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Occhiuto: «Fiducia atto formale, la sostanza è che resto a fare il presidente solo se posso cambiare le cose»

Il governatore sulla riforma dei Consorzi di bonifica: «Non mi interessa restare se non riformiamo la Regione, meglio dimettermi e magari ricandidarmi»

Pubblicato il: 03/08/2023 – 19:12
Occhiuto: «Fiducia atto formale, la sostanza è che resto a fare il presidente solo se posso cambiare le cose»

REGGIO CALABRIA «Pono la fiducia perché io continuo a fare il presidente della Regione se posso tentare di cambiare le cose, se posso tentare di riformare questa regione altrimenti non mi interessa fare il presidente della Regione, altrimenti probabilmente è più utile che io riconsegni il mio mandato agli elettori e magari mi faccia giudicare di nuovo dagli elettori se ritenessi di dovermi ricandidare». Così il presidente della Regione intervenendo nella seduta del Consiglio regionale, che oggi all’ordine del giorno ha la riforma dei Consorzi di bonifica sulla quale Occhiuto ha posto la fiducia. La seduta è inizata con oltre un’ora e mezza di ritardo, il tempo utile per la maggioranza del centrodestra di rimpattarsi prima di entrare in aula.

«L’attuale sistema dei Consorzi rischia di affondare la Regione»

Occhiuto, con la febbre a 39 («Sono qui – dice – perché sarebbe stato paradossale che mancasse proprio il presidente») – spiega in aula le ragioni dell’apposizione della questione di fiducia. «Di questa riforma – esordisce Occhiuto – sto parlando da diversi mesi, avendo iniziato da tempo una interlocuzione anche con le organizzazioni di categoria e con l’Anbi. È stato un tema per troppi anni non affrontato e questo ha condotto al collasso del sistema dei Consorzi di bonifica. Se anche volessimo sostenerli finanziariamente, non potremmo farlo perché le risorse rischiano di essere pignorate a causa dei loro debiti. È un sistema collassato non solo per responsabilità di chi ha governato i Consorzi – e non tutti i Consorzi sono uguali, alcuni sono stati meglio amministrati – ma anche per responsabilità della politica regionale degli ultimi anni, di centrodestra e di centrosinistra, perché le riforme non hanno colore politico ma nascono da un atto di coraggio delle assemblee legislative e dei governo. E comunque le riforme non sono le Tavole di Mosè, che nascono perfette: nascono per cancellare quello che non ha funzionato e si riforma ma poi si confrontano negli anni con la realtà. Però la politica regionale di questa materia non si è mai occupata, in alcuni casi ha utilizzato i Consorzi per affrontare problemi di parte o affidando ai Consorzi compiti come la forestazione che li hanno appesantiti con i debiti. Ho letto – rammenta il presidente della Regione – che qualcuno ha accampato crediti per 70-80 milioni nei confronti della Regione, ma io ricordo che il governo Oliverio nel 2019 costituì una commissione per una ricognizione dei crediti e dei debiti dei Consorzi: all’esito di questa ricognizione è emerso che altro che 70-80 milioni di crediti, sono i Consorzi che devono alla Regione 180 milioni. Questa ricognizione verrà approfondita ma è evidente che questo sistema di 11 Consorzi di bonifica ha determinato il collasso, non ha garantito i servizi agli agricoltori, non ha consentito la manutenzione delle rei idriche e irrigue. È un sistema che rischia di riverberare effetti pesantissimi sul bilancio della Regione: abbiamo 127 vertenze con cui la regione è chiamata a fare fronte agli impegni dei Consorzi per circa 40 milioni, per il Sibari-Crati abbiamo posizioni debitorie che rischiano di produrre un disastro, con un mutuo che ci troviamo sulle spalle. Rischiamo di far affondare il bilancio della Regione insieme ai Consorzi, e per enti – e non a giudizio del presidente ma degli agricoltori – che non hanno svolto la loro funzione. E allora ho deciso di porre la questione di fiducia, e non lo faccio per un atto di scarsa considerazione nei confronti della maggioranza o del Consiglio ma esercitando una mia prerogativa. Alle organizzazioni di categoria ho detto che a me interessa che ci sia un’unica personalità giuridica, un unico bilancio, un unico ruolo del personale per evirare le pratiche deteriori del passato, e ho detto agli agricoltori che a me interessa che prima di avere le provvidenze devono essere in regola con le quote. Noi – riferisce Occhiuto – abbiamo previsto un emendamento in cui diamo un ulteriore 35% ai Consorzi sul riscosso, in modo da incentivare il sistema».

«Fiducia atto formale, la sostanza è che resto solo se posso cambiare la Calabria»

Occhiuto poi aggiunge: «Il Consorzio unico perché? L’agricoltura calabrese è di eccellenza, per merito non del governo regionale ma degli agricoltori, e però questa reputazione di eccellenza è messa in discussione dal fatto che il sistema dei Consorzi, per responsabilità della politica, ha generato deficit. La fiducia è una prerogativa che mi assegna lo Statuto, e non è un atto di arroganza, non è un atto offensivo verso la mia maggioranza, a cui sono grato perché molte cose che abbiamo fatto sono state fatte anche grazie a una maggioranza leale che ha accompagnato questo cambio di passo. L’idea del Consorzio unico che sostituisce 11 Consorzi serve anche a dimostrare a livello nazionale che siamo capaci di fare riforme coraggiose e questo aiuta a consolidare un’idea nuova di Calabria. Solo l’opposizione non ha l’onestà intellettuale di riconoscere che in un anno e mezzo, per le riforme fatte e la generosità della maggioranza che mi ha fatto lavorare in assoluta autonomia, abbiamo rappresentato una Calabria diversa, come una regione che sta cercando di risollevarsi facendo cose in controtendenza, una regione che fa cose diverse dal solito vecchio racconto negativo. Noi poi abbiamo assunto un’altra posizione coraggiosa: l’approvazione del Piano del parco del Pollino senza deroghe, comporta la chiusura di una centrale, e l’abbiamo fatto perché un consigliere di opposizione, Laghi, mi ha rappresentato che in un Parco nazionale e c’è un impianto inquinante. Se non ci fosse stato Laghi – prosegue il presidente della Regione – questa decisione probabilmente non l’avrei assunta. Questo perché quando si tratta di governare la Regione lo voglio fare senza pregiudizi ma vorrei che anche l’opposizione avesse la maturità di capire che su certe riforme non ci sono steccati ideologici. Inoltre, a differenza del Parlamento dove la fiducia serve a delineare il perimetro della maggioranza, da noi il voto di fiducia non serve a delimitare l’ambito della maggioranza, serve semplicemente a dare al presidente la possibilità di porre la questione di fiducia condizionando la vita della legislatura a una questione strategica. La pongo perché io continuo a fare il presidente della Regione se posso tentare di cambiare le cose, se posso tentare di riformare questa regione altrimenti non mi interessa fare il presidente della Regione, altrimenti probabilmente è più utile che io riconsegni il mio mandato agli elettori e magari mi faccia giudicare di nuovo dagli elettori se ritenessi di dovermi ricandidare. Per questo ho chiesto alla mia maggioranza di esprimere 21 voti favorevoli su questa proposta di legge. E la fiducia la considero un aspetto formale ma non sostanziale. La sostanza della questione è questa: io rimango a fare il presidente se sono messo nella condizione di cercare di cambiare questa regione, altrimenti non ho nessuna intenzione di continuare a fare il presidente, altrimenti posso ritenere più utile dimettermi e magari ripropormi di nuovo al giudizio degli elettori. È un aspetto non sostanziale, per me è sostanziale che si approvi questa riforma e che la politica dimostri che questa legislatura vuole essere riformatrice. Preferisco fare così anziché non fare nulla come è successo in tanti anni alla Regione. Ringrazio la mia maggioranza per aver manifestato la volontà di votare compattamente questa riforma. Oggi secondo me è una giornata importante perché quando si mette mano a un tema mai affrontato il merito non è di chi inizia questo percorso ma di chi lo rende possibile con un voto compatto, e avrei auspicato anche un voto dell’opposizione. Il presupposto resta: ho bisogno che questa legge sia approvata con 21 voti, ho dei pareri per cui questa legge potrebbe essere approvata con meno voti, perché non mi sottopongo a possibili ricorsi. Io – conclude Occhiuto – chiedo alla mia maggioranza di esprimersi compattamente e a quelli delle opposizioni che volessero farlo di liberarsi da tare ideologiche che a volte guardano il dito senza accorgersi che dietro il dito c’è la luna». (c. a.)

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