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Accordo elettorale politico mafioso, intrecci parentali e monopolio sugli appalti: la ‘ndrangheta “guidava” il Comune di Cosoleto

Le motivazioni dello scioglimento dell’amministrazione per infiltrazioni mafiose. Irregolarità anche nel servizio civile e nel sistema di accoglienza

Pubblicato il: 22/12/2022 – 10:47
Accordo elettorale politico mafioso, intrecci parentali e monopolio sugli appalti: la ‘ndrangheta “guidava” il Comune di Cosoleto

COSOLETO L’accordo politico elettorale mafioso tra il sindaco e la cosca egemone sul territorio, «l’intricata ed estesa rete di rapporti parentali e/o di frequentazioni» tra amministratori ed esponenti della criminalità organizzata, l’affidamento diretto di lavori a ditte guidate da pregiudicati, le irregolarità nella gestione del servizio civile e anche nell’accoglienza dei richiedenti asilo: sono solo alcuni dei motivi che lo scorso 23 novembre hanno indotto il presidente della Repubblica, su proposta e relazione del ministro dell’interno Piantedosi, a sciogliere il Consiglio comunale di Cosoleto, nel Reggino. Il decreto presidenziale di scioglimento, con la relazione del ministero e quella della prefettura di Reggio Calabria che ne è la base, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Negli atti si ricordano anzitutto due operazioni, tra cui quella del 25 marzo scorso, che ha coinvolto 35 persone tra cui il sindaco del Comune di Cosoleto – attualmente sospeso – e un dipendente dello stesso comune, operazioni che hanno indotto il prefetto di Reggio a disporre l’accesso antimafia nel municipio del centro del Reggino.

L’accordo politico mafioso e gli intrecci parentali

«Le verifiche disposte hanno evidenziato la continuità amministrativa che connota fortemente gli organi elettivi di Cosoleto, atteso che l’attuale sindaco è al suo terzo mandato consecutivo e che numerosi altri amministratori in carica hanno fatto parte delle precedenti consiliature; a tale continuità amministrativa è corrisposta la perpetuazione di criticità e irregolari prassi amministrative, come puntualmente evidenziato nella relazione prefettizia e in quella della commissione d’indagine», scrive in premessa il ministro dell’Interno. Si rileva che «la relazione del prefetto di Reggio Calabria si sofferma sulla figura del sindaco indagato, come sopra evidenziato, in concorso con altri soggetti, tra cui un esponente del locale clan mafioso e un dipendente dell’amministrazione comunale, in quanto gli stessi “stilavano un accordo elettorale politico mafioso in vista delle consultazioni amministrative del 2018″». In particolare nella relazione prefettizia «viene precisato che il primo cittadino di Cosoleto – unitamente al citato dipendente comunale, tratto in arresto lo scorso mese di maggio, ritenuto inserito in contesti criminali – è accusato di aver accettato la promessa di un esponente mafioso di procurare voti alla lista elettorale del sindaco, “mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis cp, in cambio della promessa di reperimento di occupazioni lavorative in favore …” di soggetti di interesse della consorteria». Nella relazione prefettizia si ricorda poi il rinvio a giudizio dello stesso sindaco di Cosoleto per «presunte operazioni illecite poste in essere con una impresa edile tese ad orientare l’assegnazione di due appalti per la realizzazione di opere pubbliche bandite dall’ente locale», commesse con l’aggravante di voler «agevolare l’attività dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta…». La relazione prefettizia – si legge ancora nel report del Viminale – poi «pone in particolare rilievo l’intricata ed estesa rete di rapporti parentali e/o di frequentazioni che lega la maggior parte di essi a esponenti della locale criminalità organizzata, tra cui l’attuale vice sindaco reggente coniugata con un noto esponente mafioso locale arrestato nel 2022 per associazione di stampo mafioso; il medesimo intreccio di relazioni familiari e personali interessa lo stesso primo cittadino,come sopra evidenziato attualmente ancora sospeso dall’esercizio delle funzioni della carica elettiva. Analoghe criticità sono state rilevate anche nei confronti di altri dipendenti comunali, risultando, infatti, che gran parte di essi è gravata da precedenti o da pendenze di natura penale. Inoltre vengono segnalati intrecci familiari o frequentazioni con soggetti gravitanti o appartenenti al locale contesto criminale».

«Disordine amministrativo» e irregolarità negli appalti

Secondo il ministero dell’Interno inoltre, nella gestione del Comune di Cosoleto è emerso «un deficit organizzativo dell’ente da cui è derivato un generale disordine amministrativo, rivelatosi peraltro funzionale all’infiltrazione mafiosa, riscontrato, in particolare, nel settore dei tributi locali, ufficio che, per un determinato periodo, è stato gestito direttamente dallo stesso primo cittadino. Gli esiti ispettivi hanno evidenziato “l’assenza di metodologia” per assicurare un’ordinata riscossione dei tributi locali. L’esigua capacità di riscossione delle risorse proprie ha conseguentemente prodotto una rilevante situazione deficitaria dell’ente, tanto che al 31 dicembre 2021 esso presentava un debito residuo pari a euro 854.823,50, importo assai rilevante per un comune di ridottissime dimensioni demografiche quale è appunto il Comune di Cosoleto». Per quanto riguarda le procedure di affidamento di lavori e servizi pubblici, l’organo ispettivo – prosegue la relazione del Viminale – «ha evidenziato che negli ultimi due anni il Comune di Cosoleto ha assegnato lavori, anche in via diretta o in somma urgenza, a diverse società i cui titolari, in alcuni casi, sono risultati gravati di precedenti di polizia… Sono altresì emerse irregolarità nelle procedure afferenti la somma urgenza, in quanto, come previsto, non sono stati effettuati i controlli delle certificazioni antimafia. Tra l’ottobre 2019 e il luglio 2022 sono state inserite in banca dati solo 14 richieste di comunicazione antimafia. Uno dei due addetti comunali abilitati all’inserimento delle richieste in Bdna, inoltre, non ha mai ritirato il proprio username, conseguentemente non ha mai effettuato alcun accesso». La relazione prefettizia evidenzia altresì che «sino all’anno 2020 gli incarichi di assistenza legale dell’ente sono stati decisi in violazione del principio della rotazione, venendo assiduamente affidati ad un solo professionista, coniugato con una dipendente comunale, individuato direttamente dagli amministratori e non dal competente ufficio comunale». Ma – prosegue il ministro dell’Interno – «anomalie e irregolarità hanno caratterizzato anche le attività promosse dall’amministrazione comunale nell’ambito del servizio civile… L’organo ispettivo riferisce che per alcuni dei volontari selezionati dalle commissioni esaminatrici sono state riscontrate controindicazioni di carattere penale, in quanto risultano indagati per associazione mafiosa. Anche le procedure di affidamento della gestione delle attività di accoglienza, integrazione e tutela in favore dei richiedenti e titolari di protezione internazionale sono state caratterizzate da ripetute violazioni della normativa di settore. A tal proposito, viene evidenziato che il predetto servizio è stato dato in convenzione il 15 marzo 2017 a una associazione avente sede a Reggio Calabria per il triennio 2017/2019, senza che venisse richiesta, prima della stipula del contratto, la relativa certificazione antimafia. A tale mancanza è stato posto rimedio solamente un anno dopo e verosimilmente, riferisce il prefetto, come effetto di attività ispettive disposte dalla locale prefettura… Rileva al riguardo, significativamente, che la quasi totalità del personale assunto dal vecchio gestore ed addetto al servizio di accoglienza risulta avere legami familiari o/e di frequentazione con esponenti delle locali consorterie mafiose».

«Preoccupante compromissione dell’amministrazione»

In conclusione, la relazione del Viminale segnala «il preoccupante livello di compromissione dell’amministrazione comunale di Cosoleto che, dunque, non appare in grado di resistere o di opporsi alle ingerenze mafiose che si generano in quel difficile contesto territoriale… una serie di condizionamenti nell’amministrazione comunale di Cosoleto volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali che hanno determinato
lo svilimento e la perdita di credibilità dell’istituzione locale, nonché il pregiudizio degli interessi della collettività». (redazione@corrierecal.it)

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