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Il “mago” calabrese della chirurgia robotica che ha lasciato gli Usa per tornare in Italia

La storia di Antonio Gangemi, rientrato al Sant’Orsola da Chicago. «I cervelli all’estero vanno incentivati, per me è un onore essere qui»

Pubblicato il: 24/06/2023 – 10:47
Il “mago” calabrese della chirurgia robotica che ha lasciato gli Usa per tornare in Italia

LAMEZIA TERME Laureato all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, una specializzazione a Padova e poi la partenza per gli Stati Uniti, direzione Chicago, dove è diventato uno dei massimi esperti mondiali di Chirurgia robotica. Un’altra eccellenza calabrese di ritorno (anche se non in Calabria) nei mesi scorsi in Italia. «Io spero che ci siano altri colleghi che hanno fatto lo stesso percorso professionale e si sono fatti valere all’estero, che comincino a considerare la possibilità di rientrare in Italia», ha detto Antonio Gangemi, professore del dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell’Università di Bologna, nei giorni del suo rientro (a novembre 2022), dopo 18 anni negli Stati Uniti.
Oltreoceano si era trasferito nel 2004 per completare gli studi e sviluppare la sua carriera professionale all’Università dell’Illinois a Chicago, dove ha acquisito elevatissime competenze nella chirurgia robotica, lavorando in ambito clinico, di ricerca e formazione, distinguendosi con oltre 100 pubblicazioni.
Nei mesi scorsi è stato richiamato in Italia, all’Irccs Policlinico Sant’Orsola di Bologna, dove coordina la piattaforma delle tecniche chirurgiche e interventistiche innovative. «Mi auguro che il mio sia il primo rientro di molti altri, che si riesca a riportare queste risorse nel nostro Paese perché ne abbiamo bisogno – sottolinea – Però bisogna incentivarli questi cervelli che sono andati all’estero. Il trattamento economico che viene riservato negli Stati Uniti per esempio è ben diverso da quello che si trova in Italia». È un tema che ritorna spesso e a maggior ragione in riferimento alla sanità calabrese. Da più parti si chiedono incentivi per riportare in regione le eccellenze sparse per il mondo e anche, più banalmente, medici che vadano a rimettere in sesto gli organici del sistema sanitario. A volte basta una prospettiva, una visione. Lo stesso Gangemi ammette di avere oggi un contratto molto inferiore dal punto di vista economico rispetto a quello che aveva all’estero, ma ha deciso ugualmente di tornare per l’amore per l’Italia e perché «credo tantissimo nel progetto. Qui c’è totale sinergia tra la dirigenza del Policlinico e l’Università di Bologna, una leadership illuminata, per me – conclude – è un privilegio e un onore poter collaborare con colleghi di altissimo profilo professionale». Gli Stati Uniti danno sbocchi professionali e gratificazioni notevoli, ma le condizioni sono diverse e non tutte positive: «In America non esiste il concetto di diritto alla salute, il trattamento medico è considerato un privilegio, non un diritto. Inaccettabile per chi come me è cresciuto in Italia. Non credo che tanti italiani sappiano bene in cosa consista davvero questa differenza. A nessuno che arriva all’Irccs Sant’Orsola viene chiesto che tipo di assicurazione abbia per poi decidere se proseguire il percorso di cura oppure no. Fino a 4 mesi fa lavoravo in un’azienda ospedaliero universitaria pubblica che ha rifiutato migliaia di pazienti perché non avevano il tipo di assicurazione richiesto per quel tipo di struttura».

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