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inchiesta Maestrale-Carthago

La blindata per il delitto Evolo e l’aiuto per cancellare le tracce. Omicidio di ‘ndrangheta come in Pulp Fiction

I racconti del collaboratore Tommaso Mazza: «L’auto era sporca di sangue e io indicai dove smontare la tappezzeria». La faida tra i Pititto e i Galati e il doppio gioco della cosca Mancuso

Pubblicato il: 02/08/2023 – 6:58
di Alessia Truzzolillo
La blindata per il delitto Evolo e l’aiuto per cancellare le tracce. Omicidio di ‘ndrangheta come in Pulp Fiction

CATANZARO Un’auto sporca di sangue, un corpo morto sul sedile posteriore, due killer che devono sbarazzarsi della tappezzeria incriminata. Particolari che rimandano dritti a una delle più famose scene del film “Pulp fiction” quando i due sgherri, dopo aver ucciso per sbaglio un ragazzo, vengono mandati da Mister Wolf a ripulire l’auto e se stessi. «Sono il signor Wolf, risolvo problemi», si presenta lui.
Ma esistono racconti in cui la realtà supera di diverse spanne la fantasia. E ha raccontare questa storia, il 10 febbraio scorso, è stato Tommaso Mazza, 73 anni, interrogato dal pm della Dda di Catanzaro Andrea Buzzelli.
Mazza era già stato sentito, il 4 febbraio 2021, nell’aula bunker di Lamezia Terme, nel corso del maxi processo Rinascita Scott.
È un ex esponente di spicco del clan dei Gaglianesi di Catanzaro, ha affermato di avere acquisito la dote di ‘ndrangheta nel 1991 e di essere diventato collaboratore nel 1995.
Collegato con la bunker, Mazza riferisce anche particolari riguardanti la faida di Mileto, in provincia di Vibo, tra Prostamo-Pititto-Iannello contro i Galati, capeggiati da Carmine Galati. «Conoscevo Carmine Galati ma ricordo che lì ci stavano anche Michele Iannello, Nazzareno Prostamo, e Pasquale Pititto», racconta Mazza che specifica che Galati era vicino alla famiglia Mancuso. «Pititto e Iannello avevano avuto un agguato e si erano salvati perché viaggiavano su un’auto blindata e in un altro agguato fu ammazzato per sbaglio il fratello di Michele», ricorda il collaboratore. Peppe Mancuso disse a Pititto e Iannello che se avessero fatto «uccidere un proprio uomo, Evolo, poi avrebbero avuto l’autorizzazione ad eliminare Galati. I due si sono fidati e tesero una trappola a Evolo. Dissero, al ragazzo di aver trovato un fucile in grado di trapassare la carena dell’auto blindata di Galati e lo portarono con loro con la scusa di fargli vedere l’arma». Lo fecero salire in macchina e Pititto gli sparò alla nuca dal sedile posteriore. Alla fine i Mancuso non diedero nessun permesso. «Io provai a fare capire a Michele Iannello che la famiglia Mancuso faceva il doppio gioco ma non potevo espormi più di tanto», riferisce il collaboratore.

Sono Mazza, risolvo problemi

A due anni da questa deposizione nel maxi processo, la Dda risente Tommaso Mazza che non si smentisce. E le sue parole finiscono negli atti di un’altra grossa operazione contro le cosche vibonesi: Maestrale-Carthago. Nella foto numero 6 che gli inquirenti gli mettono davanti, Mazza riconosce Pasquale Pititto «di San Giovanni di Mileto».
«Siamo stati detenuti insieme nel 1988 nel carcere di Vibo Valentia – dice – e poi siamo rimasti amici una volta scarcerati. Ci siamo frequentati in quanto lui veniva a Catanzaro ed io andavo da lui a Mileto. È il cognato di Nazzareno Prostamo, Giuseppe Prostamo, Michele Iannello e Giuseppe Iannello (un altro fratello di questi è stato ucciso). Era il periodo della faida di questi con i Galati e ricordo che Giuseppe Prostamo aveva bisogno di una macchina blindata. Sapevo che al concessionario Alfa Romeo ce n’era una in vendita e lo chiamai perché andasse a comprarla», comincia il racconto.
«Carmine Galati era alleato dei Mancuso e poiché Pasquale Pititto, un azionista tra i più agguerriti del gruppo, voleva ucciderlo, Luigi Mancuso e Peppe Mancuso gli dettero l’autorizzazione a condizione che, prima di commettere questo omicidio, avessero eliminato per loro conto un ragazzo, di cui al momento mi sfugge il nome. Effettivamente Pititto tese una trappola a questo ragazzo, insieme a Michele Iannello e lo ammazzarono. La vittima si chiamava Evolo, ora che mi ricordo. Venne fatta salire in macchina con la scusa di portarlo a vedere un’arma che avrebbe potuto trapassare un’autoblindata e, lungo il viaggio, dal sedile posteriore Pititto lo uccise».
Pititto e Iannello trovano il loro Mr Wolf proprio in Tommaso Mazza: i due vanno a Catanzaro «con l’auto utilizzata per l’omicidio, che era sporca di sangue ed io gli indicai dove poter andare a smontare e sostituire la tappezzeria – racconta oggi Mazza –. Preciso che tra noi c’era molto rispetto reciproco, come era solito tra gli azionisti».

Il doppio gioco dei Mancuso

Nella faida contro i Galati, i Prostamo subiscono perdite e incidenti importanti. Tommaso Mazza riferisce che «Pititto subì un agguato a seguito del quale rimase sulla sedia a rotelle. Lo stesso fratello di Michele Iannello venne scambiato per quest’ultimo e venne ucciso. Questi erano convinti che la famiglia Mancuso fosse loro alleata e gli avrebbe dato protezione ma non era così, in quanto questa faceva il doppio gioco ed era anzi più vicina ai Galati». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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