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La gestione «non corretta» del patrimonio immobiliare rendese tra crediti persi, morosi e abusivi

Per la prefettura, l’azione dell’Ente «non risulta rispondente ai principi di economicità e buona amministrazione»

Pubblicato il: 21/07/2023 – 6:47
di Fabio Benincasa
La gestione «non corretta» del patrimonio immobiliare rendese tra crediti persi, morosi e abusivi

RENDE Nela lunga e corposa relazione inviata dalla Prefettura di Cosenza al Ministero dell’Interno, si parla di «alterazione delle procedure amministrative, riconducibili alla condotta di esponenti degli organi elettivi del Comune di Rende così come a dirigenti di settore, con conseguente compromissione del buon andamento e dell’imparzialità dell’azione amministrativa». Il passaggio è significativo soprattutto in riferimento al lavoro svolto dalla Commissione d’accesso che ha analizzato minuziosamente il reddito del patrimonio comunale. L’analisi effettuata – come si legge nella relazione – avrebbe portato a rilevare un «evidente nocumento per l’Amministrazione e, di converso, con indebito arricchimento di soggetti privati a discapito della collettività». Di possibili ingerenze da parte dei privati e di presunti «rapporti di cointeressenza» ci siamo già occupati con riferimento al Psc (leggi qui).

I principi di economicità e buona amministrazione

La gestione del patrimonio immobiliare del Comune rendese sarebbe decisamente poco in linea rispetto alle attese della Commissione d’accesso. In particolare, «non risulta rispondente ai principi di economicità e buona amministrazione, di cui all’art.97 della Costituzione». L’amministrazione comunale, nell’esercizio della funzione di indirizzo di cui è titolare, non avrebbe adottato azioni e direttive «per la realizzazione dell’obiettivo prioritario della vendita dei beni del patrimonio disponibile dell’ente locale» e favorito «la valorizzazione attraverso la loro messa a reddito da locazione o mediante l’effettiva destinazione al perseguimento di finalità sociali». In buona sostanza, l’Ente avrebbe potuto incassare molto di più rispetto a quanto messo a bilancio o, in alternativa, avrebbe potuto destinare i locali ad opportune e meritevoli attività sociali.

«Un impietoso quadro della situazione inerente le unità residenziali»

«Solo nell’anno 2021 risulta approvato il piano di valorizzazione e alienazione dei beni patrimoniali e solo nel maggio del 2022 l’Ente ha provveduto a costituire, per soli 6 mesi, un’apposita posizione organizzativa in grado di gestire il servizio», si legge nella relazione finta sul tavolo del ministro Piantedosi. Nel passaggio, si citano le dichiarazioni rese da un funzionario, al quale alla scadenza dei sei mesi non è stato prorogato 1’incarico, che ha fornito «un impietoso quadro della situazione inerente le unità residenziali». Nel racconto viene sottolineata «la presenza di soggetti che occupano gli immobili sine litulo, ovvero con contratti scaduti da molti anni e con morosità per canoni non corrisposti all’Ente». Analoga criticità viene segnalata con riferimento «agli immobili con destinazione sociale e commerciale, la maggior parte dei quali viene descritta in “disuso o inagibile”». Anche in questo caso, come emerso dall’analisi svolta dall’organismo di indagine «la posizione di vertice rivestita dal sindaco impone un obbligo generale di conoscenza delle questioni più rilevanti e di intervento, volti ad evitare comportamenti persistentemente inerti nell’avvio e nella prosecuzione di azioni dirette alla riscossione coattiva dei crediti derivanti dai canoni di locazione non riscossi».
Un’azione contraria a quanto stabilito, rischierebbe di cagionare per l’ente locale, da una parte, «la perdita effettiva e irreversibile dei crediti» vantati e dall’altra parte anche «la perdita di chances di conseguire l’effettivo soddisfacimento degli stessi crediti». Tutto ciò assume ancora più valore se come osservato dalla Commissione d’indagine, «la non corretta gestione del patrimonio immobiliare consente a soggetti con pregiudizi di polizia di ottenere indebiti arricchimenti a scapito della collettività». Su tutti, nella relazione si cita un episodio che riguarda la vendita dei locali comunali situati in piazza Matteotti. Il Comune di Rende ha venduto l’immobile ad una società «per la somma di 1milione e 450mila euro a fronte di un prezzo di mercato di 2milioni e 215mila euro» e nonostante vi fosse una pendenza debitoria – a titolo di canone di locazione – ascrivibile alla conduttrice di oltre 107mila euro. Secondo quanto appurato, «il danno erariale arrecato alle casse comunali, derivante dalla compravendita, risulta pari ad oltre 872mila euro».

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