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La riflessione

«Autonomia differenziata: il Sud compatto deve dire “No”»

La dove è stato impossibile arrivare democraticamente, lo si vorrebbe imporre d’autorità. Approfittando di far parte della maggioranza di governo, la Lega ha già mostrato interesse per il progetto…

Pubblicato il: 23/01/2023 – 10:43
di Franco Scrima*
«Autonomia differenziata: il Sud compatto deve dire “No”»

La dove è stato impossibile arrivare democraticamente, lo si vorrebbe imporre d’autorità. Approfittando di far parte della maggioranza di governo, la Lega ha già mostrato interesse per il progetto di “Autonomia differenziata” da realizzare, tanto per cominciare, in Lombardia e Veneto. L’intende fare, però, senza tener conto che l’Italia è divisa in mille realtà, e l’una diversa all’altra.  
L’iniziativa non tiene conto che c’è da superare anche il principio che l’Italia, nata dal Risorgimento, non può essere al servizio di nessuno. Men che meno può realizzare “isole autonome”.
Pur comprendendo che la Lega deve alla “sua” gente riconoscenza per il supporto elettorale che riceve ogniqualvolta c’è bisogno, allo stesso modo non può dimenticare che l’Italia risorgimentale non può essere al servizio di alcuno che non sia la comunità nazionale. Così come sarebbe un’impresa ardua equiparare le regioni del Mezzogiorno a quelle del Nord.  
La Lega, secondo uno standard consolidato, pur di arrivare all’obiettivo che si è prefisso, tenta di imboccare la strada della territorialità collaudata sin dai tempi del “federalismo” di Umberto Bossi; ma anche allora i leghisti dovettero alzare le mani e arrendersi. Adesso, magari profittando dell’incarico di Ministro per gli affari regionali l’on. Calderoli vorrebbe imporre ciò che non è stato possibile fare in passato, ma sembra avere dimenticato i valori che il Paese ha acquisito con l’Unità d’Italia e con i sacrifici dei nostri padri.
Già Bossi tentò di instaurare il “federalismo” che non escludeva la «secessione da uno Stato iniquo», come la Lega considerava, in quel tempo – e, forse, anche oggi – il Governo Italiano. Ora che il tempo ha modificato molte cose, la proposta ritorna d’attualità per iniziativa del ministro Calderoli, il quale, evidentemente, pervaso dai “valori sovranisti”, propone l’autonomia anche scontrandosi con Fratelli d’Italia che, al contrario, è un partito nazionalista e centralista.
L’iniziativa è valsa, comunque vada a finire, a far protestare soprattutto i territori del Sud che hanno chiesto al Presidente della Repubblica di fermare quel disegno di legge. Tra i promotori c’è anche Catanzaro che è il capoluogo della Calabria e questo fa onore alla cittadinanza e agli amministratori.
In una lettera inviata al Presidente Mattarella Catanzaro preannuncia la mobilitazione per dissentire da ciò che l’autonomia comporta. Il Capoluogo della Calabria è una delle 140 città del Mezzogiorno i cui sindaci rendono grazie al Presidente della Repubblica per avere dedicato un passaggio del suo discorso di fine anno alle «ingiustizie tra i territori» e hanno sollecitato le forze politiche a non insistere con i progetti di “autonomia differenziata” che possono solo aumentare le differenze tra le regioni. 
Contro l’iniziativa di Calderoli si è schierata anche l’Associazione Nazionale Comuni Italiani della Sicilia, secondo la quale «l’insistenza può comportare la frammentazione del territorio nazionale». L’Associazione calabrese, invece, si è riservata di inviare un documento al Capo dello Stato. In Calabria anche un movimento di cittadini auspica una legge di iniziativa popolare che promuova un referendum sul “presidenzialismo”. Secondo costoro è indispensabile che chiunque intenda apportare modifiche alla “Carta”, lo deve fare coinvolgendo la popolazione e usando i mezzi voluti dalla democrazia, cioè il referendum. La Costituzione italiana, peraltro, prevede che “il regionalismo” deve essere solidale per non lasciare indietro nessuno.
È un dato di fatto che Calderoli rischia di dover rendere conto al Paese per un progetto che può finire anche in sede giudiziaria, considerato che da più parti si sostiene che esso rappresenta l’antitesi dei valori voluti dall’Unità d’Italia. Le avvisaglie, come si vede, ci sono già e non provengono solo dalle regioni meridionali: il Presidente della Puglia Michele Emiliano, considera la proposta Calderoli difficile da attuare; e, come lui, altri sono pronti ad opporsi.
Il professor Viesti, per esempio, ha definito tale progetto «la secessione dei ricchi», ovvero un sistema per trattenere le tasse versate dai cittadini di ciascuna regione per avere una maggiore efficienza di spesa. Si trascura, in tal modo, il presupposto della “perequazione” che fa parte dei principi fondamentali della Costituzione del nostro Paese.
*giornalista

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