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Caso Calabria Verde, «i manager favorirono l’impresa boschiva ma non sono coinvolti nella truffa»

La sentenza del Tribunale di Castrovillari motiva le assoluzioni di Pignanelli e Caligiuri. Condotta «senza valenza penale» per Savio

Pubblicato il: 31/01/2023 – 16:41
Caso Calabria Verde, «i manager favorirono l’impresa boschiva ma non sono coinvolti nella truffa»

COSENZA Che ci sia stato «un certo trattamento di favore verso De Luca» pare evidente a Rosamaria Pugliese, giudice del Tribunale di Castrovillari. Marino De Luca è un imprenditore del settore boschivo legato a Gaetano Pignanelli, ex capo di Gabinetto dell’allora governatore Mario Oliverio, assolto – assieme a Leandro Savio, dirigente di “Calabria Verde”, e Mario Caligiuri, capo struttura del dipartimento Agricoltura, Foreste e Forestazione della Regione Calabria – dalle accuse di truffa e falso formulate nell’inchiesta della Procura di Castrovillari.
La sentenza di primo grado, emessa nello scorso mese di settembre, è arrivata a distanza di sette anni da un blitz alla Cittadella che fece molto rumore. Le motivazioni depositate nei giorni scorsi spiegano le ragioni delle tre assoluzioni, pur partendo dal presupposto che un occhio di riguardo, in effetti, ci sia stato nei confronti dell’imprenditore legato al manager di nomina politica. De Luca, infatti, «acquisite in tempi brevi e in assenza di idonea istruttoria le chieste concessioni, ha dato avvio ai lavori, prelevando dai fondi indicati negli atti concessori materiale legnoso in quantità di gran lunga maggiore di quella oggetto di concessione». Si parla, stando alla deposizione dei testi, di 30mila quintali rispetto ai 5mila concessi. La ditta impegnata nel taglio boschivo avrebbe, così, aumentato i propri profitti in maniera anomala. Secondo l’ipotesi d’accusa con la partecipazione dei dirigenti. Per i giudici non è così. 
Riguardo alle azioni di Pignanelli e Caligiuri, si sottolinea in sentenza, «non è emerso alcun elemento di collegamento tra tali condotte e il piano truffaldino; esse, al contrario, sono apparse autonome e indipendenti rispetto al predetto piano e, così, prive di idonea efficacia causale». La condotta dei due dirigenti «appare univocamente indirizzata ad agevolare il rilascio delle concessioni in favore di De Luca». Gli atti, però, «non costituiscono il risultato finale perseguito» dall’imprenditore, «che, invece, è rappresentato dall’acquisizione di ingenti quantitativi di materiale legnoso, in misura di gran lunga maggiore di quella concessa». In questo senso «non è emersa alcuna efficienza causale della condotta» di Pignanelli e Caligiuri, «che avrebbero solo caldeggiato il rilascio delle concessioni e la revoca della successiva sospensione, ma non avrebbero tentato di condizionarne il contenuto attraverso l’indicazione al ribasso del materiale da estrarre». Il collegamento tra il favore reso a De Luca per il rilascio delle concessioni e la truffa rimane, in sostanza, «nell’alveo delle mere ipotesi». E «non è stato provato» che i due manager ne «fossero a conoscenza». 
Il quadro rappresentato non è quello di una gestione limpida della cosa pubblica: Pignanelli, testimone di nozze di De Luca, si è «interessato» alle sue vicende «con discutibili modalità» ma «rimane comunque il dubbio» che quell’atteggiamento fosse attuato in relazione alla truffa del legname. La condotta di Leandro Savio, invece, «sembra, piuttosto, comprovare un atteggiamento di opposizione ad azioni dannose per l’azienda che induce a escluderne qualsivoglia valenza penale». (redazione@corrierecal.it)

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