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l’inchiesta

Cocaina a 30mila euro al chilo. Gli affari del broker latitante per gli “amici” della Sibaritide

Nell’inchiesta “Gentleman 2” si staglia la figura di Nikolaos Liarakos, greco con addentellati nel Cosentino. Propone e gestisce grosse partite di droga e non disdegna di negoziare l’approvvigionam…

Pubblicato il: 06/06/2023 – 13:19
di Alessia Truzzolillo
Cocaina a 30mila euro al chilo. Gli affari del broker latitante per gli “amici” della Sibaritide

CATANZARO Nikolaos Liarakos, 47 anni, nato in Grecia, è un narcotrafficante con una condanna definitiva a 28 anni da parte della Corte d’Appello di Catanzaro. Famoso per la sua rocambolesca fuga da Rebibbia con le lenzuola per scivolare dal muro di cinta. Nell’ultima inchiesta della Dda di Catanzaro, denominata “Gentleman 2” è accusato di essere un fornitore di stupefacenti per il gruppo Abbruzzese-Forastefano della Sibaritide. Fino a ieri, giorno del suo arresto, viveva da latitante in Germania. Lo cercavano da sette anni.

50 chili di coca dal Sud America

Gli Abbruzzese e i Forastefano si erano fatti la guerra per anni. Avevano raggiunto la pace grazie al comune interesse per il traffico di droga. Non avevano esitato a raggiungere Liarakos in Germania per mettersi d’accordo su un grosso affare: l’importo di 50 chili di cocaina che dalla Colombia dovevano arrivare in Germania e, da qui, in Calabria per essere smerciati nelle piazze della Sibaritide. In un ristorante italiano, come la migliore tradizione criminale vuole, la polizia tedesca registra un incontro tra Nicola Abbruzzese, Fiorello Abbruzzese, Pasquale Forastefano, Alessandro Forastefano, Francesco Failace e Rosario Giovanni Fuoco in compagnia del loro fornitore Liarakos.
Nel corso del summit il linguaggio è esplicito, il gruppo fa riferimento, scrive il gip, «al quantitativo e al prezzo della droga, alle modalità e ai tempi di trasporto della stessa, al denaro necessario per l’acquisto, nonché a i singoli soggetti coinvolti nell’affare». In più i narcotrafficanti si scambiano messaggi corredati da foto che ritraggono il carico di droga pronto per la spedizione, i mazzetti di banconote e, addirittura, i conteggi relativi alle somme di denaro da ciascuno investite nell’operazione.

Le indicazioni per i sodali

Era compito di Liarakos, scrive la Dda di Catanzaro, mantenere i contatti con i fornitori, contrattare il prezzo e le modalità di consegna della droga, riferiva ogni risultato ai finanziatori e per loro conto custodiva «l’ingente somma di denaro investita per l’importazione di 50 chili di cocaina».

Cocaina a 30mila euro al chilo

In una occasione Liarakos ha proposto l’acquisto di 35 chili di cocaina proponendo un affare: l’acquisto al prezzo di costo: 30mila euro al chilo.
Per dimostrare la bontà della merce aveva fatto recapitare a Fiorello Abbruzzese un campione da un chilo. In un’altra occasione aveva offerto una fornitura di “fumo” (hashish) di origine afgana, marca “Ferrari”, provvedendo ad inviare una fotografia ritraente il campione della partita di “fumo” custodito in Italia, indicandone il prezzo d’acquisto.

Le armi

Il gip Arianna Roccia esclude la circostanza che l’associazione sia armata. Il giudice sostiene che «non è emerso che l’associazione avesse a disposizione delle armi a servizio della stessa». La circostanza che alcuni componenti dell’organizzazione disponessero di armi (Pasquale Forastefano, Fiorello Abbruzzese, Claudio Franco Cardamone e Nikolaos Liarakos) – dice il gip – non deve condurre alla conclusione che le armi fossero al servizio dell’associazione.

Le armi


Di parere diametralmente opposto sono gli inquirenti secondo i quali Nikolaos Liarakos non sarebbe stato solo il fornitore della cocaina proveniente dal Sud America ma, attraverso lui, la cosca avrebbe anche cercato di negoziare l’approvvigionamento di armi e munizioni. Il greco proponeva in vendita a Pasquale Forastefano diverse armi delle quali, come faceva con coca, mandava puntualmente le foto ai finanziatori: fucili tipo mitraglietta e un kalashnikov dotato di silenziatore, diversi fucili, dotati di silenziatore, pistole tipo glock, giubbotti antiproiettile e cappelli con impressa la dicitura “Police”.
La Dda di Catanzaro evidenzia come dalle conversazioni tra gli associati emergesse la natura «la natura sistematica e continuativa di tali rifornimenti». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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