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L’APPROFONDIMENTO

COLTIVIAMO CAPOLAVORI | Taccone: «Il nostro olio apprezzato anche in Europa»

Il titolare dell’azienda Acton: «Puntiamo su innovazione e qualità. Nella piana di Gioia Tauro i migliori kiwi verdi e gialli d’Italia»

Pubblicato il: 02/02/2023 – 0:09
COLTIVIAMO CAPOLAVORI | Taccone: «Il nostro olio apprezzato anche in Europa»

LAMEZIA TERME «La nostra fortuna è che la Acton è una azienda molto grande, con un’economia di scala importante, collocata in diversi areali della Piana di Gioia Tauro. Parliamo di 300 ettari che contornano il borgo di Cannavà, ma parliamo anche delle zone aspromontane verso Sitizano, Cosoleto. Anche lì ergono le Sinopolese Ottobratica, così come nella zona di Lamezia Terme. Questa è una azienda che porta il nome di Maria Elonora Acton, ma si tratta di un gruppo di famiglia, il gruppo Taccone-Acton, che va da mio padre a me e mio fratello. Abbiamo la fortuna di riuscire a selezionare, tramite le varietà che abbiamo messo a dimora, l’olio migliore riuscendo ad avere una produzione annuale». A dirlo, ieri sera, nel corso dell’ultima puntata di “Coltiviamo capolavori”, condotta da Saveria Sesto e in onda su L’altro Corriere Tv, è stato Pietro Taccone, titolare dell’azienda “Maria Eleonora Acton”. «L’azienda – ha detto Taccone – si colloca precisamente nel borgo agricolo Cannavà. Un borgo di origini settecentesche con un impianto interessante e unico nella zona e nella Calabria stessa. Parliamo di una corte quadrangolare dove c’era e c’è tuttora una casa padronale e tutte le case contadine. Passa lungo questa corte un asse viario dove ci sono tutte le strutture, i fienili e la masseria. Intorno al borgo si estendono uliveti per circa 300 ettari. Si tratta di oliveti piantati alla fine del 700, inizio 800, con le caratteristiche della Ottobratica e della Sinopolese. Parliamo di alberi maestosi che possono arrivare a 400 metri quadri della loro ampiezza e che si ergono a venti metri di altezza».

Le bottiglie di olio extravergine di oliva

«Ho menzionato l’Ottobratica – ha affermato Taccone – perché si tratta di una varietà tipica della zona aspromontana della zona di Gioia Tauro. È una pianta che messa a dimora circa 200 anni fa si è manifestata grazie a un terreno fertile di origine vulcanica come quello della piana di Gioia Tauro. Piantata a sesti di 20 metri, cioè 20 metri da un piede all’altro, è diventata quindi di grandissime dimensioni. Nei primi dell’800 in Europa, così come in Italia, si estraeva soltanto olio lampante che era l’unico grasso vegetale in commercio. La nostra era una zona florida, ricchissima. Piante di queste dimensioni erano state piantate con questi sesti proprio per avere una grandissima produzione. Era la ricchezza del Sud Italia, di Calabria, Sicilia e Puglia. Con l’Ottobrata, a partire dagli anni 80, l’azienda Acton ha investito sull’innovazione tecnologica. Un’innovazione che ha svoltato e ha fatto da apripista nel mercato della qualità dell’olio calabrese. Tutto questo avvenne grazie a mio padre che portò dall’America delle macchine scuotitrici che si usavano per la raccolta delle noci e trasformate qui in Italia per la raccolta degli ulivi. Questo sistema ha iniziato via via a funzionare anche nella piana di Lamezia e soprattutto in quella di Gioia Tauro. Quindi oggi abbiamo una raccolta di queste piante maestose come l’Ottobratica, anticipata nel periodo di ottobre. Si chiama ottobratica proprio perché è un’oliva da raccogliere a ottobre, perché altrimenti rischia di guastarsi. Abbiamo un olio di estrema qualità dato alla raccolta. La nostra è un’oliva verde e un olio verde fruttato. Dall’Ottobratica andiamo poi alla Roggianella, una varietà che abbiamo piantato 20 anni fa, messa in sesti. L’abbiamo completamente meccanizzata, così come la Cassanese, la Nociara, il Leccino, per finire poi con la Cannavà, quest’ultima un vero e proprio fiore all’occhiello dell’azienda Acton. Il nome chiaramente si rifà al Borgo di Cannavà, il nostro cuore pulsante delle attività».

Il borgo di Cannavà e l’azienda Acton

«Ho parlato degli ultimi 40 anni – ha proseguito Taccone – e di questa innovazione tecnologica che ci ha portato notevoli vantaggi, ma l’azienda parte dal ‘700. È un’azienda che, per linea femminile, si è tramandata fino a mia madre. Il Borgo di Cannavà è l’ultimo spezzone di questo grande feudo di 40.000 ettari che andava dallo Jonio al Tirreno e Cannavà è il cuore pulsante dell’azienda. Lo portiamo avanti noi in famiglia con tradizione, devozione e anche con un po’ di orgoglio. La Cannavà è una varietà che noi abbiamo selezionato, ed è un clone locale, da semenzaio. Quindi è una selezione gamica. Studiandola nel corso degli anni, abbiamo visto che resisteva molto bene alle crittogame, cioè le malattie fungine, che sono caratteristiche un po’ del territorio per via della molta umidità. Quindi abbiamo visto che si estrae un olio dalle caratteristiche molto organolettiche, molto profumate, verdi e con dei sentori di erba, tagliata e piccantini. Ed è un olio che riusciamo a raccogliere successivamente alle altre varietà. Quindi, nella raccolta, noi prima incominciamo con l’Ottobratica, poi pian piano con le altre varietà».

Le collaborazioni con le università

«Abbiamo collaborato con varie università – ha rivelato Taccone – con i vari istituti, dal Crai alla Università Mediterranea di Reggio Calabria. Siamo stati affiancati nella ricerca da professori di grande importanza, abbiamo studiato le cultivar. Nel corso degli anni abbiamo provato prevalentemente varietà autoctone calabresi, ma anche varietà centro-italiche tra le quali il frantoio e leccino che è una varietà che noi ad oggi imbottigliamo». Taccone ha parlato della fase di conservazione dell’olio e dell’imbottigliamento. «C’è una zona dedicata con cisterne sotto, azoto, a temperatura ambiente. Ogni socio confeziona con la sua etichetta».

In quali mercati finiscono le bottiglie di olio?

«Ovviamente il primo mercato – ha evidenziato Taccone – è quello locale perché riteniamo sia indispensabile sempre partire dal territorio. Quindi facciamo vendita diretta nel nostro Farmer Shop in azienda. Da questo punto di vista abbiamo puntato anche su un progetto molto interessante che si chiama Ortofficina il cui scopo è quello di valorizzare i prodotti locali della zona. Le nostre lattine e le nostre bottiglie finiscono in tutta Italia, nella migliore ristorazione, con famiglie che acquistano 20, 50 e 100 litri d’olio all’anno. Abbiamo dunque un mercato molto attivo, soprattutto col passaparola che è la nostra migliore arma, perché una volta che si prova l’olio di qualità, non si torna più indietro. Lavoriamo anche all’estero. In Europa abbiamo tre mercati di riferimento come la Germania, l’Inghilterra e la Francia. Proprio in Francia abbiamo trovato dei collaboratori in gamba che grazie a un paniere di prodotti riescono a portare il nostro olio e i nostri prodotti all’interno della grande ristorazione stellata, e questo è un bellissimo veicolo di marketing, perché è un mercato che si alimenta di anno in anno e diventa sempre più grande. Per paniere si intende che oltre che la bottiglia dell’olio, vengono offerte anche le specialità agroalimentari della Calabria. Il nostro obiettivo è quello di fornire senza sosta i nostri clienti, non possiamo mai lasciarli a secco».

Il successo del kiwi

«Il Kiwi – ha detto ancora Taccone – si è affiancato molto bene all’olivicoltura della piana Gioia Tauro. Qui trova il suo areale, clima un po’ umido, terreno molto fertile, freddo d’inverno, caldo d’estate. Il perché del successo di questo prodotto? La Calabria è uno dei maggiori produttori italiani al mondo e quello che viene dalla piana di Gioia Tauro in particolare è di qualità eccellente. Parliamo di frutti che hanno gradi zuccherini importanti e di sostanze secche nutritive molto elevate. E’ una pianta che messa a dimora circa 15 anni fa nella nostra azienda, ha dato una spinta all’economia aziendale molto importante. Quindi su kiwi si sta investendo moltissimo nella piana di Gioia Tauro convertendo anche degli olivi secolari. Ci sono delle cooperative che sono venute dal nord, ma anche locali, che hanno implementato appunto la lavorazione del kiwi per inserirlo nel mercato. Noi abbiamo piantato inizialmente la varietà Hayward che è quella più comune, verde. Recentemente ci stiamo specializzando nel kiwi di altissima qualità. Anche qui per noi la qualità è un mast. Quindi parliamo di kiwi giallo, di polpa gialla che si distingue dal verde all’esterno perché glabro, cioè senza peluria all’interno, molto più dolce, quindi più appetibile, più buono. Un prodotto di eccellenza e di cui si fa sempre maggior uso anche dal punto di vista salutistico. Questa è una coltivazione che si è andata ad integrare nella piana di Gioia Tauro, accanto agli olivi e agli agrumi. Una nuova specie che sta trovando effettivamente un ottimo riscontro da parte dei mercati italiani e da parte del mercato estero».

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