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Arriva l’autonomia differenziata, ma tra il Nord e la Calabria c’è (già) un abisso

Sud sottofinanziato: i numeri del divario su sistema idrico, istruzione e sanità sono da “secessione”. Per “pareggiare” mancano 100 miliardi

Pubblicato il: 07/02/2023 – 7:00
Arriva l’autonomia differenziata, ma tra il Nord e la Calabria c’è (già) un abisso

LAMEZIA TERME Per la Svimez «le regioni del Mezzogiorno presentano un valore di spesa media pro capite, al netto degli interessi, inferiore di circa 4.000 euro per abitante se consideriamo il settore pubblico allargato e di circa 2.700 euro se ci riferiamo alla sola PA». Bankitalia – che utilizza un metodo di calcolo diverso – ha stimato in ogni caso (per gli anni 2014-2016) «un livello di spesa pro capite nelle Regioni del Centro-Nord superiore in media di oltre 1.100 euro per abitante». È da questi dati che parte il Fatto Quotidiano per raccontare che l’autonomia differenziata firmata da Roberto Calderoli e spinta in Parlamento dalla Lega potrebbe realizzare una secessione che appare già nei fatti. E in molti settori. Se è vero che il divario nella spesa tra Nord e Sud è evidente, come dimostrano i dati di Svimez e Bankitalia, questo squilibrio si ripercuote sui servizi. 

Il sistema idrico

A partire dal sistema idrico. Al Nord è concentrata la gran parte della capacità di invaso (un terzo nella sola Lombardia) delle 530 grandi dighe italiane, ma il dato sulle perdite della rete (che peraltro al Sud è più corta) è molto più alto nel Mezzogiorno: se la Lombardia perde in media il 29,8% dell’acqua e la Val d’Aosta il 22,1%, Abruzzo, Sardegna e Sicilia ne perdono più della metà (male anche Lazio e Umbria). La Calabria, secondo gli ultimi dati rilevati, perde circa il 37% dell’acqua immessa in rete, anche se il dato cresce in alcune realtà. E lo stato degli acquedotti è testimoniato dal numero di guasti segnalato dalle cronache. Quanto ai 18.140 impianti di depurazione censiti da Istat nel 2018 si nota «una significativa concentrazione nel Centro-Nord». Peraltro «molti sono ancora i Comuni (339) sprovvisti di questo servizio, per una popolazione pari a 1,6 milioni di abitanti. Si tratta perlopiù di comuni di media/piccola dimensione, che si collocano nella maggior parte dei casi nelle regioni meridionali (Sicilia con 80 comuni, Calabria con 51, Campania con 44)».

L’istruzione

Si legge nel Def che «l’analisi dell’offerta dei servizi per la prima infanzia mostra che sull’intero territorio nazionale risultano attivi 4.857 punti di erogazione del servizio e 180.842 posti, ubicati per la maggior parte nelle regioni Lombardia ed Emilia-Romagna. Le regioni del Sud sono quelle che hanno il minor numero di posti e servizi attivi». Altro esempio evidenziato dal “Fatto”: nel 2019 l’89% dei Comuni emiliano romagnoli offriva questi servizi, in Calabria erano il 22,8%. La considerazione sul patrimonio edilizio scolastico è ancora più sconfortante: circa il 43% delle scuole italiane ricade in zona sismica a rischio 1 e 2 (alto), in Calabria la percentuale supera il 90%. 

Il gap della sanità

La sanità è la madre di questa “secessione dei servizi”. Proprio nella serata di lunedì, il governatore Roberto Occhiuto ha avuto modo di ricordare che quella di reclutare i medici cubani «è un’idea che nasce dalla disperazione, altrimenti avrei dovuto chiudere degli ospedali. Preferisco una vita salvata da un medico cubano che mille critiche». “Disperazione” è la parola chiave quando si guardano i numeri . I posti letto disponibili nelle strutture di ricovero ogni 100mila abitanti: «Emerge abbastanza marcato il divario tra Nord (377,9 posti letto per 100.000 abitanti) e Sud (313,3), influenzato negativamente dai valori di Calabria (297) e Campania (305)». Strutture sanitarie territoriali: in Veneto 985 posti per 100mila abitanti, in Piemonte 947; in Calabria 185 (in Campania, Sicilia e Sardegna sono ancora meno). Per le strutture semi-residenziali: 860 posti per 100.000 residenti al Nord, 192 al Sud. Dati che si traducono in una cifra mostruosa per i viaggi della speranza verso il Settentrione, calcolati in 4,5 miliardi l’anno (nell’era pre Covid) dalla Fondazione Gimbe. In Calabria, sempre nell’era pre Covid, la forbice per l’emigrazione sanitaria andava tra i 250 e i 300 milioni l’anno. 

I Lep e i 100 miliardi (?) da stanziare

Sono cifre note, dati acquisiti. E per questo la legge di Bilancio 2021 stanziò 4,6 miliardi dall’anno scorso al 2030 per iniziare a recuperare il gap infrastrutturale del Sud: dopo due anni, però, il Fatto scrive che «non si è ancora deciso come e dove spenderli». In generale ci si aggrappa ai Lep, cioè “i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”. Dal centrosinistra, però, si sollevano obiezioni. La prima: non potranno dare un numero a tutte le promesse contenute nel patto sociale. La seconda: la ricognizione dei bisogni territoriali va compiuta «nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica», dunque il timore è che le promesse vengano assorbite da codicilli e urgenze politiche del Carroccio. Si stima che  un’autonomia equa non possa realizzarsi senza un aumento di spesa pubblica (c’è chi dice 100 miliardi addirittura) o lo spostamento di corpose quantità di fondi da Nord a Sud. (ppp)

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