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Il viaggio della droga da Gela in Calabria: l’ordine di “Peppe il Calabrese” bloccato a Messina

Nell’inchiesta della Dda di Caltanissetta l’affare tra calabresi e siciliani. Il tragitto in auto e l’arresto prima dell’imbarco sul traghetto

Pubblicato il: 19/03/2024 – 10:29
di Giorgio Curcio
Il viaggio della droga da Gela in Calabria: l’ordine di “Peppe il Calabrese” bloccato a Messina

LAMEZIA TERME Settantuno contatti telefonici registrati in poco più di due anni, tutti legati al traffico di sostanze stupefacenti sull’asse Calabria-Gela. Il primo, almeno tra quelli che gli inquirenti sono riusciti a monitorare, risale al 19 aprile del 2019. Da un capo del telefono c’è Giuseppe Pasqualino, dall’altro Giuseppe Borgese, entrambi finiti in carcere nel corso dell’operazione “Ianus” della Dda di Caltanissetta. Borgese, classe ’96, è considerato uomo di collegamento tra la ‘ndrina calabrese dei Longo di Polistena e le famiglie della “stidda” di Gela.
I due parlano in dialetto e le sottili differenze tra il siciliano e il calabrese vengono cancellate dal lessico criptico e stringato ampiamente condiviso. «… ma comu finiu?» chiede il siciliano. «Tutto a poso, come siamo rimasti, non ti preoccupare», risponde Peppe.

La pianificazione

Un «frasario criptico» riporta il gip nell’ordinanza «ma che rivela in maniera evidente come in atto vi sia la pianificazione di una cessione di sostanza stupefacente». Il riferimento è ad un’altra conversazione registrata due giorni dopo. È il pomeriggio del 21 aprile 2019 e l’intuizione investigativa sarà confermata dall’arresto di un soggetto legato al gruppo avvenuto il 23 aprile 2019 dalla Squadra mobile di Messina «poiché colto in possesso di 2,38 chilogrammi di marijuana destinati appunto a Borgese». Droga proveniente dal deposito dei clan gelesi di Cosa Nostra gestiti in contrada Carruba, controllato poi il 4 maggio, al cui interno verranno trovati quasi 15 chili di marijuana. Ma andiamo con ordine.

«L’amicu nostru»

Come riportato dal gip nell’ordinanza, dunque, Pasqualino, utilizzando il solito linguaggio vago e illusivo, «chiedeva a Peppe il calabrese il prezzo della sostanza stupefacente». Borgese rispondeva che «al momento il prezzo era un po’ alto» e che sarebbe convenuto attendere una decina di giorni per potersi rivolgere a «”l’amicu nostru”, allusione questa da intendersi rivolta a Rocco Longo». Gli inquirenti attraverso il dialogo ricostruiscono altro: i due avrebbero discusso di «una fornitura di marijuana da parte dei gelesi» e in particolare Borgese «chiedeva a Pasqualino una fornitura di “tre” (chilogrammi di marijuana) per il martedì successivo» da suddividere in tre confezioni da un kilogrammo ciascuna e «da destinare a tre differenti soggetti» i quali, laddove avessero gradito la qualità dello stupefacente ceduto, «sarebbero stati disposti ad acquistarne un quantitativo ben superiore, fino a 200 kg, con pagamento “cash”». Giuseppe Pasqualino – come riporta ancora il gip nell’ordinanza «prontamente avrebbe ribattuto che la disponibilità di stupefacente andava ben oltre i “200” kg, potendo arrivare addirittura a “settecento o ottocento”» che poi è lo stesso quantitativo di droga, poco più di 800 Kg, che sarà rinvenuto e sequestrato nella serra di Acate. Trovato l’accordo, Borgese avrebbe «chiesto a Pasqualino di mantenere il massimo riserbo sulla operazione appena concordata» in quanto la fornitura in questione atteneva a un “lavoro” che «stava realizzando con un’altra persona, al di fuori degli affari della ‘ndrina di riferimento».

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I primi “intoppi” e la rabbia di Borgese

I contatti tra i due continuano, anche il 23 aprile e con un certo fermento in vista della consegna ormai imminente del carico di droga. Ma, nonostante le rassicurazioni, qualcosa va storto e Pasqualino lo comunica telefonicamente a Borgese. E quest’ultimo non la prenderà benissimo. «Ohu mi sentite? C’è un problema… eh tu pozzu mannari venerdì… te lo posso mandare venerdì…», esordisce con questa pessima notizia al telefono Pasqualino, scatenando l’ira di Peppe il Calabrese. «(…) se voi sapete che una cosa non la potete fare… ti chiamai aieri a posta… se unu non avi a cosa u faci na cosa, è inutili chi si menti… e ieu mi fazzu a figura i merda…». E ancora: «Peppi?! Se parlamu i na manera… avimu a fari i na manera… no ca parlamu i na manera e facimu i n’atra…». Incassate le pressanti lamentele di Borgese, il siciliano «si sarebbe reso disponibile ad assecondarne le richieste» riporta il gip nell’ordinanza «puntualizzando, però, di potergli fornire due chili di marijuana, anziché tre».  
Anche in questo caso, però, Borgese «continuava a lamentarsi, riferendo di aver già preso accordi precisi e di non poter venir meno alla parola data», convincendo così la controparte sicula prendendosi, però, molti rischi. «Oh Pe’, però mi raccomandu… pecchi ieu ndaiu e cristiani chi m’arrivanu ‘ccani…».

La staffetta verso Messina

Pasqualino, come ricostruito dagli inquirenti della Dda di Caltanissetta, si metta subito in moto per rintracciare il corriere attraverso il quale recapitare, oltre lo Stretto, 3 chili di marijuana. Dopo una serie di telefonate riesce a rintracciare il suo uomo, Orazio Monteserrato.
Gli inquirenti registrano una serie di conversazioni all’interno dell’auto di Pasqualino, anche con Marius Vasile Martin che sarà poi arrestato il 4 maggio del 2019. «Dal contenuto della conversazione si comprende che Pasqualino e Martin» riporta il gip nell’ordinanza «stavano svolgendo un servizio di staffetta a favore dell’autovettura che trasportava la sostanza stupefacente e che era condotta da Andrei Pascal» mentre gli occupanti il veicolo, durante il tragitto, disquisivano di vari argomenti legati all’imminente fornitura da effettuare in Calabria, «nonché, in generale, di questioni attinenti alla gestione degli affari legati al traffico di stupefacenti».

Le peripezie e poi l’arresto

Dopo varie peripezie, il gruppo riesce a noleggiare un auto e raggiungono un agro dove insiste un appezzamento di terreno di proprietà di Marius Vasile Martin e dei sodali della consorteria mafiosa, utilizzato per lo stoccaggio e il confezionamento dello stupefacente.
Monteserrato, Marius Vasile Martin e Giuseppe Pasqualino «a quell’ora avevano raggiunto la campagna per effettuare il carico della sostanza stupefacente», riporta il gip. Pasqualino, infine, invitava Monteserrato a togliere alcuni adesivi presenti sulla macchina presa a noleggio, onde evitare di essere facilmente individuato dalle Forze dell’Ordine. «Aspe’ ci su stampigghi? Ci l’ha livari! Subitu ti fermanu dra appena vidinu noleggio ti fermanu! Levaccilli!». Pasqualino contatta allora Borgese, rassicurandolo sulla ormai imminente partenza del carico. Le conversazioni si ripetono nelle ore successive, manifestando una certa apprensione. Anche motivata perché, alle ore 21:40, il personale della Squadra Mobile di Messina, nel tratto antistante l’imbarco delle autovetture sulle navi della compagnia di navigazione “Caronte & Tourist”, individua l’Opel Corsa condotta da Monteserrato, sottoponendola a perquisizione. E all’interno nel cofano posteriore dell’auto, gli agenti trovano un trolley contenente 2,38 kg di marijuana, «ovvero la quantità di stupefacente alla quale Pasqualino e Borgese avevano fatto più volte riferimento nel corso delle conversazioni telefoniche intercettate». (g.curcio@corrierecal.it)

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