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l’intervista

Falcomatà: «Non ho mai smesso di sentirmi sindaco. Ora però provo a cambiare Reggio»

Il ritorno del primo cittadino dopo la sentenza della Cassazione. «La paura della firma? C’è, ma passa»

Pubblicato il: 01/11/2023 – 6:38
Falcomatà: «Non ho mai smesso di sentirmi sindaco. Ora però provo a cambiare Reggio»

LAMEZIA TERME «Sono stato sospeso dalle funzioni di sindaco, da capo dell’amministrazione, quindi non ho più firmato dei liberi atti. Ma non ho mai smesso di sentirmi sindaco per strada, tra le persone che chiedevano, mi incoraggiavano. È stata una vicenda sospesa, ma vissuta con l’abbraccio corale della cittadinanza».
Giuseppe Falcomatà da una settimana è tornato al suo posto, alla guida del Comune e della città Metropolitana di Reggio Calabria dopo la sentenza della Cassazione che ha accolto il ricorso presentato dai suoi avvocati al seguito della condanna in primo e in secondo grado per abuso d’ufficio nell’ambito del processo “Miramare”. Falcomatà ha risposto alle domande di Danilo Monteleone e Ugo Floro nel corso dell’appuntamento settimanale “Telesuonano”, in onda su L’altro Corriere Tv, canale 75. Una sospensione di 23 mesi, un periodo difficile in cui non sono mancati i momenti di tristezza e scoramento. «I momenti difficili come quelli che ho vissuto – ha detto il primo cittadino – si fronteggiano non perdendo mai la speranza, non perdendo mai la fiducia nelle istituzioni, in questo caso nella magistratura, non perdendo mai la certezza di aver operato bene, operato in maniera trasparente e legittima. Non sono parole dette tanto per dire. In generale questa è stata un’occasione che mi ha consentito di avere uno sguardo più ampio sulle questioni, sui fatti, sulle persone, sulle priorità».

L’abuso d’ufficio

Il sindaco Falcomatà è stato condannato in primo grado e in appello per abuso d’ufficio, più specificatamente per la concessione di una struttura che ospitava l’albergo “Miramare” a un imprenditore. Secondo la tesi accusatoria, il sindaco avrebbe ricevuto in cambio di questo affidamento, dei locali per ospitare la sua segreteria politica a titolo gratuito. La Cassazione ha annullato senza rinvio. Proprio il reato di abuso d’ufficio da tempo occupa la discussione politica nazionale e riguarda soprattutto i sindaci. «Mi auguro che la mia vicenda – ha affermato Falcomatà – possa chiudere una discussione sull’abuso d’ufficio e in generale sulle responsabilità dei sindaci. Io sono sindaco da nove anni, in tutte le assemblee nazionali Anci si è affrontato questo argomento e mi auguro che si arrivi alla conclusione di questa vicenda. A luglio è stato approvato un decreto che all’interno di una più ampia riforma della giustizia elimina il reato di abuso d’ufficio. La discussione è passata all’attenzione delle commissioni e adesso deve approdare in aula. È un provvedimento che tutela l’onorabilità dei sindaci, ma soprattutto evita che da una eventuale condanna per abuso d’ufficio con la legge Severino, che è un’altra legge sulla quale bisogna riflettere, possano esserci ricadute su un’intera comunità. Il tema della riforma dell’abuso d’ufficio e della legge Severino, è una cosa che i sindaci, soprattutto i sindaci di sinistra, chiedono da anni. Non bisogna lasciare questo tema soltanto al centrodestra».

L’accoglienza dell’Anci e la figura del padre, Italo Falcomatà

Nel corso dell’ultima assemblea dell’Anci, alla quale Falcomatà ha partecipato, l’accoglienza ricevuta dal sindaco, con tanto di abbraccio del presidente De Caro, è esemplificativa dello stato d’animo dei sindaci. «Al netto dell’affetto sincero – ha evidenziato il primo cittadino – che i colleghi sindaci e gli amici mi hanno tributato col presidente De Caro in testa, c’è effettivamente la consapevolezza che la mia storia possa essere la storia di chiunque. L’abuso d’ufficio è stato rimodulato tantissime volte. Quello che il legislatore toglie e fa uscire dalla porta, poi la giurisprudenza fa rientrare dalla finestra. Ho seri dubbi sul fatto che possa essere nuovamente riformato. Tra l’altro, nel mio caso, la Corte di Cassazione ha accertato non esserci nessun evento, non esserci nessun vantaggio patrimoniale, non esserci nessun danno ingiusto. Se dovessi fare una battuta, l’abuso non c’è stato, l’unico abuso che c’è stato è quello subito dalla cittadinanza che per due anni è stata privata del suo sindaco».
Giuseppe Falcomatà non porta un cognome facile. La figura di suo padre Italo, ex sindaco di Reggio Calabria in una stagione che è stata definita appropriatamente “la primavera di Reggio Calabria”, ha rappresentato uno dei più forti esempi di legalità e di gestione della cosa pubblica con una grande dignità in un contesto difficilissimo, come poi hanno spiegato decine di inchieste. Da figlio di Italo Falcomatà, come ha percepito il figlio la condanna e la sospensione? «Col dubbio che alla fine effettivamente un errore potessi averlo commesso – ha ammesso il primo cittadino –. Io sono sempre stato abituato a mettermi in discussione, a mettere in dubbio anche le mie certezze e mi sono sempre chiesto se effettivamente avessi potuto fare qualcosa che configurasse profili di reato. Questo dubbio poi me lo sono portato per questi due anni senza però mai perdere la fiducia affinché questa vicenda si potesse chiarire nel migliore dei modi. Mio padre mi ha insegnato questo, io ero adolescente quando anche lui ha vissuto le sue vicende giudiziarie e provava a non farlo gravare sulla famiglia. Ricordo che un anno, quando gli avvisi di garanzia erano aumentati a dismisura, lui per tranquillizzarci ci disse: “vabbè, magari quest’anno l’albero di Natale lo addobberemo con gli avvisi di garanzia anziché con gli addobbi natalizi”. È all’interno della famiglia che bisogna ritrovare la forza ed è la famiglia che ti protegge anche dai dubbi».
Proprio Italo Falcomatà fece una scelta che all’epoca non fu salutata con particolare favore. Nel rifare quello che è noto come il chilometro più bello d’Italia, volle che la Dea Atena fosse rivolta non verso il mare, e dunque proteggere Reggio Calabria dai nemici che arrivavano dal mare, ma fosse rivolta verso la città, specificando che i nemici di cui Reggio doveva proteggersi ce li aveva all’interno. Durante questi due anni di sospensione, quanti nemici ha avuto Giuseppe Falcomatà? «Se ci sono stati – ha detto il sindaco – non si sono palesati e sicuramente hanno girato a largo. Invece ho riscoperto l’affetto sincero e disinteressato di tante persone, non soltanto della famiglia, degli amici, ma anche di semplici cittadini, cosa che sto riscontrando anche in questi giorni. Incontro cittadini per strada, una signora mi ha abbracciato e si è commossa, si è messa a piangere perché il sindaco ha una sua famiglia, come tutte le persone, ma una famiglia allargata che è la città e questa cosa è stata percepita proprio come un qualcosa di sentito dall’intera comunità». E la famiglia politica invece quanto è stata vicina all’uomo Falcomatà? «Non mi sono sentito mollato – ha precisato il primo cittadino -, anzi, ho fatto più attività di partito in questi due anni che negli anni precedenti alla sospensione. Ho seguito più da vicino le vicende dei congressi provinciali, dei congressi regionali, dei congressi nazionali. Il Partito Democratico è una comunità, l’ho sempre vissuta come tale e non è mancato il confronto in questi due anni».
Chiusa questa vicenda della sospensione, c’è ora la vicenda “Miramare-Bis”, in cui si contesta un tema che riguarda la costituzione di parte civile. «Sì – ha spiegato Falcomatà – l’affronteremo con serenità come è stato fatto nel processo “Miramare 1”, diciamo così. Difendendomi nel processo e non dal processo. Io sono stato anni in silenzio, anzi di più, perché la vicenda è iniziata otto anni fa, non ho mai detto nulla su quello che era il corso delle indagini, il processo, in pieno religioso rispetto delle istituzioni della magistratura e allo stesso modo farò adesso».

Le parole del governatore Occhiuto e il prossimo incontro

Il presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto, a proposito di questa vicenda e in particolare del reato di abuso d’ufficio e della legge Severino, ha parlato di una legge nefasta che porta il nome di un grande giurista, appunto Paola Severino, partorita da un governo tecnico e da una maggioranza variopinta. Errori secondo il governatore fatti in un periodo in cui si è fatto emergere il giacobinismo più sfrenato. Occhiuto ha poi invitato il Pd, il partito di Falcomatà, a fare una seria autocritica su questo percorso. «Al netto di quello che ha detto il presidente Occhiuto nel merito – ha dichiarato il sindaco di Reggio Calabria – percepisco un elemento politico nelle sue parole, la volontà di stabilire un dialogo istituzionale tra la Regione Calabria e la città metropolitana di Reggio Calabria, e questo per me è un qualcosa dal quale non si può prescindere. Io ho apprezzato le parole ufficiali del presidente che mi ha anche telefonato. Nei prossimi giorni gli chiederò un incontro, non soltanto per risalutarlo da sindaco reinsediato, ma anche per affrontare alcune questioni che per la città metropolitana sono di preminente importanza, una fra tutte le deleghe e le funzioni alla città metropolitana».

Il Pd secondo Falcomatà: «Più peso ai sindaci nel partito»

Ma cosa può dare l’amministrazione reggina, guidata da un sindaco del Pd, ad un partito di massa in costante crisi di identità? «Più che cosa può dare il sindaco di Reggio Calabria – ha chiarito Falcomatà -, bisogna chiedersi cosa possono dare i sindaci. Noi siamo una comunità nella comunità, condividiamo gli stessi problemi, le stesse ansie, le stesse paure, la stessa quotidianità con i cittadini. Io credo che il Partito Democratico debba utilizzare maggiormente i sindaci, coinvolgerli anche nelle questioni di partito perché rappresentano una risorsa. Gran parte dei sindaci d’Italia sono sindaci di centrosinistra e anche per quella che è la linea politica del Partito democratico questo dialogo che, di conseguenza è una maggiore consapevolezza di ciò che accade sui territori e di quello che vogliono i cittadini, non può prescindere dalla presenza dei sindaci. Che non significa che bisogna necessariamente avere un segretario di partito che sia un sindaco o avere i sindaci all’interno della segreteria. Però noi siamo gli unici che sono eletti direttamente dai cittadini e questa connessione quotidiana fra il territorio e l’amministrazione può solo che fare bene al partito. Ritorno ad esempio che la legge Severino opera per sindaci e consiglieri regionali, quindi per amministratori locali, e non per i parlamentari. Ciò può rendere questo tema un po’ più lontano dall’agenda del governo nazionale o comunque del Parlamento. Ecco perché serve il dialogo con i sindaci».

Nessun problema con la maggioranza e l’apertura al dialogo con l’opposizione

Falcomata ha detto di aver trovato in salute il percorso amministrativo portato avanti finora a Reggio Calabria. «Io sono sindaco dal 2014 – ha ricordato – grossi problemi di maggioranza non ce ne sono stati. Qualche pecorella per strada si smarrisce e credo che questo sia anche fisiologico, però vedo la maggioranza abbastanza in salute. Ovviamente in questi due anni ho avuto modo anche per motivi più conviviali di rincontrarli, di riabbracciarli, di chiacchierare anche per dare loro la sicurezza che sarei tornato e quindi adesso ripartiamo». Falcomatà ha ammesso di non aver sentito Matteo Renzi, ma «devo dire che ho circa 900 messaggi a cui sto provando piano piano a rispondere, non escludo che ci possa essere anche il suo». L’uomo forte del centrodestra Reggio Calabria, il deputato di Forza Italia Francesco Cannizzaro, ha detto di essere felice per Falcomatà, molto meno felice per Reggio Calabria. «Mi avrebbe sorpreso il contrario – ha risposto il sindaco –. Ho apprezzato oltre al comunicato anche la telefonata. Io credo che al di là delle posizioni diverse, ci possa essere una collaborazione per i temi che riguardano lo sviluppo della città. Sono convinto che nessuno si possa salvare da solo, ma quando si ha a cuore quelli che sono i temi che possano sviluppare un determinato territorio, tutti coloro che a vario titolo ne hanno responsabilità dovrebbero quantomeno provare a ragionare insieme»

Falcomatà su Scopelliti: «La sua stagione politica consegnata a tre gradi di giudizio»

Falcomatà durante l’intervista con Danilo Monteleone e Ugo Floro ha parlato anche di Giuseppe Scopelliti e della sua vicenda racchiusa in un libro e dell’evento di piazza Duomo a Reggio Calabria che lo ha visto protagonista davanti a un pubblico numeroso. «Scopelliti è ex presidente di Regione – ha sottolineato Falcomatà –, una persona che ha sempre fatto politica nella sua vita ed è normale che lui una volta scontata la sua pena voglia tornare a impegnarsi in politica. Non ci vedo nulla di trascendentale». Sui giudizi duri espressi da Scopelliti all’indirizzo del percorso amministrativo di Falcomatà, quest’ultimo ha preferito glissare: «Non me ne occupo, sinceramente, non ritengo che questo debba essere un tema di confronto con lui, anche perché la sua stagione è stata consegnata a tre gradi di giudizio, quindi ogni ulteriore commento sarebbe superfluo».
Ma come può Reggio Calabria riacquisire centralità nel dibattito regionale e nazionale? «Noi nel 2014 – ha risposto Falcomatà – venivamo da uno scioglimento del comune per mafia, da una situazione di predissesto con quasi 300 milioni di debiti da dover ripianare. Ci siamo rimboccati le maniche, adesso la situazione è nettamente migliore. Ne siamo usciti, sono state riordinate le società, sono stati ripristinati servizi che prima non esistevano, è stata fatta una programmazione sulle opere pubbliche e sulle infrastrutture e tutto questo è avvenuto perché Reggio politicamente uscita da un isolamento che viveva, ha recuperato immagine, autorevolezza e credibilità sui tavoli nazionali, a prescindere da chi ci fosse al governo. Noi abbiamo dialogato con governi di centrosinistra, di centrodestra, tecnici, giallorossi, gialloverdi, insomma in maniera istituzionale con tutti. Questi due anni di sospensione, al netto dell’ottimo lavoro che hanno fatto Brunetti e Versace, che non smetterò mai di ringraziare, di fatto hanno indebolito la città, perché l’hanno privata del sindaco democraticamente eletto e anche di quelli che sono i rapporti instaurati nel corso di questi nove anni e che hanno reso possibile la realizzazione, la programmazione e la risoluzione di tanti problemi per la città. Ma non poteva essere altrimenti? Che vantaggio si può trarre dalla sospensione di un sindaco eletto solo un anno prima? Si può obiettare dicendo che l’amministrazione è la stessa, è vero, ma il sindaco eletto ha comunque maggiore forza in termini di interlocuzione, di contrattazione, di confronto con tutti i livelli di governo regionale o nazionale».
Ma politicamente Falcomatà crede di aver commesso errori in questi anni, come ad esempio aver lasciato ruoli apicali a Italia Viva da una parte e Azione dall’altra? «No – ha replicato con sicurezza –, noi nell’amministrare abbiamo sempre guardato prima le persone che componevano la nostra maggioranza e ovviamente poi anche il partito che rappresentavano. Paolo brunetti è stato eletto, è vero, tra le fila di Italia Viva, ma Paolo ha un passato che viene dalla sinistra, è stato presidente di circoscrizione del Partito Democratico, un politico di lungo corso all’interno anche dei movimenti politici civici, di natura marcatamente di sinistra. Carmelo Versace è stato letto in una mia lista civica, successivamente è aderito ad Azione, ma anche lui viene da un mondo e da una storia che è di sinistra. È vero che Azione sostiene il centro-destra alla Regione Calabria, ma a livello locale sostiene anche l’amministrazione di centro-sinistra a Catanzaro, quindi è una scelta di partito».

La connessione sentimentale con i cittadini

«Noi – ha proseguiti Falcomatà – possiamo fare la città d’oro, ma se manca una connessione sentimentale fra l’amministrazione e i cittadini, tutto quello che tu fai non viene recepito a pieno o comunque ti viene in qualche modo contestato. La città va resa protagonista, il governo del territorio va condiviso. La connessione sentimentale è qualcosa di quotidiano che va fatto per strada. Bisogna raccontare dove si sta andando, qual è la visione di città, ma anche quali sono le problematiche e i rallentamenti per la realizzazione di quella visione. Allo stesso modo dobbiamo essere capaci di rendere i cittadini protagonisti di immedesimarsi nel governo e nell’amministrazione della città, di condividerne il percorso, di comprenderne le difficoltà».

Falcomatà su Giusi Princi

Falcomatà si è espresso anche sul vicepresidente dell’esecutivo della Regione Calabria Giusi Princi, originaria di Reggio Calabria. «Devo dire – ha affermato – che è una presidente che ha cercato di essere presente sul territorio, di spendersi. Anche lei viene da un settore che non è quello politico. Per la scuola ha fatto molto bene, ha una delega importantissima per la nostra città che è quella alla programmazione e quindi di conseguenza io sono estremamente convinto del fatto che un rappresentante regionale della città di Reggio Calabria, con una delega così importante, possa essere soltanto una risorsa per il territorio. Al di là dei colori politici, io penso che noi siamo istituzioni. La giacca istituzionale viene molto prima di qualsiasi tessera di partito. Non può essere altrimenti se noi amministriamo il territorio, se noi svolgiamo il nostro ruolo istituzionale per il quale i cittadini ci hanno chiamato a rappresentarli. Il sindaco è il sindaco di tutti, anche di chi non l’ha votato e se noi non anteponiamo il ruolo istituzionale a quello delle nostre giuste e legittime appartenenze di partito, abbiamo fatto solo il male dei cittadini e del territorio».

Di nuovo sindaco e poi?

Alle prossime comunali Giuseppe Falcomatà non potrà ricandidarsi. Cosa accadrà a quel punto? «Trenta mesi di amministrazione – ha detto il primo cittadino – non è tantissimo tempo, ma non è neanche poco come ciclo politico. Non mi preoccupo perché il lavoro è stato impostato nove anni fa, è stato continuato anche in questi due anni di sospensione. È del tutto evidente che qualcosa andrà cambiato, quindi non pensiamo soltanto a una semplice sostituzione di ruoli, va cambiata la musica. Se noi cambiamo soltanto gli orchestrali, alcuni o tutti, e la musica è la stessa, non si andrà da nessuna parte, quindi è un cambio di approccio alle questioni che noi dobbiamo proporre in quello che non a caso ho voluto definire un nuovo inizio. Dopodiché farò quello che i cittadini mi chiederanno di fare, andrò a cercare di occupare il ruolo che mi consentirà meglio di continuare a servire la città e il territorio metropolitano. Sinceramente non ci sto pensando perché mi sto concentrando sulla città, mi sto concentrando su questi trenta mesi, anche perché se non andranno bene, nessuno mi chiederà di fare qualcos’altro».

«Il rischio è quello della paura della firma, ma un sindaco non può avere paura»

Dopo l’avventura giudiziaria che lo ha coinvolto, oggi Falcomatà non teme nuove ricadute da un punto di vista amministrativo? «È un rischio – ha ammesso –. Il rischio è quello della paura della firma. Ma un sindaco non può per ruolo, per definizione, avere paura, perché la paura ti rallenta, ti frena, ti intimorisce, ti fa aggredire le situazioni in maniera leggera, fragile e morbida. E una città che rallenta piano piano si ferma e questa è la cosa peggiore che si possa rimproverare a un sindaco i cui cittadini hanno eletto per migliorare la qualità della loro vita. Il sindaco non può avere paura della firma e quindi anche se c’è un po’ di timore, visto quello che è successo, naturalmente non mi potrò sottrarre al ruolo facendolo nell’unico modo possibile, senza orario, senza vacanze, senza ferie». Ma per centrare questi obiettivi qualche novità arriverà dall’esecutivo? È previsto un rimpasto? «Mi direte che sono democristiano – ha affermato Falcomatà – ma la questione non riguarda l’eventuale cambio di un assessore, di un segretario, direttore o dirigente se poi non siamo noi per primi a cambiare. Credo che la vera novità dovrà essere quella di un approccio diverso alle questioni e la consapevolezza che non solo il sindaco è protempore, ma tutti coloro che hanno ruoli nell’amministrazione lo sono. Se si parla di nuova fase si deve avere la consapevolezza che questa nuova fase ha bisogno di nuovi interpreti, ma soprattutto che la città si può continuare e si deve continuare a servire anche da altre posizioni. Ovviamente il discorso non riguarda solo la giunta. Bisogna chiedere di più alle tante realtà produttive che ci sono nella nostra città, agli enti camerali, ai cosiddetti corpi intermedi, all’università, agli ordini professionali. Qui o ci si salva tutti o non si salva nessuno». Giovani compresi. «Noi dobbiamo invece fare capire ai giovani – ha evidenziato ancora Falcomatà – che tutte le cose importanti e belle costano fatica. Costano sudore, costano impegno, lacrime, sangue. La banalità è gratis. La mediocrità è gratis. Le cose belle e importanti invece hanno bisogno di tempo. E questo è il tempo che noi chiediamo ai giovani di dedicare alla città e quindi alla politica in città». (redazione@corrierecal.it)

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