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l’intervista

Roghudi splendida e spopolata, Zavettieri: «Stiamo cercando di ricostituire un’identità»

A Telesuonano parla il sindaco del centro nel Reggino tra progetti di rinascita e problemi di viabilità. «Raggiungerci è un’impresa»

Pubblicato il: 04/01/2024 – 10:54
Roghudi splendida e spopolata, Zavettieri: «Stiamo cercando di ricostituire un’identità»

LAMEZIA TERME La Calabria è ricca di luoghi affascinanti e al tempo stesso completamente abbandonati. Tra questi spicca Roghudi in provincia di Reggio Calabria, sul Basso Ionio. E quando si cita Roghudi non si può non parlare di Grecità e di uno scrigno di grandissimi tesori. Per far luce su tutto questo, Telesuonano, programma in onda su L’altro Corriere Tv (canale 75) condotto da Danilo Monteleone e Ugo Floro, ha invitato il sindaco Pierpaolo Zavettieri. «Il paese principale – ha detto il primo cittadino – dell’area grecanica è Bova Antica, da non confondere con Bova Marina che è nata nel 1908. Noi facciamo parte di una serie di periferie che garantivano l’abitare delle persone dedicata alla pastorizia». Roghudi è un luogo molto suggestivo, una sorta di spina che va a finire sulla fiumara Amendolea ed è proprio lì che avvenne un fatto eccezionale che ha segnato il territorio. «Tra la fine del 1971 e l’inizio del 1972 – ha raccontato Zavettieri – un evento alluvionale ha condizionato l’abitare di quella comunità. Probabilmente si sarebbe potuto rientrare anche nel vecchio comune, ma la spinta della popolazione ad avvicinarsi, perché c’era la tendenza in quegli anni di andare verso le marine, ha fatto formalizzare una richiesta che poi solo nel 1988 è andata in porto. Hanno consegnato un fazzoletto di terra all’interno del comune di Melito di Porto Salvo, quindi di fatto Roghudi nuovo è un enclave di Melito Porto Salvo, ed è rimasta la frazione antica, spopolata, abitata solo dalle aziende isotecniche». Un fenomeno che col tempo ha finito per creare spaesamento nella popolazione. «Una perdita reale, drammatica, anche di identità – ha spiegato il sindaco – non per nulla si parla di diaspora rogudese. C’è stata una fuoriuscita, molte famiglie sono andate a vivere in quartieri di Reggio e sono come piccole Little Italy a New York». «Noi – ha aggiunto Zavettieri – stiamo cercando di ricostituire un’identità. Forse io non sono la persona più giusta per farlo visto che mia madre era pugliese e vivo a Bova Marina, ma ci sto provando. Ci stiamo impegnando molto per ricostituire un’identità anche nel Borgo Nuovo che ormai è l’unico paese esistente, il resto rimane un’appendice come un castello da visitare e noi ce lo godiamo. Progettualmente ci stiamo impegnando molto per rilanciare quell’area».

Il fascino e le potenzialità di Roghudi

Roghudi occupa una porzione di terra splendida da un punto di vista territoriale ed ambientale completamente disabitata ma proprio per questo ogni anno viene visitata da migliaia di persone. «Ci stiamo impegnando per stravolgere il punto di vista – ha affermato il sindaco Zavettieri – che è quello di un borgo con ordinanza di sgombero e quindi con l’impossibilità a realizzare un bed and breakfast piuttosto che un punto ristoro anche con prodotti tipici. Ci sono anche dei presidi slow food che hanno la matrice in Roghudi, penso alla Musulupa che è un formaggio tradizionale stampato sugli intagli fatti dai pastori. Insomma, le potenzialità del territorio sono enormi, il visitatore potrebbe consumare sul posto, ma attualmente abbiamo questa impossibilità a farlo e ci stiamo prodigando per risolvere il problema».
Un problema che il sindaco definisce burocratico. «Si tratta di un comune costruito su un costone di roccia – ha spiegato – quindi le parti esterne hanno sempre un rischio friabilità. Ma la parte centrale dove è situata la piazza, la chiesa e la via principale che è il sentiero 102 del Parco, che collega Delianuova che è Aspromonte tirrenico a Bova che è appunto Aspromonte grecanico ionico, non è a rischio. Mio nonno che viveva in quelle montagne andava a Delianuova a dorso di mulo più facilmente di come oggi io vado in auto magari per fare gli acquisti di inizio settimana. Io a Delianova non ci vado quasi mai. Ovviamente le pretese di allora sulla lentezza e sulla velocità erano diverse, però c’era una connessione tra questi territori. Da Roghudi passa anche il famoso sentiero dello scrittore inglese Edward Lear, ma penso anche a quello della Madonna dell’Alica, insomma abbiamo una rete di percorsi interessantissimi dal punto di vista escursionistico. Sono tanti gli stranieri che visitano il territorio, io da aprile fino a novembre, quando il clima lo consente, incontro sempre persone sconosciute che vengono dal nord Italia».

Gli interventi per risollevare Roghudi

Roghudi paesaggisticamente è ubicato in una zona molto suggestiva, la roccia su cui risiede è abbracciata da due torrenti, l’Amendolea che è il principale bacino idrografico della città metropolitana di Reggio Calabria e il suo affluente, il torrente Furria che viene dall’altro lato. «Due letti di fiume – ha specificato Zavettieri – che abbracciano questa realtà e finiscono appunto a valle con la vista mare». Ma cosa si augura Zavettieri per il futuro di Roghudi? «Noi concretamente – ha raccontato il primo cittadino – abbiamo fatto piccoli interventi con il Parco, parliamo di risorse che sono sotto la soglia dei centomila euro per più interventi, ma ne abbiamo due importanti. Per la dimensione del Comune parlare di un milione e mezzo di euro d’intervento comincia a essere una cifra considerevole. Ne abbiamo uno che è stato progettato durante la giunta Oliverio e lo stiamo realizzando solo adesso per questioni burocratiche. Siamo al 40 per cento dei lavori che prevedono la spicconatura e il rifacimento di alcune facciate con l’indirizzo e il vincolo della Soprintendenza. E poi ancora l’eliminazione di alcune superfetazioni cementizie che possono cadere sulla testa dei visitatori, come la sporgenza di un balcone magari abusivo piuttosto che qualcosa che stia cadendo, la pavimentazione, il recupero della chiesa che aveva il tetto divelto e quattro edifici di pregio che vogliamo mettere in sicurezza e completarli con cordolo di coronamento e tetto e allestire all’interno un’area museale come se fosse il borgo dei mestieri. Ci tengo a dire che siamo arrivati primi su 359 proposte per ricevere questo finanziamento. Dopodiché ne sta per partire un altro del Pnrr per i comuni sotto i 5.000 abitanti. La nostra proposta è risultata tra le cinque vincenti dell’intera città metropolitana. Sarà un progetto che vedrà contenitore e contenuto per 1 milione 331 mila euro. 600-700 mila euro serviranno per fare strutture, il progetto prevede dieci azioni. E poi ci sono i concerti che realizzerà il Conservatorio Francesco Cilea, ci sono delle attività di promozione che farà la città metropolitana con cui siamo partner, ci sono le attività del partenariato pubblico-privato, quindi la realizzazione di tante attività tipiche che dovranno valorizzare la lingua attraverso la musica, perché questo è il titolo del progetto».

«Roghudi potrà spendere più del passato»

Ma alla luce di tutti questi progetti in corso di realizzazione, è possibile portare Roghudi agli antichi splendori eliminando le parti cedevoli? «Credo che Roghudi – ha detto il primo cittadino – possa splendere anche più che un tempo, io me lo auguro. Se riusciremo a rendere agibili quei luoghi per renderli visitabili e abitabili, qualcuno potrà decidere di tornare o arrivare per stabilirsi definitivamente. Avevamo avuto dei contatti con un gruppo di filantropi americani che erano interessati ad investire nella zona con case a un euro, ma purtroppo quando hanno capito che la situazione era complessa, hanno abbandonato il progetto. Peccato davvero. Purtroppo, finché non riusciremo a convertire questo stato, questo blocco che insiste, potremo andare avanti solo con le nostre forze».
Zavettieri ha evidenziato come tra i finanziamenti del Pnrr ne spicca uno in cui si vuole dimostrare, tramite adeguati studi geologici «che a Roghudi non sta crollando niente, non è crollata una pietra in 53 anni, fatta eccezione delle case costruite abusivamente nella coda dell’alluvione. Nel borgo antico non si rischia nulla».
Su una possibile fusione di comuni dell’area grecanica, il sindaco di Roghudi ha ammesso un chiaro interesse. «Io, più di tutti – ha sottolineato – ho insistito affinché fossero strutturate le aree omogenee, per cui oggi abbiamo pari dignità alle altre aree. Oltre all’Aspromonte, sono la Piana di Gioia Tauro, Città degli Ulivi, la Locride, l’Area grecanica e l’Area dello Stretto. Esiste quindi una omogeneità vera, ci vediamo alle riunioni, la pensiamo nei termini di una fusione di servizi sicuramente, di un’unione dei comuni che però fatichiamo ad applicare. Io, probabilmente, se dicessi che voglio unirmi a Melito riceverei le coltellate dei miei stessi concittadini. C’è l’esperienza di Santa Sofìa e altri comuni del Cosentino che hanno fatto l’unione per poi scioglierla. Perché se si fa una unione dei comuni che diventa una sovrastruttura inutile è ovvio che non va bene. Rossano Corigliano è una bella operazione però mi raccontano dei progettisti di quell’area che sono due municipalità ancora separate».

«Arrivare a Roghudi è un’impresa»

Ma è inutile parlare di progetti e futuro e se poi risulta difficile raggiungere Roghudi. «Arrivare a Roghudi è un’impresa – ha ammesso il sindaco –. Quando un tessuto non si può salvare, si fa un collegamento tra vene e arterie più a monte e quei tessuti sotto vanno in necrosi, io non sono un medico, ma questa cosa l’ho studiata. La Ionio Tirrena fatta senza altre infrastrutture non ha senso. Penso alla 106 da dove si è interrotta, da Locri fino a Reggio Calabria, penso a un’altra bretella di attraversamento la Bovalino-Bagnara, penso a tutti quei servizi anche ferroviari che possono essere messi in rete come una sorta di pendolino. Ma è come se i governi degli ultimi 30 anni abbiano scelto di far morire questa terra». (redazione@corrierecal.it)

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