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Affidamenti diretti, abusivismo e «malfunzionamento della gestione politica». I motivi dello scioglimento di Acquaro

Nella relazione del prefetto di Vibo finiscono sotto la lente due assessori, uno dei quali «frequentava un boss di ‘ndrangheta locale»

Pubblicato il: 18/10/2023 – 14:27
di Giorgio Curcio
Affidamenti diretti, abusivismo e «malfunzionamento della gestione politica». I motivi dello scioglimento di Acquaro

VIBO VALENTIA Dagli appalti ai permessi edilizi, ma anche una macchina amministrativa “malfunzionante”. C’è questo e molto altro nella relazione del prefetto di Vibo Valentia, Paolo Giovanni Grieco, inviata al ministero dell’Interno e che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale di Acquaro, nel Vibonese, disposto dal Cdm. L’Ente, infatti, è stato sciolto lo scorso 18 settembre 2023 su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, «in considerazione delle comprovate ingerenze da parte della criminalità organizzata».

L’amministrazione nel mirino

Prima dello scioglimento, il sindaco era Giuseppe Barilaro, eletto nel 2020 con il 92% dei voti, riconfermato al terzo mandato dopo le vittorie del 2010 e del 2015. La relazione si concentra in particolare su due consiglieri. Ad uno di loro il prefetto contesta «frequentazioni correnti con un soggetto apicale della locale consorteria criminale, nonché con diversi parenti di questo esponente di spicco del clan locale». Inoltre l’analisi svolta dalla Commissione d’indagine in ordine alle attività di quest’ultimo, sia come assessore che nella veste di responsabile dell’area tecnica edilizia privata, «hanno confermato le iniziali perplessità su questo amministratore» scrive il prefetto nella relazione. L’assessore, infatti, è stato anche «sentito personalmente dalla Commissione d’indagine nel corso dell’audizione tenutasi presso la sede municipale il 25 maggio 2023» si legge «durante la quale non ha fornito alcuna spiegazione circa diversi atti posti in essere a sua firma, di contro manifestando un atteggiamento di sorprendente superficialità – se non quasi disinteresse – verso la funzione pubblica ricoperta, rimettendo, puerilmente, la responsabilità delle scelte compiute ad altri soggetti (segretario comunale, sindaco, responsabile del procedimento)». Secondo il prefetto di Vibo Valentia Grieco, l’assessore «sicuramente è privo di ogni competenza giuridica e tecnica, ma, nondimeno, la Commissione ritiene che la nomina, per quanto apparentemente bizzarra, sia da ascrivere a qualche “patto scellerato” che ne ha imposto la nomina nell’organo esecutivo comunale (…)». Sebbene, è scritto nella relazione, il sindaco Barilaro abbia giustificato la nomina per motivi politici, essendo l’assessore tra i più votati.   

«Malfunzionamento della gestione politica»

Il prefetto parla poi di «malfunzionamento della gestione politica e di quella amministrativa del Comune di Acquato» in riferimento alla vicenda legata ad un immobile abusivo restituito ad una coppia, già condannata in passato. «Nonostante la condanna – scrive il prefetto – non desistono dal completamento dell’opera intrapresa e, lungi dai richiedere le autorizzazioni edilizie previste dalle norme vigenti e ripartendo dallo sbancamento realizzato e utilizzando le fondamenta ivi ubicate, realizzano un fabbricato». E non è servita neanche l’ordinanza di demolizione da eseguire entro 90 giorni. La coppia si oppone, ricorre al Tar ma l’istanza viene rigettata perché “inammissibile”. Viene così disposta l’acquisizione gratuita dell’immobile da parte del Comune e sarà il Tribunale di Catanzaro a sancire «l’avvenuta acquisizione dell’immobile al patrimonio comunale». In entrambi i casi, però, il Comune di Acquaro si è costituito parte civile. Ma dopo una sentenza penale di condanna nei confronti dei coniugi «si apre una fase in cui, incredibilmente, – scrive il prefetto – tutta la macchina comunale nel suo complesso, i suoi vertici politico-amministrativi e i responsabili gestionali appaiono impegnati in maniera straordinaria per far rientrare i predetti coniugi nella piena proprietà e nel pieno possesso del bene abusivo da essi realizzato». E in più, a partire dalla consiliatura del 2020, la macchina amministrativa emettono due provvedimenti che il prefetto definisce «sbalorditivi»: il permesso di costruire in sanatoria e l’annullamento in autotutela del provvedimento di acquisizione al patrimonio comunale e restituzione immobile. I provvedimenti adottati dal Comune di Acquaro in favore dei coniugi «sono palesemente illegittimi e provocano l’ingiustificato depauperamento del patrimonio comunale» scrive il prefetto nella relazione.

Abusivismo edilizio

Occhi puntati ancora sull’abusivismo edilizio definito dal prefetto di Vibo «un fenomeno caratteristico della realtà territoriale di Acquaro» che «oltre a danneggiare la cultura della legalità e quindi il vivere civile, favorisce il proliferare della criminalità organizzata». Ma – come scrive nella relazione – ciononostante, l’amministrazione comunale, nel periodo esaminato dalla commissione di accesso «non ha attivato alcuna aziona tesa a prevenire e reprimere il fenomeno, originando azioni di contrasto all’illegalità sterili, di mera facciata, nella migliore delle ipotesi».

Gli affidamenti diretti

Dall’esame della documentazione acquisita, inoltre, è stato accertato che, per le annualità oggetto dell’indagine da parte della Commissione l’amministrazione comunale ha effettuato 113 affidamenti diretti per lavori, servizi o forniture pubbliche, senza fare alcuna gara e senza verificare prima la convenienza nell’ambito del mercato e ricorrendo addirittura a società/ditte non iscritte alla “White list”. «In particolare – scrive il prefetto – dalla disamina dei documenti acquisiti è stato possibile rilevare che non è stata effettuata alcuna verifica tesa ad accertare eventuali infiltrazioni maliose negli appalti/affidamenti». (g.curcio@corrierecal.it)

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