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Le piante in un bunker con un sistema di areazione: così si coltivava la marijuana nella Piana

Una piccola botola permetteva di accedere a un locale a tre metri sotto un terreno agricolo a Taurianova. Da lì si gestiva anche la compravendita

Pubblicato il: 29/02/2024 – 16:11
di Mariateresa Ripolo
Le piante in un bunker con un sistema di areazione: così si coltivava la marijuana nella Piana

REGGIO CALABRIA Al suo interno non si nascondevano latitanti, ma una distesa di marijuana. Un bunker adibito a piantagione con annesso sistema di areazione e riscaldamento scoperto dai carabinieri nel luglio 2020. Tanto erano riusciti ad occultare gli indagati dell’inchiesta “Perseverant” nella Piana di Gioia Tauro. Una piccola botola permetteva di accedere a un locale a tre metri sotto un terreno agricolo a Taurianova all’interno del quale veniva prodotto lo stupefacente e gestita l’attività di compravendita. Da lì infatti venivano fissati gli appuntamenti, «le conversazioni intercettate si connotano per l’impiego di un linguaggio criptico e allusivo, oltre che per l‘utilizzo sistematico di canali di comunicazione quali WhatsApp, Instagram e Telegram, evidentemente ritenuti canali di comunicazione più “sicuri” dagli indagati», scrive il gip. Lo stupefacente, hanno accertato le indagini, una volta lavorato in dosi, avrebbe fruttato agli indagati circa 200mila euro.

Un sistema studiato nei minimi particolari

Un complesso sistema di areazione, gestione della temperatura con condizionatori, areatori, ventilatori, pareti foderate di alluminio, e illuminazione mediante lampade alogene. Era un sistema studiato nei minimi particolari allestito ben tre metri sotto terr destinato alla gestione di varie coltivazioni di canapa indiana differenziate per il potenziale tossicomanigeno.

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Al bunker, occultato sotto un capannone agricolo, si accedeva sollevando una botola in ferro con un manico nella parte inferiore e, tramite una scala a pioli, poggiata sulla parete dell’anticamera del locale sotterraneo. «Varcata la soglia di una porta metallica, si accedeva ad un ambiente unico, composto da una stanza priva di finestre ricoperta sia nelle pareti che nel soffitto da carta di alluminio di colore argentato. Al soffitto erano appese 6 lampade alogene che illuminavano l’ambiente. Nei quattro angoli della stanza, affissi alle pareti, erano stati collocati 4 ventilatori a pale e a metà della stanza 2 condizionatori. Su di un paletto di metallo, era stato posto un termostato indicante la temperatura che, al momento della perquisizione, segnava la temperatura di 35.5 gradi; all’ingresso della stanza, posto sulla sinistra, era stato collocato un condizionatore a piantana. Tutti gli elettrodomestici erano accesi e regolarmente funzionanti. Entrando sulla destra, era stato collocato un bidone della portata di 50 litri (di colore bianco) riempito di acqua, adibito per l’irrigazione delle 49 piante di canapa indiana rinvenute. Le piante di marijuana, tutte regolarmente invasate, avevano un’altezza media di circa 80 centimetri, un peso di circa 300». Nell’atrio del fondo agricolo, vicino ad un pollaio ubicato fronte al cancello d’ingresso erano state occultate poi sotto un telone di plastica altre piante di canapa indiana invasate, di un’altezza media di circa 50 centimetri. (m.ripolo@corrierecal.it)

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