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Calabria che verrà

Clima di fiducia, per il 2024 prevale l’ottimismo. Il “traino” di agricoltura e servizi

Cresce il numero di imprenditori pronti a scommettere sul futuro. Rio: «Un piano di sviluppo per rafforzare l’impegno messo in campo dalla Regione»

Pubblicato il: 24/12/2023 – 7:04
di Roberto De Santo
Clima di fiducia, per il 2024 prevale l’ottimismo. Il “traino” di agricoltura e servizi

COSENZA Una fiducia crescente nella ripresa che dovrebbe coinvolgere anche la Calabria nel corso dell’anno che verrà. A trascinarla settori tradizionalmente importanti – per volume di valore aggiunto prodotto – per la regione come agricoltura, edilizia e servizi. Nonostante i venti di guerra e gli effetti dell’inflazione abbiano colpito soprattutto i consumi e che per questo penalizzerebbero maggiormente il commercio, comparto particolarmente esposto alle fluttuazioni dei prezzi.
I dati, rilevabili incrociando i rapporti stilati da Demoskopika, il prestigioso istituto italiano di ricerche, disegnano un futuro prossimo per la Calabria più improntato all’ottimismo. Ed in cui prevalgono il numero di imprenditori che scommette sul prosieguo della ripresa rispetto agli anni bui scatenata dall’emergenza pandemica. E sono pronti a credere nell’innalzamento del proprio fatturato e ad investire nella regione. Più timidi a prevedere una crescita importante dell’occupazione, mentre restano preoccupati per le condizioni generali dell’economia regionale e della propria liquidità.
Ma quel che desta maggiori apprensioni sul futuro della Calabria e non solo quello prossimo proviene dai dati demografici da cui emerge plasticamente il calo della popolazione. Il fattore più critico, in questo ambito, è legato al vero e proprio esodo che interessa la Calabria. Una diaspora che allontana dalla regione migliaia di calabresi ogni anno, per lo più giovani con un profilo alto di studi. Una fuga alla ricerca di certezze, come emerge dall’indagine svolta sempre da Demoskopika. Soprattutto un posto di lavoro più aderente al proprio percorso di studi e al bagaglio culturale accumulato in quegli anni. Si tratta dunque della parte migliore della Calabria che se ne va.
Tutti aspetti che abbiamo affrontato con l’economista Raffaele Rio, alla guida di Demoskopika, e professore a contratto all’Università del Sannio.

Raffaele Rio, alla guida di Demoskopika

Un anno alle spalle che si chiude con una crisi economica innescata da guerra ed inflazione. Qual è il clima di fiducia tra le imprese calabresi per l’anno che si apre?
«Se dovesse persistere la tendenza “rialzista”, anche nel 2024 l’indice di fiducia dovrebbe proseguire la sua crescita. Tirando le somme, per il 2023 aumenta al 27,7% (dal 13,5% del 2022) la quota degli operatori economici che prevede una ripresa mentre resta più stabile salendo di poco al 25,2% (23% nel 2023) la quota degli imprenditori “pessimisti” che prevedono una recessione dell’economia. Entrando nel dettaglio dei singoli indicatori, solo alcuni consolidano la ripresa dell’anno precedente, altri restano quasi stabili e altri ancora in leggero calo. In area positiva si collocano fatturato (+15,6 punti), investimenti (+10,0 punti), disponibilità di credito (10,7 punti). In area negativa, al contrario, si posiziona l’andamento della liquidità (-2,1 punti). Più stabili le previsioni su una ripresa dei livelli occupazionali a quota 100,8 che registrano un leggero miglioramento (+1,6 punti). L’indice riguardo le aspettative dell’economia regionale, infine, continua a rappresentare il fattore più critico collocandosi ancora in area negativa, tuttavia nell’ultimo anno, dopo la discesa del 2022 (-5,1 punti), fa registrare un notevole miglioramento con un rialzo di ben 33,2 punti attestandosi al valore più elevato della serie storica, passando da 52,3 a 85,5 punti».

Dunque, anche lei manifesta un certo ottimismo…
«
Sì, sono i dati che confortano il mio pensiero. Il forte consolidamento delle previsioni positive degli imprenditori, dopo il brusco calo del periodo pandemico, lascia intravedere la volontà di uscire dalla crisi e una possibile ripresa dell’economia. Questo nonostante le preoccupazioni riguardo le recenti spinte inflazionistiche, dovute inizialmente al rincaro delle materie prime energetiche verificatosi a seguito dello scoppio del conflitto ucraino».

Ma i numeri offerti da Svimez indicano che l’anno che si apre sarà più duro per la Calabria, rispetto ad altre realtà in tema di crescita economica. Secondo il vostro osservatorio quali potrebbero essere le filiere che potrebbero “soffrire” nel 2024 e, quali settori, al contrario, potrebbero offrire maggiori chance di crescita?
«Sempre partendo dal nostro indice generale, considerando le variazioni, ad eccezione dell’industria (92,7) che segna una flessione (-5,8 punti), tutti gli altri settori registrano una variazione positiva. L’agricoltura sale al valore più elevato dell’indice con 111,4 dopo un rialzo consistente di 22,9 punti. Seguono costruzioni e servizi rispettivamente con 102,3 e 103,7 e aumenti di 15,7 e 13,7 punti. Il commercio, insieme all’industria, presenta il valore finale, 97,9, e anche il miglioramento più contenuto pari a +6,4 punti».

Le piste di Camigliatello

Ed il turismo?
«A livello italiano, secondo le stime più recenti di Demoskopika, le previsioni sulla stagione invernale segnerebbero una contrazione dei flussi turistici in Italia: poco più di 23,2 milioni di arrivi e quasi 72 milioni di presenze, con una flessione rispettivamente pari al 6,1% e allo 0,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnato da quasi 25 milioni di arrivi e poco meno di 72,2 milioni di pernottamenti. Inevitabili ripercussioni anche sulla spesa turistica che segnerebbe una sforbiciata di oltre 1,3 miliardi di euro. Tra i motivi “condizionanti” anche l’andamento dei prezzi, con l’inflazione turistica che segnerebbe una crescita tendenziale dell’1,8% nell’arco temporale analizzato. Tiene l’incoming sostanzialmente stabile rispetto alla passata stagione: +0,5% per gli arrivi e -0,6% per i pernottamenti dei vacanzieri d’oltralpe. In questo scenario si colloca la nostra consueta analisi sui comportamenti turistici del mercato italiano e internazionale secondo la quale la Calabria, nel 2024, risulta tra le destinazioni italiane preferite, tra chi trascorrerà una vacanza in Italia (61,3%), collocandosi tra le mete turistiche italiane con un livello di interesse medio-alto insieme a Basilicata, Campania, Liguria, Veneto, Umbria, Marche, Lazio e Valle d‘Aosta».

Passando ai dati demografici si registrano sempre più fughe dalla Calabria. Soprattutto tra giovani. È il timore del futuro a spingerli verso altre regioni?
«È un’emorragia senza fine. Negli ultimi 15 anni sono oltre 200mila i giovani calabresi che hanno fatto le valigie, lasciando la loro regione. Tra questi, poco più di 60mila sono laureati, il 64,3% tra i più giovani. Tra i motivi prioritari il lavoro o un’occupazione più coerente con il proprio percorso di studi. Dai risultati di una nostra recente indagine sul benessere giovanile che ha coinvolto ben tremila giovani calabresi tra i 18 e i 35 anni, emerge che gli intervistati sarebbero disposti a trasferirsi fuori dalla loro città di residenza, con una prevalenza dei disoccupati/inoccupati (74,7%) rispetto agli occupati (63,1%). In secondo ordine si registra la percentuale di coloro che accetterebbero un trasferimento, pur di trovare un lavoro migliore, anche oltre i confini provinciali: il 70,1% nel caso dei disoccupati/inoccupati, il 59,5% in quello degli occupati. Altrettanto rilevante è la quota percentuale degli under 35 disposti a trasferirsi a patto che ciò non implichi l’abbandono dell’Italia, al massimo “fuori dai confini regionali”: il 61,1% nel caso dei disoccupati/inoccupati, il 49,3% nel caso degli occupati. Infine, meno rilevante, ma altrettanto significativa, la quota degli intervistati che sarebbe pronta, per motivi di lavoro, a lasciare il proprio luogo di origine per recarsi all’estero: il 28,2% dei disoccupati e il 26,1% degli occupati. Tutti dati che fanno riflettere».

Quali potrebbero essere le strategie reali che potrebbero essere messe in campo per intercettarne i bisogni?
«Non credo nelle ricette miracolose, anche perché non esistono. Tuttavia resto convinto che l’ascolto attivo dei nostri giovani e una programmazione dei fondi strutturali maggiormente rispondente alle indicazioni emerse delle loro richieste, possano migliorare significativamente il benessere economico e sociale dei giovani calabresi. Oltre ad incrementare il livello di fiducia con le istituzioni ai vari livelli».

La Cittadella “Jole Santelli” sede della giunta regionale

Ma complessivamente cosa si sente di consigliare al governo regionale per avviare percorsi di crescita già a partire dal prossimo anno?
«Credo che all’attuale sforzo messo in campo dal governo regionale potrebbe offrire un ulteriore valore aggiunto la redazione di un Piano di sviluppo economico e sociale della Calabria. In sintesi, un documento strategico che, in coerenza con fondi strutturali, Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre fondi di dotazione finanziaria e, in costante condivisione con i principali portatori di interesse del “sistema Calabria”, generi una visione strutturale per il prossimo decennio. Stabilendo, in chiave integrata, cosa fare, quando, dove, con quali obiettivi specifici e con risultati periodicamente misurabili». (r.desanto@corrierecal.it)

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