente ignorate solo il 18 maggio». Così Bellissimo decide di rivolgersi a Nicola Antonio Monteleone «per riuscire a avere i soldi che gli erano stati promessi». Monteleone lo rassicura, gli dice di conoscere bene Pileci perché è di Capistrano e che il giorno successivo sarebbe andato a trovarlo. «Il 20 maggio – spiega Bonacci – Bellissimo comunica a Monteleone che Pileci gli aveva versato la somma di 800 euro ma era comunque molto arrabbiato in quanto diceva che gli aveva risposto a questo messaggio che non erano ammessi sconti, perché gli sconti li fanno i Marocchini. Ed effettivamente risulta una ricarica Postepay effettuata il 19 maggio dall’Ufficio postale di Capistrano».

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L’intervento risolutore di Monteleone

 Il 21 maggio Monteleone fa visita a Pileci e, dodici minuti dopo, «comunicava l’esito dell’incontro a Bellissimo, dicendogli che martedì, il martedì successivo Pileci si era impegnato a versare la parte restante di 400,00 euro a Bellissimo». Ma è il 24 maggio e Bellissimo chiama di nuovo Monteleone «dicendogli che Pileci non aveva mantenuto fede agli accordi e non aveva saldato il debito, come aveva promesso, e continuava dicendo che era molto preoccupato e diceva che la persona che doveva ricevere i soldi poteva irritarsi in occasione delle visite a cui si dovevano sottoporre giorno 27 l’ingegnere – ovvero Rocco Anello – e giorno 26 il figlio dell’ingegnere, Francesco Antonio Anello». «Monteleone Nicola Antonio rispondeva – racconta Bonacci – che avrebbe provveduto immediatamente a sollecitare il pagamento». Ed effettivamente Monteleone contatta Pileci «dicendogli – racconta in aula Bonacci – che doveva effettuare subito il pagamento pattuito e diceva che era stato chiamato direttamente dal diretto interessato che avrebbe dovuto percepire i soldi, quindi da Schicchi, e diceva che doveva sbrigarsi a farlo, altrimenti lo Schicchi non li avrebbe più agevolati nelle pratiche inerenti alle indennità Inail». Pileci però ancora non paga. E così il 25 maggio 2016 «Monteleone rispondeva a Bellissimo dicendogli che entro mezzogiorno sarebbe andato da Pileci e si sarebbe arrabbiato. Nel frattempo – racconta in aula Bonacci – scrive a Schicchi e gli dice che entro le 13  avrebbe ricevuto il denaro. Alle 12.11 sempre dello stesso giorno Monteleone contatta Pileci, sollecitando di nuovo il pagamento e lo stesso riferiva che proprio in quel momento stava andando a fare la ricarica». E così è stato. «In effetti, dall’esame dei movimenti effettuati sulla carta Postepay intestata a Nazzareno Bellissimo, abbiamo rilevato che in data 25 maggio, alle ore 13.01, risulta una ricarica di 400 euro fatta dall’ufficio postale di Capistrano». (redazione@corrierecal.it)

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