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IL FATTO

Csa-Cisal: «Per i centralinisti non vedenti del reggino impossibile lavorare in smart working»

I sindacati denunciano l’inefficienza nella distribuzione territoriale degli uffici dei Centri per l’impiego e delle sedi locali coordinate

Pubblicato il: 04/12/2022 – 7:00
Csa-Cisal: «Per i centralinisti non vedenti del reggino impossibile lavorare in smart working»

REGGIO CALABRIA Il sindacato Csa-Cisal torna a occuparsi dei Centri per l’impiego. «Recentemente – riporta una nota dei sindacati – sono state messe in evidenza le illogicità e l’inefficienza nella distribuzione territoriale degli uffici dei Centri per l’impiego e delle sedi locali coordinate (Slc), alcune a pochi chilometri di distanza fra loro e/o tenute aperte con pochi dipendenti. Prima ancora, il 18 settembre scorso, avevamo denunciato un’incresciosa situazione che si era venuta a creare nei confronti di alcuni dipendenti fragili (non vedenti) che non avevano ricevuto alcuna risposta dai dirigenti di settore in merito alla richiesta di smart working, proroga che poi è arrivata soltanto grazie all’intervento del legislatore nazionale. In quell’intervento avevamo chiesto un impegno da parte dell’amministrazione regionale affinché a questi lavoratori fosse assegnata un’adeguata strumentazione di lavoro al fine di svolgere la propria mansione di centralinista in maniera dignitosa. Da allora è cambiato qualcosa? Purtroppo sì, ma forse in peggio. E facciamo riferimento al caso delle 3 sedi CpI e delle cinque Slc della provincia di Reggio Calabria».

Ai centralinisti ciechi in smart working chiesto di mettere a disposizione pc e cellulari

«In pratica – prosegue la nota di Csa-Cisal – è stato richiesto ai centralinisti non vedenti, attraverso una mail, di mettere a disposizione un pc notebook o desktop purché fosse dotato di cuffie, microfono e sistema operativo Windows 10 o superiore. Non vogliamo nemmeno sapere se la strumentazione necessaria dovesse essere fornita dall’Amministrazione regionale o da Azienda Calabria Lavoro, esistendo una convenzione con quest’ultima. Ma su questo preferiamo non entrare nel merito. In ogni caso è un fatto (che grida vendetta) che a più di due mesi di distanza il datore di lavoro non abbia ancora garantito a questi lavoratori in smart working i dispositivi minimi per svolgere le proprie attività, con l’aggravante che si tratta di persone non vedenti. È evidente come in tale circostanza a questi centralinisti non siano state assicurate pari dignità lavorativa. Purtroppo, stessa sorte tocca anche ai centralinisti della Cittadella regionale “costretti” a utilizzare i propri dispositivi per poter lavorare in smart working. E questo avviene dall’inizio della pandemia Covid».

Tre non possono lavorare e un altro ha strumenti di lavoro inadeguati

«E vediamo cosa – incalzano sempre i sindacati – questo maldestro atteggiamento, provoca in concreto a danno dei dipendenti fragili. Partiamo dai tre attualmente in smart working. Uno dei lavoratori fragili (non vedente), che avrebbe dovuto rispondere per il CpI di Locri e per la Slc di Caulonia, sebbene avesse messo a disposizione il suo telefono personale per rispondere all’utenza esterna, è impossibilitato a svolgere a pieno la propria attività perché non può trasferire le chiamate in “arrivo” agli altri numeri interni regionali, oltre a non aver ricevuto il resto delle attrezzature necessarie. Un altro centralinista fragile, che ha messo a disposizione la propria utenza personale e il proprio computer (con tanto di rete internet) per il CpI di Gioia Tauro, ha la stessa sorte del precedente. Più o meno la stessa situazione che tocca a un’altra dipendente fragile che avrebbe dovuto ricevere le chiamate per il CpI di Reggio Calabria e per la Slc di Melito Porto Salvo. È evidente che in queste condizioni viene svilita l’attività lavorativa di questo personale, che è limitato a comunicare agli utenti “esterni” soltanto numeri di telefono o mail istituzionali».

Dispositivi ancora “non idonei” per i non vedenti nonostante le denunce

Csa-Cisal prosegue nel suo intervento ricordando che «poi c’è chi, fra i lavoratori non vedenti, ha rifiutato lo smart working, preferendo il lavoro in presenza. È il caso di un centralinista che riceve le chiamate per la Slc di Polistena, Melito Porto Salvo, Villa San Giovanni e Bagnara Calabra e per il CpI di Reggio Calabria. È inoltre l’unico fra i centralinisti “non vedenti” (assieme a un altro dipendente regionale) a poter effettuare il “trasferimento di chiamata” ai numeri “interni” laddove fosse necessario a seconda delle richieste degli utenti. Peccato però che – nonostante le segnalazioni del sindacato Csa-Cisal – abbia a disposizione in sede (a Polistena), dispositivi assolutamente non idonei per le esigenze di un dipendente cieco. Centralino e computer (oltretutto scollegato), che non hanno una funzionalità idonea per i “non vedenti”. Per questi quattro dipendenti, così come per tutti gli altri lavoratori fragili – chiede il sindacato – siano attivate e garantite tutte le forme di tutela della salute e della dignità lavorativa necessarie. Per questa ragione – incalza il sindacato – l’Amministrazione effettui un controllo se, rispetto ai casi sopra esposti, siano effettivamente rispettate le normative in materia e laddove ciò non lo sia ancora s’intervenga in maniera definitiva per ripristinare una situazione di normalità. Basta con l’indifferenza e il pressappochismo, il sindacato Csa-Cisal non si stancherà mai di difendere le prerogative dei lavoratori, in particolare quelli più deboli».

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