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“Coltiva la mente”, l’agricoltura tende la mano ai più fragili. «Grande speranza per tutti»

Presentato a Lamezia il progetto per 44 giovani delle case famiglia. L’opportunità offerta dall’associazione Santelli e da tre aziende agricole

Pubblicato il: 18/03/2023 – 18:48
“Coltiva la mente”, l’agricoltura tende la mano ai più fragili. «Grande speranza per tutti»

LAMEZIA TERME Una mano tesa alle persone fragili e un progetto, promosso dall’associazione “Jole Santelli”, capace di dare senso compiuto all’agricoltura sociale. “Coltiva la mente” è stato presentato sabato 18 marzo alle cantine Lenti/Statti a Lamezia Terme. Un’idea ma anche un seme piantato perché possa germogliare. O, per dirla in termini tecnici, una start-up che offra l’opportunità ad altre iniziative simili.
Lo scopo è quello di sviluppare percorsi di inclusione lavorativa e sociale all’interno di aziende agricole destinati a 44 giovani che vivono in contesti familiari difficili o che sono ospiti in Case Famiglia e Case Accoglienza operanti in Calabria nei comuni di Celico, Castrovillari, Cosenza, Caulonia e Lamezia Terme. I percorsi di recupero sono legati alla coltivazione della terra e alla cura degli animali e sono realizzati in sinergia con le aziende Torre di Mezzo di Castrovillari, Lenti/Statti di Lamezia Terme e G.R. Macrì di Gerace. Un progetto con la speranza al centro. E con la certezza, per dirla con Paola Santelli, sorella della compianta governatrice Jole, di raccogliere «frutti rigogliosi e meravigliosamente maturi».

Santelli: «Una grande speranza per questi giovani e per il futuro della nostra terra»

È proprio Paola Santelli a spiegare che “Coltiva la mente” «rientra nell’ambito di intervento dell’agricoltura sociale, cioè di tutte le azioni atte a fare recuperare all’agricoltura il ruolo di solidarietà e integrazione al servizio delle persone più deboli. È un percorso educativo-formativo che i ragazzi delle case famiglia coinvolte effettueranno e stanno effettuando in aziende agricole multifunzionali». Il progetto «non vuole avere soltanto una funzione di formazione e orientamento ma vuole aiutarli a sviluppare relazioni interpersonali. Vuole essere un momento di crescita, perché i ragazzi in questo percorso vengono responsabilizzati, sono parte attiva del loro percorso formativo ed educativo. Questo per fare accrescere in loro il senso di fiducia verso se stessi e verso la società che li circonda». Santelli racconta con orgoglio che «le aziende ci hanno riferito di aver avuto di fronte ragazzi educati, attenti, curiosi, desiderosi di apprendere e soprattutto coscienti di avere un’opportunità. È una grande speranza per questi giovani e per il futuro della nostra terra. Lo dico perché abbiamo fatto un grande lavoro di squadra per realizzare un progetto non facile. Abbiamo lavorato come una squadra per consentire a questi ragazzi di fare una bella esperienza di vita. Abbiamo lanciato dei semi che coltiveremo con grandissimo amore».  

Statti: «Progetto che si sposa con la filosofia della nostra azienda»

L’imprenditore Alberto Statti sottolinea che «l’agricoltura va guardata in un’ottica di multifunzionalità. Non siano abituati a coltivare soltanto prodotti agricoli; abbiamo allargato il nostro sguardo anche ad altri settori, al sociale in modo particolare. Stavolta l’associazione Santelli ha voluto chiamarci per condividere questo progetto che si sposa con la filosofia della nostra azienda: fare business sì, ma guardare anche al sociale, aiutare chi ne ha bisogno e dare anche una prospettiva diversa a tanti giovani che hanno la possibilità di realizzarsi in questa regione e possono guardare all’agricoltura con fiducia e con rispetto». 

Caligiuri: «Una opportunità per questi giovani»

Fulvia Caligiuri, partner del progetto con Torre di Mezzo, evidenza che «troppo spesso si parla di agricoltura soltanto in termini di numeri, bilanci e risvolti economici, invece la parte più naturale è proprio il risvolto sociale, vista anche la tipologia di attività e di vita che si svolge all’interno della nostra azienda agricola». «Un’attività – dice – più legata alle nostre tradizioni, alla vita semplice. Anche questa è una ricaduta fondamentale per i ragazzi che stanno all’interno delle case famiglia. Per loro questo progetto potrebbe essere la possibilità rapportarsi alla vita lavorativa in un modo migliore, perché i valori che si trasmettono nel corso dei lavori agricoli – anche quelli che comportano “semplicemente” il rapporto con la terra o con gli animali – non possono che far bene da un punto di vista sociale. E mi auguro che questa collaborazione possa essere da sprone e da punto di partenza per tante altre aziende agricole e tante altre case famiglia». 

Francesco Macrì: «Ho visto l’entusiasmo di questi giovani» 

Anche Francesco Macrì parla di «un progetto meraviglioso. Ho visto l’entusiasmo di questi giovanissimi – che vengono da condizioni tristi – nelle aziende. È stato veramente toccante osservarli appena arrivati in azienda, quando hanno cominciato a vedere gli animali liberi. Sembrava quasi che si liberassero loro stessi. Una cosa bellissima, ringrazio Roberta e Paola per avermi voluto coinvolgere in un progetto che è veramente di agricoltura sociale. Spesso se ne parla a vanvera  ma questa è davvero agricoltura sociale». 

Gallo: «Il progetto può costituire un’ottima start-up»

Chiude l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo. Gallo evidenzia che «l’agricoltura in questa regione è vita ed economia. Ma può costruire anche un messaggio sociale importante com’è in questo. I 40 giovani provenienti da case famiglia di questa regione potranno avere un’occasione diversa e soprattutto un’opportunità. E credo che sia doveroso che si cominci a parlare anche di questo, un messaggio che credo sia giusto comunicare nel ricordo di Jole Santelli». Anche grazie a «tre aziende che fanno qualità e imprenditoria agricola a livello interregionale. Bene che cominci a esserci un progetto-pilota che possa costituire un’ottima start-up». (redazione@corrierecal.it)

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