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Dal fallimento evitato, alla ristrutturazione del debito fino al no del Tar. L’anomalo “caso Reggina”

La cronistoria di una stagione tra campo e tribunale. Gli investimenti, i danari versati, le due “giustizie” e la B che rischia di sfumare

Pubblicato il: 05/08/2023 – 15:59
Dal fallimento evitato, alla ristrutturazione del debito fino al no del Tar. L’anomalo “caso Reggina”

REGGIO CALABRIA Rabbia, delusione, amarezza, impotenza. Sono i sentimenti che animano il cuore dei tifosi della Reggina. Che ancora nutrono una flebile speranza ipotizzando un parere positivo del Consiglio di Stato (qui l’intervista all’avvocato Patera). L’ultimo appello per tentare ti rimanere in Serie B, scongiurando la ripartenza dai dilettanti. Il no del Tar al ricorso presentato dal club amaranto è stato un «colpo mortale» come ha avuto modo di ribadire in una nota il sindaco facente funzione della città metropoitana, Paolo Brunetti. In attesa dell’ultimo tempo di gioco, proviamo a ripercorrere le tappe che hanno portato la Reggina dall’iscrizione allo scorso campionato cadetto – evitando il fallimento dopo il ciclone giudiziario che si era abbattuto sull’ex patron Luca Gallo – ad oggi.

L’arrivo di Saladini, l’iscrizione

Il primo flashback ci riporta indietro al 17 giugno 2022, quando l’imprenditore lametino Felice Saladini acquista le quote della società Reggina dal tribunale dopo la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto l’ex proprietario. Passano 72 ore, tre gioni, ed il 20 giugno 2022, Saladini stacca un assegno da 4 milioni di euro necessari a garantire l’iscrizione del club al campionato di Serie B. In quel momento il club amaranto ha una mole di debiti pari a circa 20 milioni di euro. Il campionato prende il via, Saladini si affida in panchina ad uomo di esperienza, Pippo Inzaghi, e sul mercato al Ds Massimo Taibi. Il calciomercato consente al club di assestare alcuni importanti colpi che pian piano conducono la squadra ad occupare i piani alti della classifica. Mentre crese l’entusiasmo di tifosi e appassionati amaranto, la società lavora per quantizzare il debito e far fronte alla massa passiva. La posizione debitoria però peggiora: alcuni creditori (probabilmente non rappresentati all’acquisto del club) iniziano a battere cassa ed intraprendere azioni giudiziarie nei confronti della società per ottenere quanto dovuto. Un imprevisto che mina, evidentemente, la serenità e la stabilità del management aziendale reggino.

La ristrutturazione del debito

Dicembre 2022, il patron Saladini insieme ai dirigenti decide di presentare un accordo di ristrutturazione del debito presso il tribunale di Reggio Calabria per mettere sotto controllo la posizione debitoria e con l’obiettivo di intraprendere un percorso virtuoso in grado di garantire al club un futuro solido. Il campionato prosegue tra alti e bassi e penalizzazioni, la squadra conclude il torneo fermando la sua corsa promozione ai playoff. Arriviamo a giugno 2023, il club amaranto ottiene dal tribunale di Reggio Calabria l’omologa per la ristrutturazione del debito e versa 6 milioni per l’iscrizione al campionato di serie B 2023/2024.

Il no all’iscrizione

Il parere positivo espresso dal Tribunale di Reggio Calabria, tuttavia, non è rispondente alle norme dell’ordinamento sportivo. Se da una parte, la società amaranto ha sfruttato una norma dello Stato – il Decreto Salva Aziende entrato in vigore a fine marzo 2022 – dall’altra avrebbe varcato il perimetro «dell’equa competizione» – come sottolineato dal Ministro dello Sport Andrea Abodi. Nel mezzo, c’è una tifoseria che continua a sperare e tifare. Il desiderio è di risvegliarsi dall’incubo e tornare ad “occupare” il Granillo per dare sfogo alla passione amaranto. (redazione@corrierecal.it)

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