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Reggio, il mercimonio delle case popolari in mano alla ‘Ndrangheta

Dall’inchiesta della Dda emerge il ruolo della cosca Franco-Murina legata ai Morabito. E poi l’ex funzionaria dell’Aterp finita ai domiciliari

Pubblicato il: 14/02/2024 – 11:39
di Giorgio Curcio
Reggio, il mercimonio delle case popolari in mano alla ‘Ndrangheta

REGGIO CALBRIA Un gruppo interforze composto dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Calabria, la Compagnia di Villa San Giovanni e gli agenti della Digos e della Squadra mobile reggina è riuscito a ricostruire il totale controllo da parte della criminalità organizzata sul settore delle assegnazioni delle case popolari nel Comune di Reggio Calabria. Anche attraverso i rapporti con alcuni politici e funzionari preposti, ma anche attraverso episodi di occupazione illecita degli immobili.

L’indagine

Un quadro, quello emerso dall’inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, di illegalità diffusa che ha ulteriormente lasciato ai margini gli ultimi e chi, in assenza di mezzi economici, necessitava realmente degli alloggi di edilizia popolare. Nel blitz di questa mattina due persone sono finite in carcere e 7 ai domiciliari, su ordine del gip del Tribunale di Reggio, Stefania Rachele. Tra gli arrestati un presunto boss della ‘ndrangheta, Carmelo Murina, di 60 anni, e un suo parente. Ai domiciliari anche l’ex dirigente dell’Aterp reggina, Eugenia Rita Minicò, di 67 anni. Dal 2010 al dicembre del 2021 sono numerosi i casi riscontrati dagli inquirenti della Dda, a partire dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Poi, il monitoraggio tecnico della polizia giudiziaria, ha fatto il resto, documentando l’esistenza di una struttura organizzata e finalizzata alla gestione, per illecito vantaggio dell’assegnazione delle abitazioni amministrate dall’ente pubblico Aterp della Regione Calabria e dell’Ente Patrimonio Edilizio del Comune di Reggio Calabria.

I tentacoli della ‘ndrangheta

L’ascolto delle conversazioni intercettate ha permesso poi alla pg di delineare un quadro di commistione tra soggetti appartenenti alla pubblica amministrazione e pregiudicati intranei alla ‘ndrangheta reggina e, in particolare, al gruppo criminale Franco-Murina, contigua alla più potente famiglia dei Morabito di Santa Caterina. Dall’indagine della Distrettuale antimafia reggina sono emerse in particolare le figure di Carmelo Consolalo Murina, la sorella Emilia, il cognato Giuseppe Agostino, Roberto Veltri, Vittorio Luciano ed Eugenia Rita Minicò, dirigente dell’Aterp. Secondo l’accusa, in particolare, erano loro ad aver messo in piedi «un vero e proprio mercimonio del patrimonio edilizio sociale» dirottandolo, a mezzo di truffe, raggiri e accordi di comodo «alle persone che a loro si rivolgevano per usufruire di un’abitazione, accrescendo così in maniera esponenziale e strategica la condizione di assoggettamento del sodalizio mafioso di riferimento nonché la sua personale caratura criminale».

Il “caos” calcolato

Per gli inquirenti, poi, è emerso il volontario e preordinato interesse da parte dei vertici delle Pubbliche Amministrazioni preposti alla gestione degli alloggi di edilizia popolare, «al mantenimento di una situazione caotica, difficilmente dominabile», così da poter agevolmente «sostenere a posteriori l’impossibilità di una verifica». Niente bandi di assegnazione da pubblicare a cadenza regolare, niente attualizzazione delle graduatorie esistenti. E poi l’omessa vigilanza sulle legittime presenze e – ancor più – sui subentri irregolari negli alloggi pubblici viene spiegato, non in termini criminali ma di mera disorganizzazione amministrativa.  Per gli inquirenti il disegno era chiaro: la scientifica confusione per creare «un sistema alternativo ed illecito di gestione dell’edilizia popolare». (g.curcio@corrierecal.it) 

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