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«Petrusewicz e Laboratorio Civico preferiscono difendere Manna e Munno o la città di Rende?» – VIDEO

Incontro con i giornalisti per i consiglieri di “Rende per Rende” De Rose, Monaco e Morrone per parlare di rischio scioglimento, Psc e fusione dei comuni

Pubblicato il: 09/06/2023 – 16:12
di Francesco Veltri
«Petrusewicz e Laboratorio Civico preferiscono difendere Manna e Munno o la città di Rende?» – VIDEO

RENDE «Petrusewicz e Laboratorio Civico sono i difensori di Manna e Munno o della città di Rende?». Non ha usato troppi giri di parole Massimiliano De Rose nel corso dell’incontro con la stampa chiesto e ottenuto oggi insieme a Enrico Monaco e Michele Morrone del gruppo consiliare “Rende per Rende”. Tre i temi trattati: rischio scioglimento del consiglio comunale di Rende, approvazione del Psc (Piano strutturale comunale) e legge sulla fusione dei comuni. Presenti anche alcuni residenti di Santa Chiara e Santa Rosa interessati in special modo all’argomento Psc.
Ma andiamo per ordine, partendo dal tema più caldo, quello che riguarda la mancata costituzione di parte civile del comune di Rende nel processo “Reset” – avviato stamattina in udienza preliminare – sulla mala cosentina e sui suoi rapporti con la politica, in cui sono coinvolti il sindaco sospeso di Rende, Marcello Manna e l’ex assessore ai lavori pubblici, Pino Munno. «Nell’ultimo stranissimo consiglio comunale – ha rivelato De Rose – avrei voluto spiegare perché è importante la costituzione di parte civile del comune. La costituzione di parte civile riguarda il fenomeno criminale nel suo senso più generale, quindi qui non si tratta soltanto di tutelare l’immagine della città e fissare una differenza e un distanza abissale tra Rende e la criminalità organizzata. Non costituirsi parte civile ha delle implicazioni di ordine pratico immediato. Rende sta attendendo l’esito dal governo di una procedura che potrebbe determinarne lo scioglimento per infiltrazione mafiosa. Le due cose, dunque, vanno di pari passo, la mancata costituzione di parte civile può pesare molto sulla decisione del governo, ma peserebbe enormemente anche nell’ipotesi in cui dovesse avvenire lo scioglimento per mafia e si proponesse ricorso».

Il precedente del comune di Fabrizia

De Rose, per corroborare la sua tesi, ha fatto riferimento al caso del comune di Fabrizia del 2011: una volta sciolta per mafia, l’amministrazione comunale del piccolo centro del Vibonese ha impugnato il provvedimento dinnanzi al Tar della Calabria e successivamente al Consiglio di Stato, i quali però hanno evidenziato che la mancata costituzione di parte civile nel processo penale contro le cosche del territorio si è rilevato un elemento fortemente indiziante della potenziale contaminazione dell’amministrazione comunale. «L’esigenza della costituzione di parte civile – ha ribadito De Rose – consentirebbe, in caso di scioglimento del comune di Rende, di riservarsi la possibilità di battere i pugni sul tavolo davanti al Tar o al Consiglio di Stato e dire: noi siamo contro la mafia e abbiamo evidenza del fatto che contro il fenomeno non siamo rimasti distanti. Il garantismo, invocato dalla vicesindaca (Marta Petrusewicz, ndr) e dal Laboratorio Civico – ha proseguito De Rose –, o vale sempre o è a convenienza. In tanti non ricordano o fanno finta di non ricordare che il comune di Rende già altre volte, insieme allo stesso Manna, si è costituito parte civile nei processi penali, in particolare contro i suoi stessi dirigenti qualche anno fa. Petrusewicz e Laboratorio Civico dovrebbero spiegare proprio queste anomalie. Per fortuna abbiamo la possibilità di discuterne perché la costituzione di parte civile si potrà proporre nella prima udienza dibattimentale e non oggi. Noi faremo in modo che su questa vicenda si torni con un confronto pubblico in consiglio comunale e che se ne possa discutere serenamente, senza bassezze politiche. Il danno d’immagine che Rende tutta, imprenditori, studenti, Unical nel suo complesso e singoli cittadini, ne patirebbe in caso di mancata presa di distanze dalla mafia, sarebbe enorme».

Psc, Monaco: «Strana inversione dei punti all’ordine del giorno in consiglio comunale»

Come anticipato, durante l’incontro di questa mattina è stato toccato anche il tema del Piano strutturale comunale, approvato tra le polemiche nel corso del consiglio comunale dello scorso 30 maggio. Per i consiglieri di minoranza si è trattato di un vero e proprio blitz, «una violazione palese del regolamento – ha detto ancora De Rose – perché la proposta di discussione sull’inserimento di un punto all’ordine del giorno sulla costituzione di parte civile nel processo Reset, andava discussa in via prioritaria. In quel noto consiglio comunale, invece, in cui il Psc è stato approvato in appena sette minuti di confronto – ha affermato ironicamente De Rose –, che vanno ad aggiungersi ai nove anni di discussione, non si è fatto un servizio a nessuno. Si è approfittato di un piccolo ritardo dei consiglieri di minoranza per approvarlo senza difficoltà». «Non sappiamo i motivi – ha spiegato Enrico Monaco – che hanno spinto la maggioranza a una inversione dei punti all’ordine del giorno, la discussione sul Psc è passata infatti dall’ottavo punto al secondo. Non hanno inteso né fare una relazione tecnica del Psc, né un dibattito aperto. Non tanto per noi consiglieri di minoranza, ma piuttosto nei confronti della città, visto che questo è un tema cruciale per il futuro urbanistico del territorio rendese per i prossimi 20-30 anni». Monaco ha rilevato come nel Psc approvato il 30 giugno, sarebbe stato opportuno inserire anche i Pau (Piani attativi unitari), «non farlo – ha aggiunto – è stata l’ennesima occasione persa da parte di questa amministrazione per definire al meglio questi piani nati nel 2008, scaduti nel 2018 e di cui ancora oggi non si conosce il destino, tenendo comunque presente che in questo periodo l’amministrazione li sta ugualmente utilizzando per rilasci di permessi di costruzione. La verità è che i cittadini, proprietari di questi terreni in cui ricadono i Pau, continuano ad essere mortificati, sborsando dei soldi senza avere contezza di che fine faranno. Non è possibile fornire dei permessi di costruzione a convenienza. Non possono esserci cittadini favoriti a discapito di altri. A tal riguardo noi tempo fa abbiamo fatto una interrogazione al sindaco e al dirigente del settore chiedendo sulla base di quali norme l’ente comunale può rilasciare titoli edificatori sulle aree ricadenti nella perimetrazione dell’ex Pau e secondo quali criteri, vista la scadenza dei Pau, sarebbero stati ritenuti meritevoli dall’ente comunale le richieste in tal senso. Inoltre in quella circostanza abbiamo chiesto per quali ragioni non si è dato seguito all’incarico tecnico-professionale per la progettazione dei Pau scaduti e per la quale erano stati affidati nel bilancio 2019 10 mila euro. Perché non è stata garantita una visione più ampia della città, visto che quelle aree costituiscono un patrimonio immenso del territorio, facendo un’equa distribuzione delle volumetrie e delle condizioni di edificabilità? Stiamo parlando di circa duecento ettari. Domande, queste – ha concluso Monaco – al momento senza risposta».

Morrone sulla fusione dei comuni: «Forzatura della maggioranza in Consiglio regionale»

L’intervento di Michele Morrone si è concentrato sulla tematica più trattata negli ultimi mesi, e cioè quella che riguarda il referendum sulla fusione dei comuni. Morrone ha puntato il dito sull’atteggiamento della maggioranza in Consiglio regionale e sulle conseguenti «forzature effettuate». «A metà maggio – ha ricordato il consigliere comunale – è passata, votata dall’intero centrodestra, la legge “Omnibus” che toglie potere e mortifica i consigli comunali. I tre consigli comunali delle tre città (Cosenza, Rende e Castrolibero, ndr) hanno espresso pieno dissenso verso questa decisione. Ecco perché io penso che una scelta così importante debba essere sempre discussa con i cittadini e con gli attori protagonisti della scena politica. Tutto ciò non si è verificato. Non c’è dubbio che su Rende il discorso sia stato facilitato dall’assenza di una vera e propria amministrazione e di un sindaco che si è sempre barcamenato a seconda dei propri feeling politici. È necessario, dunque, che si coinvolgano subito i cittadini in questo percorso che porterà al referendum del primo febbraio 2025. Mi aspetto un coinvolgimento maggiore del centrodestra, se non una rettifica sulla legge passata il 22 maggio scorso». Morrone ha ribadito come il suo gruppo consiliare non sia contrario a prescindere alla città unica, ma «così come è stato presentato il progetto non ci convince. Confrontandoci con alcuni esperti, siamo arrivati alla conclusione che i benefici per i tre enti sono minimi. Le forze di governo hanno l’obbligo di toccare con mano le realtà dei territori, oggi le fusioni non piacciono né a Corigliano Rossano né a Casali del Manco. Addirittura a Corigliano Rossano dieci giorni fa hanno raggiunto le cinquemila firme per il referendum sulla scissione. Questo dimostra che senza piano strutturale e una interlocuzione tra gli enti, non si può andare da nessuna parte. Mi aspetto una mossa decisa del centrodestra regionale».

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