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il verdetto

Il controllo delle cosche su Isola Capo Rizzuto, 18 condanne diventano definitive – NOMI

Cristallizzate le pene per gli esponenti dei clan Capicchiano, Nicoscia, Manfredi e Gentile. Tensioni e agguati per il controllo del territorio

Pubblicato il: 01/12/2022 – 18:20
di Alessia Truzzolillo
Il controllo delle cosche su Isola Capo Rizzuto, 18 condanne diventano definitive – NOMI

ROMA La Corte di Cassazione ha cristallizzato 18 condanne – dai 10 ai 2 anni di reclusione – nei confronti delle cosche di Isola Capo Rizzuto coinvolte nell’indagine della Dda di Catanzaro denominata “Tisifone” nata in seguito alle nuove dinamiche criminali venutesi a creare dopo l’operazione “Jonny” che aveva strappato parte del tessuto criminale.
Un impianto accusatorio che ha retto fino al terzo grado di giudizio rivelando le nuove alleanze, i nuovi equilibri che si erano venuti a creare ma soprattutto le nuove tensioni che, dopo i numerosi arresti eseguiti, stavano emergendo, dettate dalla volontà di imporre il proprio potere e controllo su Isola.
Le accuse andavano dall’associazione per delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, tentata rapina, incendio, porto e detenzione illegale di armi e munizioni e illecita concorrenza con minaccia aggravata dal metodo mafioso.

Le tensioni su Isola Capo Rizzuto

In particolare, dalle indagini della Polizia –  affiorarono due fronti contrapposti, da un lato i Capicchiano, con a capo Salvatore Capicchiano, desiderosi di affermare il loro monopolio nella gestione del lucroso settore delle gioco illegale mediante l’imposizione e la gestione delle loro slot machine in diversi bar ed esercizi commerciali, dall’altro i Nicoscia con al vertice Antonio Nicoscia, figlio di Pasquale Nicoscia, alias “Macchietta”, i Manfredi ed i Gentile, non concordi su tale esclusività e sull’ascesa totalizzante e non condivisa dei Capicchiano. La conseguenza di questi attriti fu un’escalation di violenza che portò entrambe le parti contrapposte, in diverse occasioni, alla pianificazione di omicidi ai danni della fazione opposta. Proprio la progettazione di quei gravissimi reati portò all’accelerazione dell’indagine con l’adozione del provvedimento di fermo e al conseguente arresto nei confronti degli imputati.

La sentenza della Cassazione

Diventano definitive le condanne di Brook Seyoum Asrat  (3 anni e 4 mesi di reclusione) e Luigi Manfredi (8 anni di reclusione) i cui ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. La suprema Corte ha, inoltre, rigettato i ricorsi di Salvatore Arena (definitiva la condanna a 8 anni); Gianfranco Calabretta (9 anni e 6 mesi); Antonio Capicchiano (10 anni e 8 mesi); Orlando Capicchiano (8 anni e 4 mesi); Salvatore Capicchiano (10 anni e 8 mesi); Alessandro Giardino (3 anni e 8 mesi); Antonio Lentini (3 anni e 8 mesi); Francesco Macrillò (6 anni e 8 mesi); Antonio Manfredi (7 anni); Giovanni Muccari (8 anni e 4 mesi); Antonio Nicoscia, classe ‘87 (6 anni e 8 mesi); Santo Claudio Papaleo (10 anni); Carmine Serapide (2 anni e 8 mesi), Rosario Curcio (definitiva la condanna a 8 anni); Rocco Devona (definitiva la condanna a 6 anni e 8 mesi).
Gli ermellini hanno annullato il ricorso del procuratore generale della Corte d’Appello di Catanzaro limitatamente all’aggravante dell’associazione armata (che era stata esclusa nella sentenza d’appello del settembre 2021) per quanto riguarda le posizioni di Rosario Curcio e Rocco Devona per i quali, su questo punto, dovrà attendersi una nuova sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro. A questo punto se con la nuova sentenza l’aggravante dovesse essere riconosciuta, la pena per Curcio e Devona può aggravarsi.
Nuova sentenza d’appello è prevista anche per la posizione di Antonio Nicoscia, classe ’77, (anch’egli colpevole in via definitiva) perché per lui i giudici d’appello dovranno decidere se applicare o meno la pena in continuazione con la sentenza Pandora. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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