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l’inchiesta

Estorsioni e traffico di droga a Rocca di Neto. Chiuse le indagini per 33 persone – NOMI

Chiuso il cerchio sulla cosca Corigliano-Comito, legata a doppio filo con il locale di Belvedere di Spinello e “devota” a zio Mico Megna

Pubblicato il: 15/04/2023 – 19:28
di Alessia Truzzolillo
Estorsioni e traffico di droga a Rocca di Neto. Chiuse le indagini per 33 persone – NOMI

CATANZARO Sono 33 gli indagati sui quali la Dda di Catanzaro ha chiuso il cerchio riguardo all’inchiesta contro la cosca Corigliano-Comito di Rocca di Neto che lo scorso 19 dicembre portò al fermo di 18 persone da parte della Squadra Mobile di Crotone.
L’indagine, vergata dai sostituti procuratori Domenico Guarascio e Paolo Sirleo, parte da un input informativo del Federal Bureau of Investigation di New York, in ordine a presunti episodi estorsivi commessi nell’area di Manhattan. Le indagini svolte dai poliziotti del Servizio centrale operativo, delle Squadre Mobili di Crotone e Catanzaro hanno portato ad individuare, strutturata e operativa sul territorio di Rocca di Neto, la cosca Corigliano/Comito legata a doppio filo con il locale di Belvedere Spinello con proiezioni negli Stati Uniti d’America. Per questa ragione Fbi e Polizia di Stato si sono trovate a lavorare insieme e a eseguire diverse perquisizioni a carico di soggetti indagati in un procedimento penale collegato.

Gli indagati

Gli indagati ai quali è stata notificata la chiusura indagini sono: Domenico Barbaro, 32 anni; Rosario Barberio, detto “Sarino”, 62 anni; Fortunato Barone, 54 anni; Salvatore Benincasa, detto “Sciuriddu”, 34 anni; Michele Bernardi, detto “Il Greco”, 44 anni; Francesco Bevilacqua, 54 anni; Virgilio Antonio Bruno, detto “Egidio”, 53 anni; Francesco Comito, detto “Capa 58”, 34 anni; Martino Comito, 58 anni; Michele Antonio Comito, detto “Totonello”, 60 anni; Michele Antonio Comito, detto “Totonno”, 32 anni; Salvatore Comito, detto “U scienziato”, 36 anni; Umberto Comito, 55 anni; Luigi Corigliano, detto “Capa ianca”, 28 anni; Luigi Corigliano, detto “Catammino”, 27 anni; Martino Corigliano, 57 anni; Pietro Corigliano, 55 anni; Patrizia Cundari, 56 anni; Alessandro Curto, detto “Salvatore”, 32 anni; Antonio Curto, 51 anni; Antonio Donato, 42 anni; Luca Frustillo, 38 anni; Mario Vito Funaro, 33 anni; Mattia Lagani, 20 anni; Raffaele Lagani, 50 anni; Donatello Mancuso, 32 anni; Pietro Marangolo, detto “Ioscera”, 46 anni; Pantaleone Marino, 62 anni; Mico Megna, detto “ziu Mico”, 74 anni; Antonio Piperato, 30 anni; Gabriele Stefanizzi, 30 anni; Daniele Tallarico, detto “U Sciubbo”, 30 anni; Giuseppe Martino Zito, detto “U Curnacchia”, 53 anni. 

Le accuse

Le accuse vanno dall’associazione mafiosa all’associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, alla cessione, vendita e detenzione illegale di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana), estorsione aggravata dal metodo mafioso, danneggiamento, reati in materia di armi aggravati dal metodo mafioso. Sono 185 capi di imputazione che descrivono una cosca che maneggia armi ed esplosivi, controlla le piazze di spaccio a Rocca di Neto e comuni limitrofi, e impone la propria presenza attraverso le estorsioni.
Dell’associazione mafiosa farebbero parte Pietro Corigliano (a capo del gruppo criminale), Umberto Comito, Pietro Marangolo, Martino Corigliano, Pantaleone Marino, Virgilio Antonio Bruno e Giuseppe Martio Zito.
In grande considerazione il gruppo teneva Domenico Megna, detto “ziu Mico”, boss di Papanice, partecipe nelle estorsioni su Rocca di Neto e nello scambio di armi.
Se Pietro Corigliano viene considerato a capo della cosca, Salvatore Comito è individuato quale promotore e organizzatore dell’associazione dedita al narcotraffico, coadiuvato da Michele Antonio Comito, classe 63, Francesco Comito, Salvatore Comito, Michele Antonio Comito, classe ’91, Domenico Barbaro e Gabriele Stefanizzi.

Le estorsioni

Sono quattro le estorsioni contemplate dall’accusa. Tra le vittime c’è la clinica “Romolo hospital” di Rocca di Neto, costretta a versare alla consorteria 2000 euro al mese. L’estorsione era camuffata dietro il falso pagamento di cornetti che i dipendenti della casa di cura “ordinavano”. Quello era il segnale, secondo le indagini, che il denaro era stato raccolto.
Duemila euro una tantum era anche la cifra che avrebbe pagato la società “Ormin srl”. La società agricola Lidonnici era costretta a corrispondere periodicamente 1000 euro, soldi che, su indicazione del boss di Papanice Domenico Megna e di Pietro Corigliano, venivano ripartiti.
Erano Megna e Marangolo a interfacciarsi con i titolari dell’azienda “La Valle verde” costretta a corrispondere periodicamente 2000 euro alla cosca.
A gennaio 2022 è stato danneggiato un emettitore di bibite per ordine di Pietro Marangolo, Martino Corigliano e Luigi Corigliano classe ’95. A eseguire il reato sarebbe stato Mattia Lagani. Su tutto, secondo l’accusa, aleggiava il beneplacito di “ziu Mico”. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Pietro Pitari, Mario Nigro, Romolo Villirillo, Ernesto Brasacchio, Giovanni Lidonnici, Armando Gallo, Davide De Caro, Rocco Santoro, Domenico Sirianni, Giuseppe Barbuto, Maggiorino Bubba Bello, Vittorio Gangale, Gianni Russano, Vincenzo Cardone, Giuseppe Nicotera, Mario Siniscalco, Mariangela Zito e Pasquale Montesano.
(a.truzzolillo@corrierecal.it)

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