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Turillazzi: «Su Bergamini segni di una compressione alle strutture del collo» – VIDEO

Le parole in udienza della dottoressa citata dai legali di Isabella Internò: «Glicoforina attendibile, il ragazzo non si è suicidato»

Pubblicato il: 23/02/2024 – 14:04
di Francesco Veltri
Turillazzi: «Su Bergamini segni di una compressione alle strutture del collo» – VIDEO

COSENZA «La glicoforina ha una sensibilità di rilevazione della positività quasi del 96 per cento. È resistente alla putrefazione dei cadaveri». La professoressa Emanuela Turillazzi è direttore dell’Unità operativa di Medicina legale dell’Aoup nonché ordinario di Medicina legale all’Università di Pisa. Oggi è stata ascoltata come teste nel corso della 56esima udienza del processo Bergamini in corso al tribunale di Cosenza. A chiamarla in causa («Questa citazione – ha ammesso – mi ha sorpreso») sono stati gli avvocati Angelo Pugliese e Rosanna Cribari dell’unica imputata del processo Isabella Internò, oggi assente in aula.
Turillazzi nel 2016 è stata contattata dal medico legale Vittorio Fineschi per avere un parere sulle possibilità di effettuare ulteriori indagini sul cadavere esumato dell’ex calciatore del Cosenza morto a Roseto Capo Spulico il 18 novembre 1989. «Non ho visto il cadavere – ha chiarito la professoressa – così come i vetrini, ma ho studiato con attenzione tutti i documenti. Ho guardato le foto allegate al fascicolo».
Su richiesta dell’avvocato della difesa Angelo Pugliese, Turillazzi ha rivelato di essere la consuocera del professore Fineschi, «sono una sua allieva, si può affermare tranquillamente che appartengo alla sua scuola romana. Per quanto riguarda questo caso specifico, fui contattata dal professor Fineschi come consulente, così come in passato fui nominata consulente della famiglia Cucchi nel processo sulla morte di Stefano Cucchi o sempre come consulente dell’avvocato Fabio Anselmo a Castrovillari nel caso Sapia, il ragazzo morto dopo un fermo dei carabinieri».
Pugliese ha chiesto alla sua teste se prima di oggi avesse mai visto Donata Bergamini (presente in aula), sorella di Denis. «Oggi – ha rivelato Turillazzi – è la prima volta in vita mia che l’ho vista. L’ho salutata appena sono arrivata in tribunale». Replica di Pugliese: «Ma come ha fatto a riconoscerla se non l’aveva mai vista prima?». Risposta di Turillazzi: «È un volto conosciuto, basta cliccare su google per avere notizie su di lei».

La rilevanza dell’esame della glicoforina

L’udienza di oggi, com’era facile immaginare, è stata molto tecnica. La professoressa dell’Università di Pisa ha ricordato di aver effettuato in carriera 400-500 perizie medico legali, con relative pubblicazioni anche su riviste internazionali. Sempre su richiesta di Pugliese ha spiegato che «usualmente in una sala autoptica non si utilizza alcuna sostanza, nessun detergente particolare». Il discorso è poi caduto sull’esame della glicoforina con il legale di Isabella Internò che ha chiesto alla teste di giornata se gli studi più recenti di questo strumento di natura istologica e istochimica in grado di dare indicazioni sulla vitalità delle lesioni fossero ancora in fase sperimentale. «I lavori scientifici – ha chiarito Turillazzi – sono tutti sperimentali, nel senso che si fanno esperimenti. I farmaci nascono dalla sperimentazione clinica. Si tratta proprio di un metodo di lavoro, si parte dalle ipotesi, si testano e poi si giunge alle conclusioni più o meno certe».
Secondo le perizie medico-legali effettuate nel 2017 a seguito della riesumazione del cadavere di Bergamini, grazie all’esame della glicoforina, proteina presente nei globuli rossi, si è arrivati alla conclusione che l’ex calciatore del Cosenza è stato ucciso. All’insistenza di Pugliese sulla scarsa rilevanza dell’esame della glicoforina, Turillazzi è stata chiara: «Sono stati effettuati numerosi studi, io ne ho qui alcuni pubblicati sulle maggiori riviste scientifiche internazionali. Si tratta di lavori sottoposti, prima della pubblicazione, ad attenta verifica. Non è assolutamente semplice essere pubblicati su queste riviste, stiamo parlando delle prime al mondo in fatto di attendibilità. La glicoforina – ha proseguito la professoressa Turillazzi – è un conosciuto marker di vitalità. L’emorragia dei tessuti è un tipico sintomo della vitalità dei tessuti. Presumo che chi ha eseguito la seconda esumazione sul cadavere di Bergamini, abbia fatto dei prelievi in cui è presente la positività alla glicoforina. Tutto ciò si allinea a un quadro di traumatismo compressorio a livello del collo. C’è quindi una compatibilità con un meccanismo di compressione».
Alessandra Pisa, legale di parte civile (oggi era assente Fabio Anselmo) ha mostrato alla professoressa Turillazzi due foto risalenti alla riesumazione del cadavere di Bergamini in cui viene mostrato il blocco faringeo. La teste ha risposto anche su alcune dichiarazioni rese dal professore Francesco Maria Avato (ascoltato in udienza lo scorso gennaio) che nel 1990 effettuò la prima autopsia sul corpo di Bergamini. «È come se il ragazzo fosse stato sorpreso dal trauma» disse in quella circostanza Avato. «Il termine fase di sorpresa – ha spiegato oggi Turillazzi – si attribuisce alla prima fase dell’annegamento. Non conosco fasi di sorpresa in altri contesti».

«Com’è morto Bergamini? Si è verificata una compressione al collo, quindi un meccanismo asfittico»

Al termine dell’udienza la professoressa Turillazzi si è sottoposta alle domande dei giornalisti. «Com’è morto Bergamini? È evidente – ha detto – che si è verificata una compressione al collo, quindi un meccanismo asfittico. Ci sono i segni evidenziati e documentati di una compressione alle strutture del collo. Ci sono i segni di questo effetto, sia a livello polmonare che a livello del collo». Turillazzi ha risposto anche sulla validità dell’esame della glicoforina: «È conosciuta dal 1990, i giapponesi hanno iniziato a studiarla da quell’anno e da allora scrivono che è insensibile alla putrefazione. E poi, quello che ho cercato di far capire in aula è che, casomai, sarebbe stata negativa, ciò la putrefazione avrebbe reso inutilizzabile l’esame. Si potrebbe discutere eventualmente di una falsa negatività, ma in questo caso si parla di positività. Il fatto che all’interno dei vasi ci sia la glicoforina significa che la reazione è buona, che il tessuto è buono perché ha colorato i globuli rossi all’interno dei vasi. Dunque è un controllo della bontà del metodo, la positività endovasale». «Dal punto di vista dei reperti autoptici non ci sono affatto gli elementi – ha aggiunto Turillazzi – per affermare che Bergamini si sia suicidato». (f.veltri@corrierecal.it)

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