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Emergenza abitativa e alloggi, Tripodi a “Telesuonano”: «Serve un censimento regionale»

Il sindaco di Polistena a L’altro Corriere Tv: «Noi facciamo la nostra parte». E sull’ospedale: «Bene i medici cubani, ma manca personale»

Pubblicato il: 08/02/2024 – 7:30
Emergenza abitativa e alloggi, Tripodi a “Telesuonano”: «Serve un censimento regionale»

Polistena si è segnalata in questi giorni per un caso eclatante ovvero la presunta occupazione “sine titolo” di tantissimi alloggi popolari. Ad accendere i riflettori è stato un blitz dei carabinieri che hanno denunciato 52 persone dopo aver passato al setaccio le documentazioni di oltre 300 unità abitative alcune di proprietà dell’ente locale, altre gestite dal comune per conto dell’Aterp. Risultato: un alloggio occupato ogni dieci controllati. «Credo che siano indagini in divenire, in corso, quindi non abbiamo elementi specifici. Bisogna capire che tipo di occupazioni sono, perché io credo che sia giusto distinguere l’occupazione tipicamente abusiva da l’occupazione che è derivata da magari un’assegnazione di un titolo in precedenza certo». Così Michele Tripodi, primo cittadino di Polistena che ha parlato dagli studi de L’altro Corriere Tv nel corso del talk “Telesuonano” condotto da Ugo Floro e Danilo Monteleone.

«Serve un censimento»

«C’è una situazione che deve essere compresa a 360 gradi e nessuno meglio della magistratura e dei carabinieri che hanno fatto le indagini, ci potrà aiutare a capire di che cosa stiamo parlando». Quello di Polistena è un caso particolare perché, come ha spiegato Tripodi, qui «abbiamo molti alloggi, circa trecento, la maggior parte di proprietà dell’Aterp, una parte residua è invece del Comune perché prima erano di competenza degli enti costruttori, poi transitavano da queste municipalizzate o comunque aziende alle dipendenze di qualche altro ente e nel tempo sono finite al comune». «Io farei più che altro un censimento – ha osservato il sindaco – per capire sul territorio regionale quanti alloggi abbiamo, quanti possono essere considerati tali, perché ci sono alcuni che sono in uno stato di degrado, manca manutenzione, alcuni sono diroccati, ecco perché poi avvengono talvolta le occupazioni abusive, perché la terra di nessuno è più facile che sia conquistata». Il tema di fondo però è la riflessione che riguarda non solo il Comune di Polistena, ma proprio il sistema di gestione dell’edilizia residenziale pubblica: «Il problema di Polistena è più che altro comprendere i titoli che si hanno perché ci siano in un’abitazione determinati inquilini piuttosto che altri».

Gli ostacoli

Tanti gli ostacoli riconosciuti dall’amministrazione, illustrati da Tripodi nel corso della puntata. Il sindaco ha poi spiegato: «Abbiamo accatastato gli immobili, e già per fare una procedura di accatastamento ci vogliono dei tempi lunghi. Tenete conto che le condizioni di trapasso anche di questi immobili agli Enti non sono state agevoli perché molto spesso in questi contesti, terra di nessuno, c’è di tutto e di più. Quindi, anche un accatastamento banale, potrebbe diventare una cosa difficile». «Il fatto di avere comunque fatto un passo in avanti per gli alloggi comunali è una grande conquista per noi. Stiamo monitorando la situazione e stiamo piano piano rimettendo a posto, per la parte che ci compete, questo segmento che per molto tempo è stato lasciato, lo possiamo dire, alla mercé e all’abbandono di quegli enti che avrebbero dovuto invece consegnare un patrimonio». «Nel 2014 abbiamo fatto un censimento che non spettava neanche al Comune, perché spetta all’ente proprietario, lo dice la legge regionale questo, ma avevamo comunque fatto una ricognizione, abbiamo detto “guardate che in questo alloggio c’è tizio, questo alloggio è vuoto”, parliamo del 2014, poi diciamo che rispetto a questa iniziativa non è seguito alcuna situazione che determinasse un provvedimento anche di decadenza». «È chiaro che l’esecuzione forzata spetta a chi sta sul territorio, ma attenzione, sono gli enti gestori che devono occuparsi della questione». «Credo che il dato oggettivo sia poi che la Calabria, in generale, censisca due abitazioni per ogni abitante, quindi significa che ognuno di noi dovrebbe avere, in proporzione, due case a persona. Significa che potremmo con queste abitazioni, che possono anche essere di natura abusiva, non per forza con un titolo, si potrebbe soddisfare ben oltre il fabbisogno e l’emergenza abitativa, non abbiamo bisogno di costruire nuovi alloggi popolari». «L’emergenza abitativa c’è ma solo per alcuni nuclei familiari che davvero spesso versano in condizioni di bisogno. Poi ci sarebbe anche sul diritto alla casa che per me potrebbe essere assimilato a quei diritti naturali».

Sanità e l’ospedale di Polistena

Durante la puntata l’altro tema affrontato è stato quello della sanità, dell’ospedale di Polistena e delle battaglie del primo cittadino. È cambiato davvero qualcosa nel corso degli ultimi mesi? «È una domanda da un milione di dollari – spiega Tripodi – perché questa operazione anche dell’arrivo dei medici cubani è stata, a nostro modo di vedere, al di là delle polemiche, un’operazione che può anche andare bene». A Polistena, sottolinea con orgoglio Tripodi, «è venuta Mariela Castro, che è la figlia di Raul Castro, insieme all’ambasciatrice di Cuba». Per il sindaco di Polistena la polemica sui titoli non ha poi alcun fondamento logico: «Non sono solo laureati, ma anche molto professionali ma credo che alla fine la cosa importante che hanno introdotto nelle nostre strutture, oltre alla professionalità che è indubbia, anche l’educazione perché molto spesso nei luoghi pubblici l’impiegato pubblico, il prototipo dell’impiegato pubblico anche in Calabria è quello dell’arroganza, c’è la prevaricazione e il carattere scontroso, queste sono le testimonianze». A proposito dell’ospedale di Polistena, il sindaco Tripodi ha acceso i riflettori su quella che considera la vera emergenza ancora irrisolta. «Una delle cose che non è cambiata è proprio la carenza di personale» ha detto, perché «l’ospedale di Polistena, al netto dell’arrivo dei medici cubani, ancora ha le stesse carenze di organico che aveva qualche anno fa. Dall’ultima volta che ci siamo visti non mi pare che sia cambiato niente e questa fase di transizione che doveva servire quantomeno ad avviare le procedure per il reclutamento di nuovo personale – 250 reclutati – vedremo poi come saranno distribuiti. L’ospedale di Polistena è uno spoke, quindi riteniamo ci debba essere un recupero strutturale sia dal punto di vista dell’incremento degli organici per far funzionare i reparti perché non si può avere un reparto di anestesia di animazione con il 50% dei medici in organico rispetto all’organico di diritto». (redazione@corrierecal.it)

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