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Il potere di Arena e Grande Aracri su Catanzaro. Il pentito: «Hanno sempre comandato loro»

Santo Mirarchi nel corso del processo: «Gallo presentato come uno dei nostri». L’ingerenza delle cosche nella costruzione delle villette dei carabinieri e l’“amico” nella Cisl

Pubblicato il: 27/12/2022 – 13:18
di Alessia Truzzolillo
Il potere di Arena e Grande Aracri su Catanzaro. Il pentito: «Hanno sempre comandato loro»

CATANZARO «Lo comandano loro, dottore! L’hanno sempre comandato loro il territorio di Catanzaro». Il “loro”, nelle parole del collaboratore di giustizia Santo Mirarchi, è riferito alle cosche crotonesi degli Arena e dei Grande Aracri. Mirarchi ha testimoniato nel processo Basso Profilo in qualità di imputato in procedimento connesso.
Prima di saltare il fosso, a maggio 2016, ha fatto parte della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto «capeggiata da Paolo Lentini». Mirarchi aveva la seconda dote di ‘ndrangheta, presa nel 2009 nel penitenziario di Siano, «come capo sulla zona di Catanzaro avevo… sulla copiata, avevo Gino Costanzo». Il capoluogo di regione, dice Mirarchi, è sempre stato sotto le cosche di Crotone, Arena e Grande Aracri. Le due consorterie si sono fatte la guerra a partire dal 2005/2006. A riportare la pace sono stati i comuni interessi per i lavori sulla 106. Così gli Arena diedero a Nicolino Grande Aracri la responsabilità di gestire il territorio di Catanzaro che, qualche anno dopo ritornò di nuovo agli Arena «però con un accordo pacifico».
Mirarchi disegna la geografia criminale che, attraverso la 106, va da Catanzaro a Crotone: «su Catanzaro c’eravamo noi. Su Sellia Marina c’era Franco Gentile, il responsabile, perché si era sposato con la figlia di Santino Gigliotti (non indagato né imputato in questo procedimento, ndr); siccome Santino Gigliotti aveva comprato un silos sulla zona di Sellia Marina, avevano dato quella zona di Sellia Marina, come responsabile Franco Gentile. Poi ci sono la famiglia Trapasso di… più avanti Cropani, di Botricello… sì, la famiglia Trapasso. Poi c’è la famiglia Mannolo, poi c’è la famiglia anche che noi lo chiamiamo di soprannome Topolino, che è sopra la montagna delle zone… non mi ricordo mo’ come si chiama quella zona. Poi c’è la zona di Petronà, che là c’è Mario Gigliotti con Peppe Rocca. E poi c’è la famiglia Mannolo più avanti di Cropani… più avanti di Botricello, la famiglia Mannolo, che è Steccato di Cutro. Poi c’è a Cutro la famiglia… Grande Aracri con la famiglia di Nicoscia e a Isola la famiglia Arena».

«Gallo era uno di noi»

«Lei ha mai sentito parlare di tale Antonio Gallo?», chiede il pm della Dda di Catanzaro Paolo Sirleo.
Gallo è imputato nel processo con l’accusa di essere, nella sua veste di imprenditore nel settore dell’antinfortunistica, il riferimento operativo delle cosche nell’area geografica di Sellia Marina, Catanzaro, Botricello, Mesoraca, Roccabemarda, Cutro e Ciro Marina, con un particolare legame con il capo locale di Mesoraca, Mario Donato Ferrazzo, detto Topolino.
Mirarchi afferma di avere sentito per la prima volta parlare di Gallo ad «una riunione in Sila, a casa di Santino Gigliotti». A questa riunione era presenta anche Gallo insieme a Franco Gentile.
Fu quest’ultimo, dice Mirarchi, a presentargli Antonio Gallo e dire che era «uno dei nostri» e che «su molte imprese di costruzioni gli sarebbe stato dato il monopolio della vendita» di materiale antinfortunistico. Gallo all’epoca, tra il 2005 e il 2006 era un piccolo imprenditore, «aveva un piccolo deposito a Sellia». «Gli sarebbero stati dati tutti i lavori di edilizia sulla zona di Catanzaro… – dice Mirarchi –, perché allora stava lavorando la ditta Procopio, la ditta Guzzi, la ditta… la ditta Gatto, la ditta Bova, la ditta… ce n’erano parecchie ditte; comunque stavano lavorando. E imponevamo tramite lui, tramite le attività ad acquistare il materiale antinfortunistico per l’operaio da Gallo Antonio, di cui poi Gallo sul materiale venduto, sul fatturato dava una piccola, mandava una piccola percentuale alla famiglia di Isola Capo Rizzuto tramite Santino Gigliotti».

Le villette dei carabinieri e l’amico nella Cisl

Mirarchi racconta che in una occasione si tentò di costringere la ditta che costruiva le villette per la Legione Carabinieri a «comprare materiale da lui», ossia da Gallo. Le ditte venivano avvicinate cercando di sfruttare anche un amico che Gallo aveva nella Cisl. «Questa persona all’inizio era un operaio, come tutti gli altri operai; dopodiché Gallo lo fece fare sindacalista della Cisl…».
«Allora – racconta Mirarchi –, gli imprenditori sistematicamente acquistavano il calcestruzzo da noi e sistematicamente nella stessa maniera costringevamo, anche perché gli riuscivamo a fare il pagamento dilatato con Gallo ad acquistare il materiale da Gallo senza avere nessun problema; anche se alcune imprese volevano fatturarlo e altre lo ho voluto in nero».
Dal canto suo Gallo «mandava una percentuale sul fatturato a Pasqua, Ferragosto e Natale per le famiglie di Isola Capo Rizzuto e per le famiglie carcerate, di cui questa percentuale che lui mandava, che variava, dottore – dice il collaboratore rivolgendosi al pm –, ora non ricordo quanto era l’importo, variava più volte, una volta se non ricordo male ci fu dato mille e 2 mila euro, che ce li mandò Santino Gigliotti, che erano della ditta di Gallo, per mandarli anche agli Zingari di Catanzaro in modo che non dessero fastidio alle imprese di costruzioni che stavano lavorando sulla zona di Catanzaro. E sistematicamente lui, Gallo, mandava questi pensieri alla famiglia di Isola Capo Rizzuto e poi la famiglia di Isola Capo Rizzuto lo divideva e lo rimandava a noi». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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