Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 7:35
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

il pedigree criminale

’Ndrangheta, il destino nel cognome: il rampollo dei Marando tra la cocaina al Nord e le radici a Platì

Finita la latitanza di Luigi Marando, figlio del presunto boss di Volpiano Pasqualino. Il nickname “Dsquared2” e le consegne tra Trezzano, Cuorgnè e Volpiano

Pubblicato il: 06/05/2026 – 6:55
di Giorgio Curcio
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
’Ndrangheta, il destino nel cognome: il rampollo dei Marando tra la cocaina al Nord e le radici a Platì

LAMEZIA TERME Una latitanza durata qualche mese, finita solo quando ha deciso di consegnarsi finalmente ai Carabinieri della Stazione di Platì. Sulle sue tracce c’erano le forze dell’ordine che lo stavano cercando dal giorno del blitz, il 14 ottobre scorso, che aveva portato all’arresto di 15 persone, 12 delle quali finite in carcere e 3 ai domiciliari. L’inchiesta aveva fatto emergere un presunto traffico internazionale di droga dal Sudamerica che, in poco più di un anno, avrebbe “movimentato” cocaina per un valore di oltre 18 milioni di euro. Tra i destinatari dell’ordinanza anche Luigi Marando (cl. ’89), sfuggito però al blitz della Guardia di Finanza.

Un nome, una dinastia

Un pedigree criminale non da poco quello di Luigi Marando. Un cognome che pesa, una discendenza che nella storia della ’ndrangheta piemontese e calabrese ha lasciato una scia profonda. Il 37enne di Cuorgnè, in provincia di Torino, è considerato un affiliato di primo piano della locale di ’ndrangheta di Platì, con ramificazioni importanti in Piemonte e nel Lazio. Il suo nome compare nell’inchiesta della Procura di Milano sul traffico di droga tra Piemonte e Lombardia, un affare che avrebbe coinvolto clan di ’ndrangheta radicati al Nord ma legati alla Locride. Ma Luigi Marando non è soltanto uno degli indagati dell’ultima operazione antidroga. È soprattutto il figlio di Pasqualino Marando, classe 1963, indicato dagli investigatori come capo della locale di Volpiano e vertice della ’ndrangheta in Piemonte, dove si era trasferito negli anni Novanta. Una figura, quella del padre, attraversata da faide e sangue. Prima quella di Volpiano, nata dallo scontro tra i Marando e la famiglia Stefanelli di Varazze, chiusa solo dopo una sequenza di omicidi. Poi quella di Platì, la faida che avrebbe segnato definitivamente il suo destino: lo scontro interno alla ’ndrina Trimboli-Marando, durante il quale Pasqualino Marando sarebbe stato ucciso – anche se il suo corpo non è mai stato ritrovato – per mano di alcuni componenti della famiglia Trimboli.

10 chili di cocaina in pochi mesi

È a settembre 2020 che Luigi Marando entra nei radar degli inquirenti milanesi: il gruppo indagato si mette in contatto con un soggetto originario di Platì e dimorante nella zona di Volpiano.
È lui, sempre secondo le indagini, ad aver ricevuto almeno 10 chili di cocaina tra settembre 2020 e gennaio 2021 nel corso di cinque distinti episodi. Gli inquirenti sono risaliti alla sua identità decriptando le chat SkyEcc e individuando il suo nickname “Dsquared2”.
La prima cessione risalirebbe al 18 settembre 2020. In quel caso, infatti, il corriere inviato da Giuseppe Grillo (cl. ’74) – tra gli arrestati – avrebbe incontrato l’emissario di Marando a Trezzano sul Naviglio. «Devo mandare ragazzo a prendere 2 pacchi dove lo faccio venire?». «In via del perugino Trezzano sul naviglio». È questo il contenuto di una chat risalente al 2 ottobre 2020. I protagonisti sono ancora Antonio Caruso (cl. ’90) – anche lui tra gli arrestati – e il calabrese Luigi Marando. Secondo quanto emerso dalle indagini, infatti, quest’ultimo avrebbe richiesto la cessione di altri 2 chili di cocaina. E, come riporta il gip nell’ordinanza, la consegna dello stupefacente sarebbe stata eseguita «da Antonio Santo Perre (cl. ’89) – tra gli arrestati anche lui – nel corso del pomeriggio, poiché il gruppo era in attesa dell’arrivo del carico di 15 chili di cocaina».

L’affare proposto

Altra chat ritenuta rilevante dagli inquirenti risale al 14 dicembre 2020. In quel caso, come ricostruito dagli inquirenti, Antonio Caruso avrebbe proposto a Luigi Marando – indicato sempre come l’acquirente di Volpiano – la vendita di 2 chili di cocaina. «Vuoi fare 2 amico così vedi come va / Che dice Pedro che a gennaio / C’è quella nuova» scrive Caruso. «Fai 2 amico», replica Marando. A quel punto, sempre da quanto sarebbe emerso dalle chat, Caruso scrive a Grillo: «Domani viene disq / Ma faccia andare tokio», riferendosi ad Antonio Perre. Ottenuto l’assenso, Caruso scrive di nuovo a Marando, poi dà istruzioni a Perre: «Comunque alle 4 dai 2 Prada / Nella via dei soldi / uno con Smart nera».  

Cocaina “Prada”

La consegna della cocaina marchiata “Prada” sarebbe avvenuta anche fuori dalla Lombardia, raggiungendo il territorio di Marando. È il 9 gennaio quando “Dsquared2” avrebbe richiesto a Caruso «la possibilità di ricevere la cocaina (3 chili) a Cuorgnè, e di effettuare il pagamento, invece, a Volpiano», annota il gip nell’ordinanza. L’accordo sarebbe stato raggiunto poi l’11 gennaio, la consegna sarebbe avvenuta invece il 12 gennaio. Come ricostruito nella fase investigativa, la cocaina sarebbe stata trasportata da un corriere originario di Piatì, ingaggiato per l’occasione da Antonio Caruso. Giunto a Cuorgnè ha depositato la cocaina, tuttavia rifiutando il trasporto del denaro. «Buongiorno amico / Ti volevo chiedere ma lui può scaricare a Cuorgnè e poi passare da Volpiano a prendere i soldi???». Toccherà poi a Caruso andarseli a prendere di persona. «Okok dimmi più o meno che così mi organizzo amico / Così metto da parte gli impegni e aspetto te» gli scrive Marando. «Alle 11 parto / Un oretta sono là». (g.curcio@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  

Argomenti
Categorie collegate

x

x