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l’inchiesta

I container pieni di droga a Gioia Tauro. «C’è una squadra che ha i doganieri in mano»

«Anello cruciale dell’associazione». Svelato il “trucco” per eludere i controlli dei frequenti carichi di cocaina

Pubblicato il: 20/02/2024 – 13:35
di Fabio Benincasa
I container pieni di droga a Gioia Tauro. «C’è una squadra che ha i doganieri in mano»

REGGIO CALABRIA La presunta organizzazione criminale dedita al narcotraffico internazionale, scoperta stamane dai Finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria – con il supporto operativo dello Scico e con la collaborazione di Europol e della Dcsa – sarebbe riuscita a condurre operazioni illecite grazie al «costante contributo anche di appartenenti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Gioia Tauro». Si tratta di «infedeli» capaci prestare «il loro servizio nell’interesse associativo», diventati un anello cruciale per l’organizzazione. Erano garanti del transito – privo di controlli – dei containers contaminati e ovviamente si chiudeva un occhio sulle importazioni.

La «Squadra doganale infedele»

«Sai che mi hanno detto che c’è una squadra che ha i doganieri in mano». Inizia da questa intercettazione, l’indagine poi sfociata – questa mattina – nell’arresto di tre doganieri del Porto di Gioia Tauro. Sarebbero due i funzionari doganali, Antonio Pititto e Mario Giuseppe Solano entrambi finiti in carcere, i «personaggi di assoluto rilievo per le operazioni illecite, prestati ai desiderata associativi per plurimi episodi di narcotraffico e facenti parte della “squadra doganale” infedele». Tutti membri dell’ufficio Antifrode e tutti addetti alle mansioni di “controllo scanner”. Ruoli delicati e determinanti.
In passato, un altro soggetto della “squadra” coinvolto in una precedente inchiesta aveva subito un tentativo di “avvicinamento” da parte di un presunto esponente della criminalità vibonese e di questo aveva dato atto ai propri superiori, venendo escluso dal servizio scanner ed assegnato ad una diversa mansione. Nonostante la “denuncia”, l’addetto avrebbe continuato ad operare nell’ambito dei controlli ai containers, favorendo di fatto la criminalità. La presenza di un gruppo – secondo l’accusa – asservito al volere della mala emerge da un’altra intercettazione, di uno dei personaggi ritenuti attivi nella «squadra di infedeli». «Compà è vero la squadra è quella che ci sono io e non ve lo dico per farmi bello ma è vero se volete parliamo, ma non ci pensate che fanno miracoli se arriva bloccato come vip normale lo passano allo scanner e c’è possibilità che lo sbloccano se invece arriva che so come super rìfer che ha due XX di dove l’anno controllato prima non c’è speranza».

La rendicontazione e i verbali falsati

Un freno ai tentativi della ‘ndrangheta di infiltrarsi nelle maglie degli addetti del Porto Gioiese è la rendicontazione. Che almeno formalmente sarebbe dovuta bastare per individuare e tracciare i containers contaminati ma che, «non impediva comunque agli infedeli funzionari di sviare il meccanismo di controlli predisposto dall’Agenzia di appartenenza». Il trucco utilizzato è semplice come quello di un mago alle prime armi. «Tutti i containers scansionati e ritenuti potenzialmente segnati da anomalie o difformità non venivano mai inseriti nei verbali di esame-scanner redatti e sottoscritti dai funzionari doganali addetti a quell’attività». C’è un episodio che gli investigatori annotano con la matita rossa e riporta al 21 dicembre 2020. In un container viaggiava un’ingente partita di cocaina, poi recuperata dall’organizzazione criminale. In quella circostanza, i controlli effettuati hanno dato esito negativo e non è stato possibile individuare alcun verbale di verifica scanner.
(f.benincasa@corrierecal.it)

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