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REPORTAGE | Lamezia, distesa di rifiuti nel campo rom di Scordovillo: emergenza ambientale a due passi dall’ospedale

Quasi un chilometro di immondizia e rifiuti speciali come eternit. L’esasperazione di cittadini e associazioni e l’impotenza della politica

Pubblicato il: 15/02/2023 – 15:01
di Giorgio Curcio
REPORTAGE | Lamezia, distesa di rifiuti nel campo rom di Scordovillo: emergenza ambientale a due passi dall’ospedale

LAMEZIA TERME A parole è impossibile descrivere ciò che i nostri occhi vedono e i nostri piedi calpestano, ma lo scenario è tanto desolante quanto sconcertante. E viene da chiedersi come sia stato possibile arrivare a questo punto. Siamo tornati nei pressi del campo rom di Scordovillo, a Lamezia Terme, il più grande del Sud Italia e che ospita decine di famiglie e centinaia di persone tra cui tantissimi minori. E se le condizioni di estrema criticità all’interno del campo sono ben note da tempo, a preoccupare sono i cumuli infiniti di rifiuti ammassati a perdita d’occhio fino all’orizzonte.

Distesa abnorme di rifiuti

Si tratta di una distesa lunga quasi un chilometro di spazzatura, attraversata da una strada sterrata. Su un versante e sull’altro la quantità e la diversità di rifiuti è inquantificabile. C’è di tutto: gomme usate, auto sfasciate e abbandonate, giocattoli, pezzi di auto, rifiuti domestici di ogni tipo, mobili di legno, plastica, elettrodomestici, tv, lavatrici, lavandini. E, a peggiorare il tutto, anche cumuli di eternit. Rifiuti arrivati e scaricati qui chissà come, nessuno sa o ha visto niente. Ma i resti di rifiuti edili lasciano intendere che il problema non riguarda solo la comunità rom.

La vicinanza con l’ospedale

Una enorme e incontrollata discarica a cielo aperto perché qui le telecamere di sorveglianza non ci sono ma che è, di fatto, un problema enorme per Lamezia Terme e l’intera comunità per molteplici motivi. Se da un lato, infatti, c’è il gigantesco impatto ambientale con ripercussioni ancora inimmaginabili, dall’altro c’è il rischio immediato per i cittadini lametini. Questa enorme discarica, infatti, sorge a pochissimi metri dall’ospedale “Giovanni Paolo II” e, con la bella stagione ormai alle porte, aumentano le probabilità che qualcuno appicchi un incendio con conseguenze imprevedibili.

Giuseppe Marinaro – Lamezia Maltrattata

A sollecitare ancora una volta un intervento da parte delle istituzioni è l’associazione “Lamezia Maltratta” e il responsabile Giuseppe Marinaro. «In questi giorni si sta parlando un po’ di questa bomba ecologica – ci racconta – e in effetti è qualcosa veramente di grave anche perché ci sono persone civili nelle vicinanze, abbiamo un ospedale a pochissimi metri, il centro abitato. Chiediamo che l’area venga pulita al più presto possibile perché se rimane questa roba qui, se arriva il mese di maggio o il mese di giugno, sicuramente qualcuno metterà a fuoco». Per questo «chiediamo a questa amministrazione di prendere subito atto, il sindaco è anche responsabile della salute del cittadino e qui la salute del cittadino è pari a zero».  

Un “problema” vecchio mezzo secolo

Quella del campo rom di Scordovillo è una situazione emergenziale di cui si discute e si dibatte ciclicamente da quasi mezzo secolo senza però giungere ad una soluzione alternativa e, soprattutto, definitiva. In ballo c’è un progetto da ben 8 milioni di euro per ripulire e riqualificare il più grande accampamento del Sud Italia ma è necessario guardare ben oltre ovvero alla ricollocazione e all’integrazione di decine di famiglie all’interno del tessuto cittadino. «La nostra idea è quella di far mondo che quello che è accaduto e che tuttora persiste non ci sia più. Siamo già intervenuti su una prima parte, un intervento meramente tampone, ma abbiamo proceduto alla pulizia della strada di via Newton all’ingresso dal ponte ferroviario, abbiamo asfaltato la strada per renderla transitabile e per rendere il luogo meno nascosto rispetto a quello che è. Ora con gli uffici si sta alacremente lavorando per cercare di risolvere dalle altre entrate dove ancora c’è un quantitativo abnorme di rifiuti che sono da eliminare». «Ci tengo a sottolineare che l’intervento che noi abbiamo fatto e che ha riguardato la previsione è costato al comune 100/150 mila euro di soldi comunali che comunque abbiamo speso, ma lo abbiamo fatto con piacere perché almeno abbiamo ridato dignità ad un’area».

Paolo Mascaro – Sindaco di Lamezia Terme

«Bisogna prima integrare la comunità»

I contributi stanziati nel corso degli ultimi anni non si contano. Tra gli ultimi interventi anche la rimozione dei rifiuti dall’ingresso principale del campo e l’installazione di un impianto di videosorveglianza. Ma, al netto degli annunci politici di chi si sussegue in parlamento, al momento nessuna misura risolutiva è stata adottata, oltre all’annuncio da parte del sindaco di un finanziamento da ben 8 milioni di euro. « Per quanto riguarda la bonifica «io – ci ha spiegato il sindaco – quello che ho detto ad ogni tavolo e continuerò a dire è badate che lo sgombero di Scordovillo non è semplicemente un’attività meccanica di spostamento di una comunità da un posto all’altro, perché non risolverebbe il problema. Lo sgombero di Scordovillo presuppone in primis la necessità di dedicare l’attenzione all’integrazione sociale della comunità rom altrimenti ripeteremmo degli errori che la storia del passato di Lamezia e la storia di altre città hanno documentato ovvero la creazione di altri ghetti che possono diventare anche peggio di Scordovillo».  Secondo il sindaco Mascaro è proprio per questo motivo che, con ogni probabilità, in oltre 50 anni «ancora non si è riusciti ad un’attività che sia un’attività che parte dall’integrazione sociale. Pensare di spostare 445 persone e 102 nuclei familiari in un’altra parte del territorio non servirebbe a nulla». «Nei vari tavoli si sta ragionando con questa base di partenza. Ci saranno ulteriori interlocuzioni, ritengo anche a breve, e speriamo che questo problema che ha la stessa età della città di Lamezia, possa avere venire presto a risoluzione».

Un crocevia di «criminalità diffusa»

Il degrado sociale accresciuto sempre più nel corso degli ultimi anni ha reso il campo rom di Scordovillo un vero e proprio “crocevia” di criminalità diffusa. Il primo sequestro preventivo, infatti, risale al 21 novembre 2006. Un altro è avvenuto poi nel 2011, con il differimento dello sgombero di circa 30 giorni per permettere agli interessati di «arginare l’emergenza abitativa». Ma, a distanza di pochi mesi, sono i primi rilievi effettuati dai Carabinieri del NOE di Catanzaro a tracciare i primi profili legati agli illeciti ambientali.
«(…) rappresenta oramai un’autentica emergenza umanitaria ed ambientale al contempo da affrontare unicamente con lo sgombero immediato e la bonifica dell’area interessata dal campo rom, non essendo ipotizzabili strumenti alternativi (…). La scuola, che potrebbe rappresentare la via maestra per l’integrazione, non fa il suo ingresso nel mondo rom e il campo, di converso, diventa ancor di più palestra per l’addestramento al crimine delle nuove generazioni». Questo scriveva nel 2011 il Pubblico ministero esaminati i campionamenti eseguiti dall’Arpacal che avevano evidenziato «un’elevata contaminazione di idrocarburi, piombo, cadmio e rame, con valori ben al di sopra della norma».

Le operazioni

Nel corso degli anni, però, si sono susseguite diverse operazioni. Come quella del 2016 che ha portato all’arresto di numerosi soggetti dimorati all’interno del campo rom, ritenuti responsabili di «plurimi incendi di rifiuti speciali pericolosi». Il 20 giugno 2018, poi, sono state arrestate 5 persone mentre per altre 34 è stato disposto il divieto di dimora nel Comune di Lamezia Terme. E poi tre arresti per furto aggravato nel 2020 ma sopratutto gli incendi: dense, nere e altissime colonne di fumo per anni hanno sovrastato i cieli di Lamezia. Un’impronta tangibile delle attività svolte all’interno del campo, ma anche l’impossibilità di far fronte ad una situazione drammatica. Ed è proprio dall’incendio dell’11 luglio 2019 a far partire una nuova attività investigativa. Il pm, infatti, appresa la notizia del reato, ha disposto l’installazione di alcune telecamere di videosorveglianza per monitorare l’area interna ed esterna all’accampamento, fino alle informative del NOR dei Carabinieri di Lamezia e il blitz eseguito questa mattina.

«Lamezia – esorta infine Marinaro – ha bisogno di riavere nuovamente la sua dignità, chiediamo a questa amministrazione di alzarsi un po’ dalla scrivania e andare a vedere quello che le associazioni segnalano e abbiamo segnalato in questi anni. Adesso non ce la facciamo più, adesso vogliamo che il sindaco ci convochi, ci dia un incontro in modo che noi sappiamo com’è la situazione. Altrimenti noi continueremo a denunciare, continueremo a segnalare, continueremo a tutelare la salute del cittadino, cose che dovrebbe fare il sindaco perché il sindaco è anche responsabile della nostra salute». (g.curcio@corrierecal.it)

Il reportage:

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