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Sanità

Liste d’attesa truccate in Italia. In Calabria dati inutilizzabili perché incompleti

Quanto tempo trascorre tra la prescrizione medica e l’erogazione del servizio? Ecco i dati di Agenas e The Bridge

Pubblicato il: 10/11/2023 – 12:30
Liste d’attesa truccate in Italia. In Calabria dati inutilizzabili perché incompleti

COSENZA Quanto tempo trascorre in Italia tra la prescrizione medica e l’erogazione del servizio? Agenas (Agenzia per i servizi sanitari regionali) e Fondazione The Bridge hanno realizzato un progetto pilota raccogliendo i tempi di visite ed esami. Il risultato è stato il seguente: 9 regioni non rispondono ai requisiti o non sono in grado di fornire dati. Inoltre si tende a non dire il vero sulle date delle prenotazioni. Come riportano le giornaliste del Corriere della Sera Milena Gabanelli e Simona Ravizza sulla rubrica “Dataroom”, alle regioni sono stati chiesti i tempi di attesa di 14 visite e 55 prestazioni di diagnostica su una settimana campione, dal 22 al 26 maggio 2023. I risultati dell’analisi, viene evidenziato dalle giornaliste del Corriere, mostrano «in modo inconfutabile i trucchi che vengono adottati che far sembrare sulla carta che il problema non ci sia».

Dati calabresi non utilizzabili perché incompleti

Sono ben nove le regioni che non si occupano della questione, o non sanno quanto tempo occorra a un cittadino per effettuare una visita o un esame. C’è addirittura chi ha ignorato la richiesta di Agenas come Valle d’Aosta, Bolzano, Molise e Puglia. Lombardia, Liguria, Basilicata e Sicilia non sono state in grado di produrre i dati mentre i dati calabresi non sono utilizzabili perché incompleti (anche se, nello specifico, la nota dell’Agenzia sanitaria per i servizi sanitari regionali per quanto riguarda la Calabria parla di dati parziali riferiti a una o più Asl).
Sono 6 invece le regioni che hanno fornito i tempi di attesa di 2-3 ospedali: Veneto, Lazio, Abruzzo, Campania, Umbria e Sardegna, per un totale di 23.656 visite e 24.478 esami. Tutte le informazioni richieste sono state fornite soltanto da Piemonte, Trento, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Toscana e Marche, per un totale di 101.265 visite e 122.208 esami. Gabanelli e Ravizza nella loro inchiesta spiegano perché finora sui dati ci sono state delle omissioni. «Come già denunciato in un Dataroom del maggio 2022 il sistema di monitoraggio previsto per legge non funziona, il motivo? Sui siti regionali sono pubblicati migliaia di dati, ma ogni regione è libera di utilizzare il criterio di raccolta che più le fa comodo: i risultati dei tempi di attesa non sono differenziati in base al codice di priorità, i giorni indicati possono essere una previsione o quello che in realtà il paziente ha dovuto attendere, possono essere presi in considerazione solo gli ospedali più efficienti, oppure un giorno-indice, ecc. Insomma, non c’è una linea guida comune e nessuna trasparenza sulla situazione reale, che era invece lo scopo della legge voluta nel febbraio 2019 dall’allora ministro Giulia Grillo».

Le chiamate ai call center per le prenotazioni

I tempi di attesa monitorati dalle Regioni prendono in considerazione il numero di giorni che trascorrono dalla chiamata del paziente al call center (Cup) per prenotare alla data dell’appuntamento. «Se però gli rispondono che in quel momento non c’è posto e lo invitano a ritelefonare dopo una settimana o due, la data che farà fede è quella della seconda chiamata, nella quale l’operatore fisserà effettivamente l’appuntamento. Della prima richiesta del paziente non resta traccia, anche se in realtà la sua attesa è iniziata da allora. In questo modo però tutti i tempi di prenotazione risultano più brevi. La prova che il meccanismo è diffuso la troviamo nei dati di Agenas che contano, e per la prima volta, quanto tempo trascorre da quando io ho in mano la ricetta del medico a quando telefono al Cup per prendere l’appuntamento». Solo il 18% lo fa il giorno stesso o il giorno dopo, se deve fare l’esame in 72 ore; il 41% se deve farlo in 10 giorni; il 51% se deve farlo entro 60. «È paradossale: prima devo avere un esame o una visita, più tardi chiamo. Non può succedere davvero così. È ragionevole pensare che io la telefonata al Cup la faccio subito, ma solo al 18% viene dato l’appuntamento, e infatti ne rimane traccia. A tutti gli altri viene detto di richiamare perché non c’è posto. Se ne deduce che di quell’82% una parte non farà la visita nei tempi previsti, e un’altra parte si rivolgerà alla Sanità a pagamento». L’Osservatorio sui consumi privati in Sanità (Cergas-Bocconi) stima che su 100 esami 21 sono a pagamento; e 41 su 100 visite mediche.
In realtà un altro problema sui dati comunicati dalle Regioni è che si riferiscono solo alle telefonate fatte al call center che intercettano solo una parte delle richieste (non quelle, per esempio, fatte agli sportelli).

«Ciò emerge andando a vedere il numero di prenotazioni fatte per mille abitanti: è realistico che nell’Asl di Roma 1 e Rieti nella settimana tra il 22 e il 26 maggio solo 30 pazienti abbiano avuto bisogno di prenotare una Tac entro 10 giorni oppure che nell’Asl di Oristano solo 2 avessero bisogno di una risonanza magnetica sempre entro 10 giorni? Lo stesso vale perle visite». Alcuni pazienti, emerge sempre dallo studio pubblicato sul Corriere della Sera, che scelgono una data d’appuntamento diversa da quella proposta dal Cup, in un caso su due aspettano di più. «Quasi l’8o% lo fa per andare in una struttura, o addirittura in un reparto, diversi da quelli proposti, dove pensano di essere seguiti meglio».

Sanità. Iardino (The Bridge): «Caos liste d’attesa, servono regole univoche per raccolta dati Regioni»

«Le raccolte dati sulle liste d’attesa realizzate negli ultimi due anni dall’Osservatorio Healthcare Insights, promosso da Fondazione The Bridge, evidenziavano un quadro complessivo di scarsa confrontabilità dei dati tra le Regioni, ma anche tra quelli di una stessa Regione, se considerate diverse annualità. Inoltre, i dati forniti erano spesso incompleti. Alla luce di tutto ciò, il cittadino si trova oggi in una situazione di grave carenza informativa, non avendo accesso a tutte le informazioni necessarie per comprendere l’andamento della performance del Servizio Sanitario Nazionale, nonostante sia suo diritto. Da quest’anno, insieme ad Agenas, abbiamo intrapreso un percorso che ha l’obiettivo di individuare delle regole univoche per la raccolta dei dati sulle liste d’attesa da parte delle Regioni e consentirne la leggibilità, sia in termini di diritto di accesso da parte dei cittadini, sia per una corretta pianificazione da parte dei decisori. È evidente come Agenas stia già assolvendo al ruolo fondamentale della raccolta dei dati presso tutte le Regioni, auspichiamo che tale competenza sia istituzionalizzata e resa sistemica». Lo ha detto Rosaria Iardino, Presidente di Fondazione The Bridge, intervenendo presso il Ministero della Salute alla presentazione della ricerca realizzata da Agenas insieme a Fondazione The Bridge “Monitoraggio ex-ante dei tempi di attesa delle prestazioni ambulatoriali – anno 2023”. (redazione@corrierecal.it)

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