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De Nisi chiede tutela e vigilanza al Prefetto di Vibo e al ministro dell’Interno

I legali dell’imprenditore presentano una istanza e reagiscono «al silenzio e alla inerzia opposte dalla Prefettura di Vibo Valentia»

Pubblicato il: 30/10/2023 – 11:31
di Fabio Benincasa
De Nisi chiede tutela e vigilanza al Prefetto di Vibo e al ministro dell’Interno

VIBO VALENTIA L’adozione di misure di tutela e vigilanza in favore dell’ingegnere Francesco de Nisi. E’ questa la richiesta contenuta in una istanza, notificata nelle scorse ore, e sottoscritta dagli avvocati Franco Giampà del Foro di Lamezia Terme, Crescenzio Santuori del Foro di Catanzaro e Luigi Antonio Paolo Panella del Foro di Roma. I destinatari sono il prefetto di Vibo, il ministero dell’Interno, la procura di Vibo Valentia e la procura di Catanzaro. I difensori dell’imprenditore e consigliere regionale, ribadiscono quanto già richiesto in una precedente istanza datata 27 gennaio 2023, accompagnata da una serie di solleciti, e reagiscono «al silenzio e alla inerzia opposte dalla Prefettura di Vibo Valentia».

“Overture”, l’intensa attività estorsiva nei confronti delle imprese

Dalla politica all’attività privata, i legali sottolineano l’impegno di De Nisi nell’assunzione «di atti amministrativi concreti volti ad opporsi e a contrastare le attività sul territorio delle organizzazioni criminali» ed è stato sinteticamente riassunto «in note indirizzate alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro Dda e alle Procure di Vibo Valentia e Lamezia Terme, e per ultimo alla Prefettura di Vibo Valentia». Nella sua qualità di direttore tecnico della società “De Nisi Srl”, nell’anno 2017, ha denunciato una richiesta estorsiva aggravata con riferimento a lavori di ampliamento dell’ospedale “Annunziata” di Cosenza contribuendo, inoltre, la De Nisi Srl e i propri dipendenti alle attività di indagine». Anche grazie alla denuncia dell’imprenditore vibonese sono partite le indagini coordinate dalla Dda di Catanzaro ed eseguite dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Cosenza sulle presunte estorsioni, danneggiamenti, intimidazioni e reati contro la persona ed il patrimonio nel capoluogo bruzio e nei comuni limitrofi. La mala cosentina – secondo gli investigatori – aveva messo le mani sui lavori di ampliamento dell’Ospedale “Annunziata”, sugli interventi di ammodernamento del sistema di illuminazione del campus universitario Unical di Rende e sulle opere di restauro del Convento di San Francesco di Paola a Spezzano della Sila, attraverso una intensa attività estorsiva nei confronti delle imprese assegnatarie dei lavori.
Le accuse sono confluite nel procedimento “Overture“: la De Nisi Srl si è costituita parte civile sia nel procedimento penale pendente in abbreviato presso il Tribunale di Catanzaro sia in quello ordinario pendente dinanzi al Tribunale di Cosenza. Lo stesso ingegnere, unitamente ai dipendenti della società ha reso testimonianza in dibattimento (ne abbiamo parlato qui).

Le richieste estorsive a De Nisi

Nel mese di maggio 2020, la società vibonese «ha subito una richiesta estorsiva effettuata all’interno dei propri uffici siti nel Comune di Filadelfia. Ha contattato immediatamente la Questura di Vibo Valentia e in data 13 maggio 2020 ed ha formalizzato relativa denuncia da cui è scaturita la cosiddetta operazioneOlimpo” della Dda di Catanzaro, nell’ambito della quale il gip di Catanzaro ha emesso decine di misure cautelari di detenzione carceraria». Il 25 luglio 2020, la De Nisi Srl manifesta «sin da subito l’intenzione di costituirsi parte civile». E’ il 4 febbraio 2022 quando Maurizio De Nisi, fratello di Francesco De Nisi, già sindaco del Comune di Filadelfia dal 2011 al 2021 e attualmente vicesindaco del medesimo Ente, «nella sua qualità di amministratore della De Nisi Srl denunciava alla Guardia di Finanza di Vibo Valentia un’ulteriore richiesta estorsiva subita il medesimo giorno in relazione al cantiere sito a Vibo Valentia, relativo a lavori di ristrutturazioni condominiali». «Tale denuncia – si legge nell’istanza – ha generato il procedimento penale che ha portato all’arresto di Michele Manco per il reato di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose». Anche in questo caso, il 16 gennaio 2023, la De Nisi Srl ha depositato – alla Dda di Catanzaro – procura speciale a mezzo dei propri difensori quale persona offesa e ha preannunciato la volontà di costituirsi parte civile che si è formalizzata all’udienza del 13 settembre 2023 nei confronti di Manco Michele (attualmente detenuto in carcere) e il relativo procedimento pende attualmente dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.

Le dichiarazioni «calunniose» del collaboratore di giustizia

C’è un passaggio, nell’istanza presentata dai legali di De Nisi, dove si contestano «le dichiarazioni calunniose e false del collaboratore di giustizia Giovanni Angotti nei confronti di Francesco De Nisi» ed oggetto di una denuncia per calunnia presentata dallo stesso imprenditore vibonese ed attualmente al vaglio dell’Autorità Giudiziaria di Milano. Angotti parla una prima volta il 20 luglio 2010 quando – dinanzi a Vincenzo Capomolla Procuratore Aggiunto ed attuale Reggente della Procura Distrettuale di Catanzaro – per i successivi otto anni, «non fa riferimento a De Nisi Francesco nonostante all’epoca (2010 /2012) egli ricoprisse contemporaneamente sia la carica di Sindaco di Filadelfia che quella di Presidente della Provincia di Vibo Valentia».
Le dichiarazioni vengono invece rese a distanza di anni, il 28 settembre 2018 quando lo stesso pentito afferma: «Per come mi chiede sono invece a conoscenza di occasione in cui il clan Anello ha avuto un ruolo sull’andamento di competizione elettorale. In particolare ricordo che tale De Nisi Francesco in più occasioni ha richiesto agli Anello aiuto per ottenere un maggior numero di voti. Ricordo che questo De Nisi versava delle somme di denaro direttamente a Tommaso Anello (prevalentemente perché Rocco era spesso in carcere) e questi le redistribuiva tra noi 5 affiliati (me compreso) con il compito di raccogliere voti in suo favore utilizzando parte del denaro ricevuto (ad esempio io potevo ricevere 1.000 € e convincere qualche persona a votare De Nisi consegnando 50/100€) ovvero ricorrendo alla violenza e quindi percuotendo, ovvero sparando alle gambe alle persone che non intendevano votare per De Nisi, ovvero bruciando loro la macchina. Ricordo anche che lasciavamo a queste persone una scheda con il segno sulla preferenza indicata. Nello specifico ciò è avvenuto sia alle due elezioni comunali all’esito delle quali il de Nisi è diventato sindaco di Filadelfia (in una prima occasione il De Nisi aveva perso contro tale Francesco La Gala, non avendo in quel caso l’accordo con gli Anello). In occasione delle comunali ci fu indiata anche la preferenza del consigliere Carchedi Vincenzo. Lo stesso discorso fu fatto in occasione delle elezioni provinciali in cui il De Nisi era candidato consigliere in appoggio al candidato presidente Bruni ed infine nel 2008 quando il De Nisi si candidò direttamente alla presidenza della provincia di Vibo».
Francesco De Nisi apprende delle dichiarazioni nel luglio 2020, in occasione dell’emissione dei fermi cautelari a seguito del procedimento denominato “Imponimento” e «da subito ne denunciava la falsità all’Autorità Giudiziaria e nella specie alla Procura distrettuale di Catanzaro e a quelle ordinarie di Vibo Valentia e di Lamezia Terme con le note datate 30 luglio 2020 e 19 settembre 2020. «Tali note e i documenti allegati – sostengono i legali – non venivano inspiegabilmente acquisiti al fascicolo del procedimento e il giudice Francesco Rinaldi, a seguito di giudizio abbreviato, depositava nel mese di luglio 2022 sentenza a carico di Giovanni Angotti senza averle nel fascicolo e senza esserne quindi a conoscenza».

L’assenza di riscontri secondo i legali

De Nisi sostiene, con riferimento alla narrazione del collaboratore di giustizia che cita tornate elettorali, sia comunali relative al Comune di Filadelfia sia provinciali della Provincia di Vibo, l’assenza «di alcun riscontro da parte delle Autorità di Pubblica Sicurezza o della stampa in ordine a gambizzazioni, incendi di autovetture e percosse di cui al narrato del collaboratore di giustizia (il quale, del resto, non forniva alcun particolare, né indicava alcun riscontro)».

Le accuse e i «mancati» riscontri sulle elezioni comunali

Per quanto attiene le elezioni Comunali, fanno notare i legali: «Angotti Giovanni rientrava in Filadelfia, per sua ammissione, tra il 2002 ed il 2003. De Nisi veniva eletto per la prima volta sindaco nel 2001 (13.05.2001) ed in tale tornata elettorale Angotti Giovanni, in virtù delle sue stesse dichiarazioni, non poteva avere compiuto le condotte da lui stesso dichiarate». Sempre secondo i legali, «nella seconda tornata elettorale (28.05.2006) in cui De Nisi Francesco veniva rieletto sindaco di Filadelfia, sia Rocco Anello che Tommaso Anello si trovavano entrambi detenuti e non potevano, quindi, concretizzarsi le condotte descritte dall’Angotti “In particolare ricordo che tale De Nisi Francesco in più occasioni ha richiesto agli Anello aiuto per ottenere un maggior numero di voti. Ricordo che questo De Nisi versava delle somme di denaro direttamente a Tommaso Anello (prevalentemente perché Rocco era spesso in carcere […]”)».

Le accuse e i «mancati» riscontri sulle elezioni provinciali

Nell’istanza i legali contestano la ricostruzione offerta dal pentito Angotti anche in relazione «alla tornata elettorale del 2004 (12.06.2004) in esito alla quale De Nisi Francesco veniva eletto Consigliere Provinciale, entrambi i fratelli Rocco e Tommaso Anello erano detenuti e, quindi, le condotte attribuite a De Nisi Francesco non potevano concretizzarsi. Rilevava, inoltre, che Fraone Domenico, nei confronti del quale Angotti dichiarava di avere dato supporto elettorale, era candidato in una lista concorrente rispetto a quella di De Nisi Francesco». Sempre da quanto si apprende dal contenuto dell’istanza il pentito, in uno dei verbali resi, «arresta la sua partecipazione al clan all’anno 2006». Circostanza che trova riscontro nelle dichiarazioni rese dallo stesso: «Con gli Anello il 2006 ci siamo divisi perché avevo detto: Basta…». Ma c’è di più. Francesco De Nisi «risottoponeva all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria il fatto che Maria Teresa Angotti il 28 agosto 2007 denunciava il proprio padre Giovanni Angotti per maltrattamenti in famiglia». In particolare: “per avere maltrattato la propria moglie Serratore Anna e la propria figlia Angotti Maria Teresa costringendole a vivere in un clima di continue violenze e vessazioni, malmenandole e minacciandole ripetutamente nonché ingiuriandole con frasi volgari ed offensive, obbligandole, con tali atteggiamenti, in varie circostanze, a dormire fuori dalla propria abitazione”. Nella circostanza (anno 2007) «madre e figlia si erano rivolte al Comune per trovare sostegno e per sfuggire alle violenze dell’Angotti. In effetti ciò avvenne e Angotti Giovanni fu allontanato dal territorio del Comune di Filadelfa e quindi per tali fatti arrestato il 26 maggio 2008».

L’appalto di manutenzione dell’impianto di pubblica illuminazione a Filadelfia

Quanto riassunto nella istanza, secondo gli avvocati, «presenta di per sé elementi patologici che provocano turbamento e inquietudine e ciò ancora di più nel contesto di denunce e azioni avverso le organizzazioni criminali». I legali citano la vicenda dell’appalto della manutenzione dell’impianto di pubblica illuminazione del Comune di Filadelfia. «La precedente Amministrazione di Filadelfia (La Gala) aveva instaurato rapporti contrattuali di appalto con Anello Domenico, germano di Rocco e Tommaso Anello (manutenzione dell’impianto di pubblica illuminazione dal 16.02.1999 al 25.02.2001 importo di lire 18.105.900 oltre le spese non quantificate per materiale ed un appalto per la realizzazione di rete di pubblica illuminazione per un importo di euro 37.605,57 il cui contratto era stato stipulato ai sensi dell’art. 8 del medesimo “senza alcuna richiesta di certificazione antimafia in quanto trattasi di contratto il cui valore complessivo non supera lire 300 milioni art. 2 lettera e del DPR 3.06.1998, n. 252).
Il contratto di manutenzione della pubblica illuminazione era scaduto il 25 febbraio 2001 ed in data 22 aprile 2001 il Comune di Filadelfia, prima delle elezioni all’esito delle quali De Nisi Francesco veniva eletto per la prima volta sindaco con un margine di 100 voti circa, prorogava il contratto per altri due anni (senza gara)». «A capo dell’Amministrazione Comunale di Filadelfia in qualità di sindaco vi era Vito Francesco La Gala – si legge ancora – il quale era contestualmente candidato alla carica di Sindaco in contrapposizione a De Nisi nella medesima tornata elettorale del 2001. Alla scadenza del contratto in data 31 dicembre 2002 i rapporti tra il Comune e la ditta Anello Domenico si interrompevano e l’Ente si rivolgeva ad altre ditte». Il 14 aprile 2004, «la Giunta Municipale guidata da De Nisi Francesco approvava un protocollo di legalità con la Prefettura di Vibo Valentia che anticipava la normativa organica sulle certificazioni antimafia prevedendo disposizioni più stringenti in materia, escludendo in tal modo le ditte a rischio infiltrazione criminale e quindi anche quella di Anello Domenico».

Le motivazioni della richiesta di protezione

Nell’istanza vengono riassunti e citati tutti gli episodi che rappresentano – secondo i legali – motivazioni valide per richiedere e sollecitare la protezione e la tutela dell’imprenditore vibonese. «Tuttavia – chiosano gli avvocati – la Prefettura di Vibo Valentia, non ha ritenuto necessario né avviare il procedimento di verifica delle condizioni di tutela e vigilanza o fornire riscontro a quest’ultimo». (redazione@corrierecal.it)

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